MENDICINO: “CANADA E ITALIA UNITI E SOLIDALI CONTRO IL COVID-19” – DI VITTORIO GIORDANO

MENDICINO: “CANADA E ITALIA UNITI E SOLIDALI CONTRO IL COVID-19” – di Vittorio Giordano

MONTREAL\ aise\ - “Dal novembre 2019 è il Ministro canadese dell’Immigrazione, dei Rifugiati e della Cittadinanza. Eletto nella contea di Eglinton—Lawrence, in Ontario, Marco Mendicino, 46 anni, di origini cosentine (il padre è nato a Cleto, i nonni materni a Trenta, frazione di Casali del Manco) è il secondo calabrese, in ordine di tempo, ad essere investito di questa prestigiosa nomina, dopo Judy Sgrò, che ha guidato il dicastero tra il 2003 e il 2005. Laureato in Scienze Politiche alla Carleton University, a Ottawa, e in Giurisprudenza all’Università di Windsor, è avvocato di formazione: ha esercitato la professione per 13 anni, come procuratore federale a Toronto. Prima della discesa in politica, ha lavorato presso la Law Society of Ontario ed è stato anche professore alla Osgoode Hall Law School”. Ad intervistare il ministro è stato Vittorio Giordano per il “Cittadino canadese”, settimanale di Montreal di cui è caporedattore.
Nel 2015 il salto in politica. “È stata una scelta legata alle mie origini. Ma anche perché amo profondamente questo paese. I miei familiari l’hanno scelto per cominciare un nuovo capitolo della loro vita. E il Canada li ha premiati con enormi opportunità e valori, come la libertà di espressione, la possibilità di essere se stessi, di amare chi vogliamo, di essere ricompensati per il duro lavoro. Nel 2015 ho pensato che potevo contribuire a questo concetto chiamato Canada, ed ho lavorato duro per avere la meglio sul Ministro delle finanze conservatore uscente, Joe Oliver. È stata una vittoria storica, per me e per il governo”.
Orgoglio Italo-Canadese. “Sono orgoglioso di essere Italo-Canadese. La mia cultura e la mia identità fanno parte della storia della mia famiglia; ed aver giurato come Ministro dell’Immigrazione ha un significato molto particolare per me. Mi permette di mantenere quel legame con le mie origini, i miei valori. E mi permette di vivere in un Paese che crede nell’inclusione e nell’apertura. Valori fondamentali che dobbiamo difendere, soprattutto in tempi di emergenza per il covid-19”.
L’emergenza coronavirus. “Il governo sta facendo uno sforzo enorme per rimpatriare il maggior numero possibile di canadesi all’estero. In più, abbiamo detto ai canadesi che non sono nelle condizioni di trovare un volo, o che hanno deciso di restare dove sono, che avranno assistenza, sia di tipo finanziario che consolare. Tutti i cittadini canadesi hanno il diritto fondamentale di tornare in Canada, come prescrive la Carta canadese dei diritti e delle libertà. L’unica restrizione all’imbarco in aereo riguarda eventuali sintomi da coronavirus: potranno tornare non appena i sintomi saranno scomparsi. Anche i residenti permanenti hanno il diritto di tornare in Canada. Per i familiari stretti dei cittadini canadesi – genitori, coniugi e figli – vige la discrezionalità del Ministero dell’Immigrazione, che lavora di concerto con la Canada Border Services Agency (CBSA), per assicurarsi che queste eccezioni vengano messe in opera nella maniera più giusta, per permettere il ricongiungimento di più famiglie possibili. Chi si trova già in Canada con un permesso di studio, o di lavoro, valido può essere autorizzato a restare. Se non è qui, ma ha un permesso che è già stato approvato, può essere autorizzato ad entrare nel Paese. Anche se dovrà sottoporsi a 14 giorni di quarantena. Chi si trova già in Canada ed ha il permesso di lavoro, o di studio, in scadenza è soggetto al potere discrezionale del Ministero: il suo permesso potrà essere prolungato, purché i motivi di lavoro, o di studio, siano legittimi; in questo caso continueremo a rispettare quei visti, che poi rivaluteremo periodicamente”.
Sempre meno italiani emigrano in Canada: degli oltre 3,6 milioni di stranieri che hanno ottenuto la residenza permanente dal 2006 ai primi otto mesi del 2019, solamente 8.649 sono italiani: lo 0,23%. “Sono molto fiero del nostro sistema di immigrazione, è tra i più efficaci ed inclusivi, ci viene riconosciuto anche dalle Nazioni Unite. Ed è proprio per questo che in Canada abbiamo una delle più grandi diaspore italiane del mondo, con oltre 1.6 milioni di Italo-Canadesi. Stiamo valutando diverse modalità per continuare a rafforzare i rapporti tra Canada e Italia, studiando nuovi incentivi per attrarre immigrati dall’Italia. Stiamo lavorando alacremente per concludere un accordo bilaterale sulla mobilità, per favorire un maggiore scambio tra Italiani e Canadesi. In secondo luogo, nell’ambito del CETA (il trattato di libero scambio firmato con l’Europa), sempre più italiani e canadesi fanno e-commerce e business. Le relazioni tra Canada e Italia non sono mai state così forti. Sono stato in Italia 3 volte negli ultimi due anni ed ho un eccezionale rapporto con l’Ambasciatore d’Italia in Canada, Claudio Taffuri. Soprattutto adesso, che stiamo affrontando uno dei momenti più difficili della storia recente, Italia e Canada restano uniti e solidali. E saranno proprio i nostri valori condivisi a permetterci di uscirne vincitori insieme”. (aise) 

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