Meridianoitalia.tv/ Le bandiere UE non facciano ombra alla pace: l'Europa ascolti l'appello del Papa – di Gianni Lattanzio

ROMA\ aise\ - “"Putin fermi la guerra e Zelensky sia aperto a serie proposte di pace". Deve scuotere le coscienze il forte e concreto appello lanciato dal Papa di fronte all'andamento della guerra in Ucraina che definisce – con doverosa verità – "talmente grave, devastante e minaccioso, da suscitare grande preoccupazione". Il richiamo è preciso: si alzi in piedi il ghota della diplomazia per riprendersi la parola, che sembra ostaggio delle logiche delle armi, e si scuota anche il mondo dei media. Dopo tante discussioni e partigianerie, questo è davvero il momento per l'Europa di ritrovarsi unita a difendere, a ricostruire i valori della pace. Non servono nazionalismi "first", ma serve l'Umanesimo del vecchio continente”. Così scrive Gianni Lattanzio, Segretario Generale Istituto Cooperazione Paesi Esteri, meridianoitalia.tv.
“"La guerra in Ucraina è diventata una minaccia per il mondo intero". Qualunque dibattito, per quanto doverosissimo, sui prezzi del gas o, meglio, sulle speculazioni, non può prescindere da questa verità che Papa Francesco ha il coraggio di affermare. Non è più il momento per i leader europei di rivendicare ruoli o guadagni da cortile. E questo vale per quelli che hanno appena passato le elezioni o per quelli che vivono una quasi vigilia di voto. In Europa convivono sempre la prima e la seconda situazione. Il Papa ha rivolto un appello diretto al presidente russo Vladimir Putin affinché fermi questa spirale di violenza e morte, e al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, perché sia aperto a serie proposte di pace.
Non possiamo più permetterci bandiere che facciano ombra alla pace. Servono leader capaci di lavorare per costruire percorsi di pace e far prevalere la diplomazia sulle armi. E servono giornalisti professionisti impegnati a raccontare la guerra in Ucraina per quello che è: non una guerra lontana ma una "terribile e inconcepibile ferita dell'umanità che anziché rimarginarsi, continua a sanguinare sempre di più, rischiando di allargarsi". Tutti i conflitti sono da condannare per l'orrore che comportano e per il potenziale sempre immaginabile di terribili conseguenze, ma in questo momento in particolare è evidente più che mai la dimensione di coinvolgimento di un territorio, quello ucraino, nel cuore dell'Europa e per il livello delle potenze coinvolte nella contrapposizione militare.
Altro che l'incubo del covid: la minaccia nucleare mozza il fiato. E non può esserci rimozione collettiva. Papa Francesco si dice preoccupato per l'escalation militare del conflitto in Ucraina e chiede il cessate-il-fuoco. Ed è quello che desiderano la maggior parte dei cittadini europei e anche quelli ucraini e quelli russi. Le parole del Papa non sono astratte: il richiamo è ad un impegno concreto.
Il Papa deplora le annessioni, raccomanda il rispetto dell'integrità territoriale di ogni Paese e il rispetto dei diritti delle minoranze. Con questi presupposti, che trovano fondamento nel diritto internazionale, la modalità per arrivare a un cessate-il-fuoco dovrebbe essere l'ossessione di qualunque dibattito a breve termine, mentre a lungo termine dovrebbe prevalere la discussione su come ridimensionare le inammissibili diseguaglianze economiche, tra chi è ricco, e diventa sempre più ricco anche con la guerra, e chi si muove sempre di più nell'insicurezza economica, nella povertà o nell'indigenza. Nessuna rivendicazione dovrebbe venire prima di quella che pretende pace e dignità.
Già un'altra volta Papa Francesco ha rinunciato alla catechesi consueta al momento dell'Angelus domenicale per concentrare l'attenzione su un suo appello: è successo il 1° settembre 2013 per la drammatica situazione in Siria. Il richiamo è passato quasi sotto silenzio, ma poi, subito dopo, ha fatto tanto rumore sul territorio europeo – dalla Francia al Belgio, dalla Gran Bretagna alla Spagna - l'esplosione del terrorismo del sedicente Stato islamico impostosi tra Siria e Iraq. Ha seminato tanto odio e sparso tanto sangue, dai fatti di Parigi a novembre 2015 fino a quelli di Barcellona ad agosto 2017, passando per Bruxelles, Nizza, Berlino, Manchester, Londra. Violenza chiama violenza. Le guerre sono sempre un'escalation di dolore e di morte.
Noi dobbiamo lavorare con sapienza e prudenza per evitare tutto questo ed assicurare una pace duratura”. (aise)