OTTAWA VUOLE AUMENTARE GLI ARRIVI (MA COME?), QUÉBEC DIMINUISCE SEMPRE DI PIÙ – DI GIULIA VERTICCHIO

OTTAWA VUOLE AUMENTARE GLI ARRIVI (MA COME?), QUÉBEC DIMINUISCE SEMPRE DI PIÙ – di Giulia Verticchio

OTTAWA\ aise\ - “Il Ministro federale dell’Immigrazione, Marco Mendicino, ha annunciato nei giorni scorsi l’ambiziosa intenzione di voler fare arrivare in Canada 1.2 milioni di nuovi immigrati nei prossimi 3 anni, vale a dire circa 330.000 ‘newcomers’ l’anno, cioè circa l’1% della popolazione. Negli ultimi decenni i diversi governi hanno sempre aspirato a questi numeri, ma senza un piano strategico”. Così scrive Giulia Verticchio sul “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Basilio Giordano.
“Ottawa mira a rispettare la soglia promessa di 341.000 ammissioni nel 2020, oltre a portare 401.000 nuovi residenti permanenti nel 2021 (invece di 351.000), 411.000 nel 2022 (invece di 361.000) e 421.000 nel 2023 (le precedenti proiezioni non andavano così lontano). A questo fine, sarebbe indispensabile però aumentare l’insufficiente personale di ‘Immigration, Refugees and Citizenship’ addetto all’espletamento delle domande di immigrazione, già in incredibile accumulo e arretrato, ma non c’è traccia di nuovi investimenti nelle risorse umane”.
Nell’annuncio del Ministro Mendicino, si precisa che il 60% dei nuovi arrivi riguarderà la cosiddetta ‘Economic Class’ e gli ‘skilled workers', e che saranno facilitati coloro che hanno un titolo di studio e che parlano la lingua francese, per rafforzare la Comunità francofona in Canada, attribuendo più punti sull’Express Entry. Privilegiare queste categorie potrebbe però penalizzare l’immigrazione dall’Europa non francofona e dall’America Latina, oltre che di manodopera nell’agricoltura e nella costruzione, di cui il Paese sembra essere sempre cronicamente deficitario.
Il piano dell'anno scorso prometteva di portare più di un milione di immigrati in un periodo di tre anni, ma la crisi del COVID-19 e le conseguenti restrizioni di viaggio hanno rallentato il processo. Mendicino intende provare a rimediare a questo gap per mantenere a galla l'economia canadese, specificando che gli immigrati trainano la crescita economica che paga per programmi vitali come l’assistenza sanitaria e che il governo cercherà di attirare lavorator nei settori e nelle regioni in cui c’è carenza per colmare le lacune.
Il Partito Conservatore giudica poi il target annunciato “pura fantasia” durante una pandemia globale, insistendo sull’importanza di dare la priorità della residenza permanente ai lavoratori temporanei e agli studenti internazionali che si trovano già nel Paese.
Dal canto suo, al contrario, la Belle Province stringe sempre di più l’accesso. Dopo aver accettato il 15,9% degli arrivi totali in Canada nel 2018 e l’11,9% nel 2019, il tasso passerà all’11,5% nel 2021. Questo ribasso si farà sentire soprattutto nelle categorie di rifugiati e ricongiungimenti famigliari.
Il Québec, inoltre, non intende, al contrario del Canada, recuperare il disavanzo creato dallo stop della pandemia nel 2020. Il governo provinciale ha chiarito che quest’anno riceverà tra il 30% e il 40% in meno degli immigrati previsti e che effettuerà un ‘rattrapage’ di 7.000 dossier nel corso dei prossimi 2 anni, che però non si aggiungeranno alla soglia già pianificata per il 2021, compresa tra 44.500 e 47.500 immigrati, ma ne verranno inclusi.
Stephan Reichhold, dirigente della ‘Table de concertation des organismes au service des personnes réfugiées et immigrantes’, trova “molto inquietante” questa diminuzione: “Chi viene in Québec aspetterà dunque sempre più anni per veder regolarizzato il proprio statuto e questo avrà un impatto sui loro diritti democratici e sul loro accesso a programmi sociali e di cure sanitarie. Ci sono talmente tante persone già sul territorio quebecchese, sono già tra noi, vivono tra noi, sono i nostri vicini, partecipano, lavorano, ma tutto questo li precarizza””. (aise) 

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