RINASCIMENTO PALERMITANO: NOTE A MARGINE DELLA CONFERENZA DI LEOLUCA ORLANDO A ZURIGO – DI ALESSANDRO SANDRINI

RINASCIMENTO PALERMITANO: NOTE A MARGINE DELLA CONFERENZA DI LEOLUCA ORLANDO A ZURIGO – di Alessandro Sandrini

ZURIGO\ aise\ - “L’incontro con Leoluca Orlando al Kauflauten di Zurigo il 16 gennaio scorso, ha visto la Klubsaal completa fin da giorni prima. Era evidente che sarebbe stata occasione per conoscere non solo in che modo Palermo sia rinata in questi ultimi anni, ma anche (con un po’ di apprensione nelle Autorità consolari presenti in sala) per annusare il clima politico italiano di queste ultime settimane. In effetti il sindaco Orlando, volente o nolente, ha una certa predisposizione a porsi sugli altari (sacrificali?) delle cronache e del web, fin da quando si becchettò con Giovanni Falcone nel 1990, o quando espresse il suo apprezzamento per il Corano o quando, a questi chiari di luna, auspica l’abolizione del permesso di soggiorno: come predicare la povertà e la sobrietà dei costumi nella Firenze laurenziana. Savonarola ne rimase scottato”. Partono da qui le “note a margine” che Alessandro Sandrini, Coordinatore didattico a Zurigo del Liceo Vermigli, firma per “La Rivista”, mensile della CCIS diretto da Giangi Cretti.
“Orlando ha ribadito le sue ultime posizioni in materia di migranti, non ultime quella di non applicare una legge dello Stato appellandosi alle sue prerogative amministrative, e la fresca proposta di accogliere nel porto di Palermo le navi che hanno appena raccolto i migranti in mare. Orlando è chiaro: “I migranti esercitano il diritto alla mobilità internazionale che è un diritto umano inviolabile. Il populismo è la mancanza di rispetto del tempo”.
Purtroppo, lamenta il sindaco, “quando si parla di migranti, non ci si comporta come se fossero persone umane”. Infiamma quindi la polemica, che nel Web tracima in volgarità anzitutto morale. Ma si sa come funziona internet: sembra proprio che l’insulto, la calunnia, la tracotante ignoranza debbano comprovare l’esistenza vana e imbecille di chi crede di essere qualcuno solo se è appiccicato al monitor.
Die Wiedergeburt von Palermo, la rinascita di Palermo, questo era il titolo del Gespräch di Orlando, concetto che, solo per associazione, rimanda al Rinascimento, quando in Italia, e a Firenze in particolare, confluivano altri migranti da gran parte d’Europa, e s’integravano italianizzando pure il nome, rimescolandosi in forme geniali che il mondo ci invidia.
Che Palermo sia rinata, o che almeno stia rinascendo, l’ho sentito da molti amici e conoscenti. Così Orlando ha invitato tutti i presenti ad andare a Palermo, perché chi arriva a Palermo è palermitano. Proprio in questo clima di accoglienza, ha spiegato, la città ha visto negli ultimi anni un netto calo della criminalità. In effetti, da un’indagine condotta dal Sole 24ore, Palermo risulta al 40° posto nella classifica generale dei reati, con una diminuzione del 7% rispetto al 2017. Parrebbe dunque che una politica di inclusione, di accoglienza, in una condizione di nuova legalità, possano aiutare la rinascita di una città in passato al centro di fatti cruenti.
Al di là della decisione sua e di altri sindaci di non applicare il recente decreto sulla sicurezza (argomento che però pareva prudere al pubblico), il tema per me più interessante affrontato da Orlando, è stato quello dei giovani all’estero. Da insegnante, mi spiace che la Klubsaal fosse così scarsa di giovani (forse, nell’organizzazione di tali eventi, c’è qualcosa da rivedere).
Orlando ha infatti ricordato la sua esperienza biennale a Heidelberg quando, studente di legge e filosofia, studiava, lavorava e imparava il tedesco. I giovani, ha detto Orlando con fervore, dovrebbero uscire di casa e dal paese appena possibile, andare a vedere il mondo, imparare le lingue, conoscere altri punti di vista, cosa fanno gli altri. Non è contraddittorio invitare il mondo a Palermo, e poi spingere i giovani ad andare all’estero. Infatti bisogna anche ritornare, ribaltando il consiglio di Don Fabrizio, Principe di Salina, che invitava i giovani a scappare dalla Sicilia il più presto possibile per non essere infettati da quel torpore, quel desiderio di morte che premeva sulla Sicilia.
Mi sono venuti in mente amici palermitani: Ignazio Davide Buttitta, nipote del poeta di Bagheria, studente e obiettore di coscienza con me a Firenze, nell’anno in cui Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie furono assassinati; Ignazio il bagnino, gestore estivo di una piccola e sobria striscia di sabbia di Principina a Mare, che volentieri, mentre al tramonto richiudeva gli ombrelloni, si fermava a chiacchierare con me e mia moglie.
Cervelli in fuga, anche questi!
Forse anche Pippo Pollina, applaudito e presente in sala, da me conosciuto alla Scuola Svizzera di Roma nel 2004. Ad Ignazio il bagnino chiesi come mai lui, nativo di una terra lambita da un mare così bello, avesse deciso di piantare gli ombrelloni in Maremma. Per il lavoro, rispose. Ma non perché non ci fosse... il lavoro c’era, ma non lo lasciavano lavorare: ogni sera riponeva sdraio e ombrelloni che regolarmente la notte gli venivano rubati o danneggiati.
Quando gli fu detto che se solo si fosse dimostrato rispettoso con qualcuno... decise di lasciare la sua Palermo. Nando Dalla Chiesa, nella prefazione al Cento chimere di Pippo Pollina, parla di una generazione che aveva “voglia di avventura e di viaggi... non per conoscere il mondo... ma per scappare dalle esplosioni di violenza vigliacca contro i giusti. Per fuggire da un mondo dove meriti e talenti vengono soffocati, contando infinitamente di più le amicizie e le parentele, comprese quelle politiche”.
Forse il vento è cambiato, tanto che Orlando invita i giovani ad andare, ma anche a ritornare. Non so se le esplosioni di violenza vigliacca contro i giusti siano davvero finite. È certo che vi si percepisce una nuova coscienza della legalità che altrettanto certamente è partita dal basso, dalla scuola e anche dai media.
Gli studenti del Liceo Vermigli hanno partecipato all’evento “La cultura della legalità, un progetto della comunità italiana in Svizzera” svoltosi a Zurigo tra il novembre 2017 e il maggio 2018. Stimolanti sono stati gli incontri con Franco La Torre e Giovanni Impastato dopo la proiezione del film I cento passi: i nostri studenti hanno composto un testo rap sulla figura di Peppino, e poi condotto un sondaggio sul concetto di legalità e sulla percezione della mafia qui in Svizzera.
È risultato necessario che la coscienza del diritto di tutti alla vita e alla dignità, il sentimento della legalità vengano formati dalla famiglia, dalla scuola, dalla comunità e dall’esempio di chi la rappresenta, perché, come sostiene Umberto Galimberti, i sentimenti si imparano perché sono una dimensione culturale. Una volta erano i miti e le fiabe delle nonne a insegnare cosa fosse il bene e il male. Ora miti e nonne vengono sostituiti da diavolerie elettroniche.
La scuola, ma anche la cultura giovanile, sono dunque fondamentali per educare il sentimento della legalità che proviene da una più vasta e radicata coscienza dei diritti umani. Questa coscienza la si costruisce dal basso, la si difende dal basso, insegnandola ai figli e ai nostri studenti, anche con una canzone.
Se ognuno di noi non opera in questo senso, cercando magari delle scuse, come possiamo costruire e alimentare una coscienza umana e civile? Se vedo qualcuno che cerca di uscire dalla disperazione, o che viene minacciato, torturato, ucciso, come posso lasciarlo affogare, pensando che la cosa non mi riguardi? Come posso girare la testa dall’altra parte, rifiutandomi di vedere, di ascoltare e di denunciare? Come posso non indignarmi? Weg vo Züri, Pippo! Forse è davvero l’ora di tornare, anzi, di andare e ritornare. Anche solo con la tua musica”. (aise) 

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