ROTA, IL PRESIDENTE CHE ASCOLTA DALLA – DI VITTORIO GIORDANO

ROTA, IL PRESIDENTE CHE ASCOLTA DALLA – di Vittorio Giordano

PADOVA\ aise\ - “Non era mai successo, in oltre centocinquant’anni di storia confederale (il Canada come lo conosciamo oggi, nasce nel 1867), che ad occupare lo scranno più alto del Parlamento fosse un italo-canadese. Il 5 dicembre scorso, i deputati del Paese degli Aceri hanno eletto il 58enne Anthony Rota come 37esimo speaker (ovvero presidente) della Camera dei Comuni. Rota era già stato, per quattro anni, il vicepresidente aggiunto”. Ad intervistarlo è stato Vittorio Giordano per il “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero”.
“Nel suo discorso di insediamento, si è rivolto ai colleghi parlamentari in italiano: «Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno preceduto (gli italiani immigrati in Canada, ndr): hanno preparato la strada. Non è sempre stato facile essere italiano in Canada. Per questo vi sono riconoscente”.
Alle elezioni federali del 21 ottobre 2019, Rota è stato rieletto nel collegio di Nipissing-Timiskaming.
Nato a North Bay, a 350 km a nord di Toronto, in Ontario, da genitori italiani, Rota – che parla quattro lingue: inglese, italiano, francese e spagnolo, ed è sposato con Chantal – ha conseguito una laurea in Scienze politiche presso la Wilfrid Laurier University, un diploma in Finanza presso l’Algonquin College e un Master in Business Administration presso l’Università di Ottawa.
D. Com’è arrivata la sua famiglia a North Bay?
R. Mio nonno è emigrato a North Bay nel 1903 per lavorare nei cantieri della ferrovia. Dopo essere tornato tre volte in Italia, nel 1909 si è stabilito in Canada con moglie e figli. Mio nonno paterno era nato a Pietrafitta (Cosenza). Mia nonna paterna a Pedace, una frazione di Casali del Manco, nella stessa provincia. Mio padre è nato in Canada nel 1915, mia madre a Cosenza. Mio padre la incontrò in uno dei suoi viaggi in Italia, dove si sposarono nel 1960. Io sono nato un anno dopo, qui in Canada.
D. Come fa a parlare così bene l’italiano?
R. Mia madre aveva imposto una regola molto chiara in casa: non ci rispondeva se le parlavamo in inglese. Fino al 1979, inoltre, ogni due anni, d’estate tornavamo in Italia.
D. Quanto è orgoglioso di essere il primo speaker italo-canadese?
R. È un grande onore. Anche perché la vita non è stata sempre facile per gli italiani in Canada. Sono cresciuto negli anni Sessanta e Settanta, quando la tensione sociale era palpabile. Questa mia elezione è un messaggio a tutti gli italiani immigrati: in Canada, tutti possiamo farcela.
D. Come si dirigono i lavori parlamentari in tempo di pandemia?
R. La Camera si è dotata di un Comitato speciale, composto da tutti i deputati, con riunioni in videoconferenza ogni martedì e giovedì, a mezzogiorno. Ogni mercoledì, invece, sono state programmate le sedute in aula per votare i provvedimenti legislativi. Ma senza plenum, solo con trentadue deputati, in proporzione alla forza dei partiti in Parlamento.
D. Quali sono i motivi che l’hanno spinta a fare politica?
R. È una passione che ho sempre avuto. Quando ero ragazzo, ricordo che la gente guardava i Mondiali di calcio, mentre io e mio padre seguivamo in tv i congressi dei partiti per l’elezione dei leader.
D. Qual è il ruolo degli italiani di quarta e quinta generazione in Canada?
R. Ormai siamo più canadesi che italiani, perché viviamo qui da molte generazioni. Però dobbiamo sempre ricordarci da dove veniamo. Ed è proprio questa la bellezza del Canada, che prende il meglio che il mondo ha da offrire. La cultura italiana è qualcosa che ci appartiene, e che dobbiamo preservare nel nostro cuore.
D. Come giudica il futuro dei rapporti bilaterali tra Canada e Italia?
R. L’amicizia tra questi due Paesi è profonda. Quando è esplosa la pandemia in Italia, ho subito chiamato il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, per manifestargli tutta la mia solidarietà, ma anche per capire cosa fosse successo, e per migliorare la risposta canadese all’emergenza sanitaria. È una relazione destinata a crescere e a rafforzarsi. Il modello multiculturale canadese è invidiato in tutto il mondo.
D. Qual è il suo segreto?
R. Alla base di tutti i rapporti sociali c’è il rispetto reciproco tra le varie culture. I canadesi sono accoglienti. Quando arrivi qui, entri subito a far parte del Canada, senza però perdere i tuoi tratti distintivi. La diversità è la nostra ricchezza.
D. Che cosa ama di più del «made in Italy»?
R. Mi piace un po’ tutto. Da giovane non amavo i rapini che cucinava mia madre. Oggi sono il mio piatto italiano preferito. Ascolto la musica italiana degli anni Settanta, e Lucio Dalla è il cantautore che mi emoziona di più”. (aise) 

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