SBS Italian/ “Working for Nine Dollars a day”: uno studio sottolinea le condizioni di sfruttamento nel settore agricolo - di Carlo Oreglia e Elisabetta Merati

MELBOURNE\ aise\ - “Uno studio rivela che solo il due per cento dei lavoratori nel settore agricolo riceve la paga legale”. È quanto denunciano Carlo Oreglia e Elisabetta Merati in un articolo pubblicato sul portale di SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde notizie in lingua italiana in tutta l’Australia.
“Lo studio effettuato da Unions NSW insieme a Migrant Workers Centre è abbastanza sconfortante, ma non è una novità”, dichiara ai microfoni di SBS Italian l’agente d’immigrazione Emanuela Canini, che sottolinea come lo sfruttamento dei lavoratori nel settore agricolo non riguarda solo l’Australia ma è presente in diverse parti del mondo.
Il sondaggio ha coinvolto 1.300 lavoratori provenienti da 56 Paesi diversi, la maggior parte di loro in Australia con visti temporanei, inclusi Working Holiday Visa e visti del programma stagionale per chi proviene dalle isole del Pacifico.
Un quadro desolante per i lavoratori
Il 91% di questi lavoratori è stato pagato a cottimo, senza una paga oraria fissa. Tra questi, al 63% dei lavoratori non è stata data scelta sulla modalità di impiego, mentre il 34% non ha mai firmato un qualsiasi tipo di contratto.
Lo studio rivela che il 78% dei lavoratori è stato sottopagato almeno una volta, specialmente quando pagati a cottimo. Con questo tipo di accordo, diversi lavoratori hanno calcolato di esser stati pagati a volte anche meno di un dollaro all’ora.
Considerando che la paga minima è di 26 dollari all’ora per il settore, il 29% ne ha ricevuto meno della metà, tra gli otto e gli 11 dollari all’ora.
“Sembra che chi guadagni meno lavori nelle coltivazioni di zucchine e nelle vigne, mentre con le fragole sembra che si guadagni un po’ di più”.
Inoltre il sondaggio rivela anche una numero vasto di situazioni di discriminazione e abusi, unite alla mancanza di condizioni di sicurezza e alloggi adeguati.
La risposta del governo australiano
“Per ora tutte le misure volte a facilitare il settore sono state apportate sui visti, facilitando le aziende agricole”, sostiene Emanuela Canini.
Per fronteggiare l’emergenza lavoratori causata dal coronavirus sono stati facilitati alcuni requisiti dei visti per chi lavora nel campo dell’agricoltura, tra cui l’estensione del soggiorno per gli isolani del Pacifico, ma queste misure sono state prese con un occhio di riguardo per il settore e non per i lavoratori.
“Non c’è stato nessun intervento strutturale sullo sfruttamento”, commenta Emanuela Canini.
I cambiamenti per il Working Holiday Visa sono avvenuti in un altro ambito. Con la firma dell’accordo commerciale tra Australia e Regno Unito, verrà aumentata l’età massima per il WHV a 35 anni per i britannici, ai quali non verrà richiesto di impegnarsi a fare del lavoro nelle aree regionali per il suo rinnovo.
Questo cambiamento toglierà altra manodopera agli agricoltori
Il governo australiano è intenzionato a compensare l’inevitabile carenza di manodopera che seguirà questo cambiamento creando entro la fine del 2021 un visto agricolo di tre anni aperto alle nazioni del sud-est asiatico, con la speranza di incentivare nuovi lavoratori a spostarsi temporaneamente nelle zone agricole australiane”.
L'intervento di Emanuela Canini su SBS Italian si può ascoltare in podcast. (aise)