“SIAMO ALLA VIGILIA DI UNA NUOVA STAGIONE DI MOBILITAZIONE PER LA SCOZIA” – DI RAFFAELE VALLEFUOCO

“SIAMO ALLA VIGILIA DI UNA NUOVA STAGIONE DI MOBILITAZIONE PER LA SCOZIA” – di Raffaele Vallefuoco

LONDRA\ aise\ - ““Siamo alla vigilia di una nuova stagione di mobilitazione per la Scozia”. Così Simona Talani, esperta di politiche europee e internazionali, commenta il primo atto dello scontro istituzionale tra Edimburgo e Londra, che si consuma in un botta e risposta tra Nicola Sturgeon e Boris Johnson. La prima a rivendicare il diritto della Scozia di decidere del proprio futuro e il secondo a sbattere la porta ad un nuovo referendum per l’autonomia da Londra”. A scriverne è Raffaele Vallefuoco per “LondraItalia.com”, quotidiano online diretto da Francesco Ragni.
“Mentre il Parlamento di Westminster approva definitivamente il WAB, che sta per Withdrawal Agreement Bill, che recepisce il deal tra il primo ministro britannico e l`Europa, una revisione di quello di Theresa May, che fa a meno del discusso backstop, anche Sturgeon, la leader dello Scottish National Party, prova a capitalizzare il successo ottenuto nelle elezioni di dicembre.
Il primo tentativo, però, sembra fallito sul nascere. Cosa succederà ora? Dobbiamo aspettarci una escalation catalana?
Per Simona Talani, professoressa di Politica economica internazionale presso il dipartimento di Studi europei e internazionali del King`s College di Londra, già visiting professor alla Kennedy School of Government di Harvard, la risposta è no.
“La Scozia ha in questa partita delle armi spuntate. Se le viene negata la consultazione, l’unica strada percorribile è la mobilitazione. Quanta più pressione verrà esercitata dagli scozzesi, tanto più le ambizioni filoeuropee potranno essere assecondate”.
“Una escalation del tipo di quella vista in Catalogna, del resto, non mi sembra neanche una opzione praticabile. Nessuna menzione o riferimento da nessuna delle parti coinvolte”.
Un vicolo cieco per il governo scozzese? Ni! Astrattamente la Sturgeon potrebbe lanciare un referendum. Non autorizzato, illegittimo, certo, ma che avrebbe come effetto quello di aumentare la tensione. Con quale obiettivo? Strappare nuove concessioni a Londra.
“Sinceramente non vedo la possibilità di un referendum illegittimo – chiarisce la professoressa Talani-. Non è una via praticabile. Piuttosto Edimburgo può aumentare la pressione sul governo Johnson per ottenere nuove e ampie prerogative”.
Una maggiore autonomia potrebbe essere il compromesso desiderato.
“La Scozia, infatti, potrebbe continuare a fare pressing sul Regno Unito per ottenere più poteri. Nuovi finanziamenti, ampliare la competenza in materia fiscale, più flessibilità. Potrebbe essere questo il terreno del nuovo confronto con il governo di Londra, che del resto ha visto gli scozzesi anche impegnati a rivendicare soluzioni più favorevoli, compresa l’esplicita richiesta di rimanere nel mercato unico. Siamo alla vigilia di una nuova stagione di mobilitazione per la Scozia” commenta la Talani.
Questa strategia, alimentata quotidianamente, farà il paio con una maggiore spinta della Scozia quale interprete solitario nel contesto globale. “Edimburgo potrà sempre assecondare la sua vocazione internazionale dando vita a connessioni internazionali di carattere culturale, di ricerca e studio, che non devono per forza stare nella cornice istituzionale UE”, spiega Simona Talani.
Gemellaggi, scambi universitari, accordi bilaterali. Ma basterà questo a colmare la fame di Europa degli scozzesi? Ce lo diranno il ritmo e le insistenze delle proteste al di là del Vallo di Adriano”. (aise)

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