SICILIA, LA CHIAVE DI TUTTO - DI FABIO PORTA

Sicilia, la chiave di tutto - di Fabio Porta

ROMA\ aise\ - “Tra qualche mese la Sicilia celebrerà i 75 anni della sua “autonomia”, sancita dallo “Statuto della Regione Siciliana” emanato dal Re d’Italia Umberto II e convertito in legge dal Parlamento italiano nel 1948; lo Statuto precede quindi la stessa Costituzione italiana, entrata in vigore il primo gennaio del 1948. Non è l’unico primato detenuto da questa isola situata al centro del Mediterraneo: sempre in Sicilia, nel 1.130, nacque il primo Parlamento della storia moderna, il Parlamento del Regno di Sicilia”. Così inizia il pezzo che Fabio Porta, coordinatore del Pd per il Sud America, ha pubblicato in questi giorni su “Comunità italiana”, mensile italo-brasiliano diretto a Rio de Janeiro da Pietro Petraglia.
Ancora oggi il “Palazzo dei Normanni”, antica sede del Parlamento siciliano all’epoca del Regno di Ruggero II, è la sede dell’Assemblea regionale siciliana. I record di questa regione relativamente piccola, se comparata al resto d’Europa e del mondo, non sono soltanto di natura politico-istituzionale. Grazie alla sua posizione geografica strategica e alle incredibili ricchezze del suo territorio, infatti, nel corso dei secoli la Sicilia è stata uno dei territori più ricchi di storia al mondo. Ancora oggi è possibile visitare i resti archeologici, artistici e culturali delle diverse civiltà che si sono succedute: Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni… Pochi sanno che i siti archeologici di Agrigento, Segesta, Siracusa o Selinunte conservano anfiteatri o templi greci in numero pari se non superiore a quelli che è possibile visitare nella stessa Grecia. E lo stesso si può dire per i resti delle altre civilizzazioni che hanno convissuto in Sicilia negli ultimi millenni.
Un’influenza che non è soltanto artistica ma anche culturale, linguistica, gastronomica. La gastronomia siciliana è unica nel suo genere proprio grazie a queste millenarie contaminazioni, che l’hanno arricchita e resa famosa in tutto il mondo. E che dire dell’arte e della letteratura. Quest’ultima, in particolare, rappresenta ancora oggi uno dei maggiori vanti della Sicilia e dei siciliani: l’isola è l’unica regione italiana ad annoverare ben due Premi Nobel per la Letteratura, lo scrittore Luigi Pirandello nel 1939 e il poeta Salvatore Quasimodo nel 1959. Ma cosa sarebbe la letteratura italiana senza le opere di Verga, Capuana, Vittorini, Sciascia, Bufalino o Camilleri.
Autori che hanno scandagliato l’animo umano, opere di psicologia e sociologia e non solo di letteratura e poesia. L’umanità che si incontra in Sicilia, nelle aride e fredde regioni dell’interno come nelle solari e miti città della costa, costituisce infatti ancora oggi un prototipo perfetto dell’Italia e – più in generale – del mondo. Lo comprese benissimo il grande Goethe quando, nel suo “Viaggio in Italia”, approdando in Sicilia lasciò ai posteri quello che considero l’attestato più bello e autentico mai scritto a proposito di questa terra: “L’Italia, senza la Sicilia, non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto”. Si sarà già capito che il mio amore per la “Trinacria” (così è chiamata la Sicilia in ragione della testa a tre gambe che campeggia al centro della sua bandiera) è assolutamente soggettivo e radicato nella mia storia personale e familiare. Tutto ciò, se non mi rende imparziale e asettico nei giudizi mi consente però di parlarne per nozione diretta; a chiunque volesse avere un’esperienza unica e irripetibile di viaggio consiglio quindi con convinzione di visitare quest’isola a tre punte, che con gli arcipelaghi che la circondano rappresenta anche un ponte ideale tra due continenti, l’Europa e l’Africa. Dalla Sicilia sono partiti per il mondo, nel corso dei secoli, milioni di italiani, portando con sé parte di questa cultura millenaria che oggi possiamo ritrovare in Argentina come negli Stati Uniti, in Brasile come in ogni canto d’Europa. E a chi, leggendo questo articolo, avrà pensato alla parola “mafia”, rispondo con le parole del Presidente della Repubblica più amato dagli italiani, Sandro Pertini: “Il popolo siciliano è un popolo forte, generoso, intelligente. Il popolo siciliano è il figlio di almeno tre civiltà: la civiltà greca, la civiltà araba e la civiltà spagnola. È ricco di intelligenza questo popolo. Quindi non deve essere confuso con questa minoranza che è la mafia. È un bubbone che si è creato su un corpo sano””. (aise) 

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