STORIA DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA IN URUGUAY - DI STEFANO CASINI

Storia dell’emigrazione italiana in Uruguay - di Stefano Casini

MONTEVIDEO\ aise\ - “Un censimento che misurava gli italiani all'estero fatto nel 1871 dal nostro paese, affermó che il più grande gruppo regionale era ligure e che la maggior parte di loro risiedeva ancora a Montevideo, mentre nella città di Colonia del Sacramento il 14% si dedicava all'agricoltura e il resto rimaneva nelle aree urbane dove i lavori più comuni erano muratore o falegname; solo il 10,4% proveniva dal sud Italia”. Sono i dati che Stefano Casini riporta in un articolo sulla storia dell’emigrazione italiana in Uruguay, pubblicato oggi da Gente d’Italia, storico giornale bilingue diretto da Mimmo Porpiglia.
“Fino al 1870 prevalse l'immigrazione ligure, in un paese che aveva accolto proporzionalmente un numero di immigrati simile a quello dell'Argentina e un numero maggiore al Brasile. Con l'arrivo in massa di italiani, avvenuto a quei tempi, la Liguria non fu più la principale origine dei nostri connazionali e il loro arrivo fu distribuito tra le altre nazioni sudamericane. Le regioni di origine degli italiani si diversificarono. Dall'Emilia-Romagna e le Marche giunsero artigiani, decoratori e pittori, mentre dalla Toscana giunsero i primi scultori di arte funeraria e molti contadini piemontesi. Intanto i lavoratori della Basilicata e della città di Napoli sbarcavano e si guadagnavano il pane nell'entroterra del paese come contadini, pastori o taglialegna. Altre occupazioni comuni che gli italiani svolgevano a Montevideo erano venditore ambulante di rottami metallici, frutta o verdura, lattoniere, carbonaio, netturbino, lustrascarpe e fisarmonicista. Secondo i dati del 1885, circa il 60% degli immigrati veniva dal nord Italia. Il 32%, era emigrata dalla Liguria, il 28% proveniva dalle regioni meridionali, il 14% dalla Lombardia, il 10% dal Piemonte, il 4% dal Veneto, dal Tirolo e dal Friuli e il 12% da altre regioni.
Tra il 1854 e il 1863, dei 47.000 emigranti che lasciarono la Liguria, più di 31,000 partirono per il Sud America, tuttavia, degli italiani sbarcati tra il 1882 e il 1886, il 53% proveniva dalle regioni meridionali o le isole. I Liguri che abitavano a Montevideo da più tempo, tendevano a monopolizzare le piccole e grandi imprese, gli italiani del sud svolgevano lavori come calzolai, operai, venditori ambulanti, lustrascarpe o braccianti. Secondo un censimento del 1889, delle 2.355 industrie iscritte nel dipartimento, il 45,5%, ossia 1.072 stabilimenti, molti dei quali modesti uffici di artigiani, erano di proprietà di italiani.
Nell'ultimo ventennio dell'Ottocento non ci furono censimenti, ma, secondo dati affidabili, nel 1884 a Montevideo vivevano 32.829 italiani, il 20% della popolazione totale e nel 1889 erano 46.991, il 22%.
Dal 1890 il flusso migratorio era composto da immigrati dalle regioni meridionali e delle isole, soprattutto la Sicilia, una tendenza che sarebbe continuata fino al 1920. Secondo un'indagine del 1906, fatta dalla colonia italiana di Salto, del 59,86% degli italiani un 20% proveniva dal centro Italia e 17,10% dal sud. In un’altra indagine condotta dall’attivissima collettività di Salto per pubblicizzare l'andamento dell’occupazione, il 35% degli intervistati lavorava nel commercio, il 25% nell'agricoltura, il 28% nell'industria e nell'artigianato e il 12% si dedicava ad altri lavori. Più del 50% degli italiani del Nord erano commercianti, mentre il 19,1% erano agricoltori. Intanto dei connazionali del centro, il 50% erano agricoltori, il 25% negozianti e il 21% commercianti. Gli immigrati dal sud erano artigiani al 56%, commercianti al 22% e agricoltori al 15%.
In quell’epoca l’Uruguay cercava braccianti, artigiani, sarti, cuochi, muratori, falegnami e calzolai. Durante l'ultimo decennio del diciannovesimo secolo, la tendenza degli italiani era di guadagnarsi da vivere facendo un mestiere, dedicandosi al commercio e lavorando in modo indipendente. Non possiamo dimenticare che parte del nostro DNA è il risparmio, quindi, la maggior parte dei nostri connazionali si è costruita la propria casa e molti con le proprie mani. Acquisirono terreni in tutti i quartieri di Montevideo e di tutte le città del Paese.
In tutti i periodi, la maggior parte dei nostri connazionali erano uomini, anche se la percentuale di donne aumentó con l'invecchiamento della popolazione, a causa di una maggiore aspettativa di vita delle donne. Intorno al 1860, le famiglie italiane erano composte da una media di 5,1 membri, numero pari a quello delle famiglie locali. Rispetto ai creoli, all'interno della comunità italiana c'erano in termini percentuali più nuclei familiari e meno famiglie allargate. Normalmente, le famiglie allargate incorporavano i parenti appena arrivati nel paese. Pochi vivevano da soli e tra la comunità di immigrati era comune per individui dello stesso mestiere condividere una casa: fornai, calzolai o artigiani potevano vivere al fianco dei loro datori di lavoro, in un periodo in cui esistevano piccole attività all'interno di edifici residenziali. Per quanto riguarda il matrimonio, l'età media degli uomini italiani al momento del matrimonio era di 28 anni, mentre quella delle donne era di 21,3 anni”. (aise)


Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi