STUDENTI ITALIANI A MONTRÉAL/ ROBERTO NERVI: DA BERGAMO A VANCOUVER E MONTRÉAL - DI GIULIA VERTICCHIO

STUDENTI ITALIANI A MONTRÉAL/ ROBERTO NERVI: DA BERGAMO A VANCOUVER E MONTRÉAL - di Giulia Verticchio

MONTREAL\ aise\ - “Roberto Nervi ha un’aria un po’ pragmatica, un po’ da sognatore, allegra e malinconica allo stesso tempo. È nato a Bergamo, dove ha studiato Informatica, “anche se non era nelle sue corde”. La sua vera passione è sempre stata il fotogiornalismo. Ha avuto un suo studio per 4 anni, finché non ha sentito il bisogno di partire e fare un’esperienza forte, alla volta della Vancouver Film School, una scuola di cinema e produzione, per 2 anni”. Ad intervistarlo è stata Giulia Verticchio per il “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Basilio Giordano.
“Cosa ci dici di questa esperienza?
“Vancouver è una città molto cara e non facile da vivere per un europeo. È più per americani e cinesi. I rectruiters sono asiatici… Dal punto di vista della vita sociale e degli affetti, non è il massimo. Avevo comunque il desiderio di rimanere e lavorare, ma in questo campo molte cose non si possono fare se non si entra in certe reti associative, alle quali non si ha accesso se si ha un permesso temporaneo e non si è residenti permanenti. E la residenza è un lungo cammino. Questo mi ha bloccato la strada. Ho dunque deciso di sfruttare il mio Post Graduation Work Permit a Montreal, dove sono venuto nel 2016”.
Montréal cosa ti ha offerto?
“Moltissimo, il problema è sempre la difficoltà dei documenti di immigrazione. Montréal non ha una natura esplosiva e così bella come quella dell’ovest, ma compensa con la socialità e la qualità della vita, la possibilità di stringere amicizie e diversificare. All’inizio ho lavorato in uno studio di effetti speciali. Poi presso Nuance Communications come consulente IT controllo qualità per la lingua italiana. Poi il mio permesso stava per scadere, io avevo un ottimo rapporto con il mio manager, ma l’azienda non sponsorizza, si va avanti con contratti temporanei che si rinnovano continuamente. Questo è frustrante. Pago le tasse, mi comporto correttamente, perché non ho diritto di avanzare professionalmente?”.
Poi quindi come sei riuscito a rimanere?
“Avevo una base di francese delle Superiori, ma non lo parlavo veramente. A 37 anni mi sono messo ad imparare una nuova lingua. Sono stato ammesso al Politecnico di Montréal ad Ingegneria informatica, e ho ottenuto lo study permit, ma, ancora una volta, ho capito subito che non era per me, al primo trimestre. Il permesso di studio era settato su quel corso e per salvaguardarne la validità ho fatto qualche capriola. Ho fatto dei corsi liberi all'École des arts visuels et médiatiques dell’UdeM, poi ho fatto il passaggio all’École des médias dell’UQàM, al programma di cinema. Sono stato accolto bene, la mia direttrice di ricerca è esigente, ma fenomenale. Ho sempre avuto la borsa di studio per l’esenzione delle tasse supplementari, ora proverò con quella di eccellenza. Sono contento. Il mio progetto di ricerca è un’analisi dei lavori di una cineasta libanese, tra i linguaggi del cinema e della fotografa. Un approccio estetico, non politico, sul contesto bellico in Libano, per raccontare la guerra civile”.
All’oggi come ti senti rispetto alla tua vita qui?
“Non mi posso lamentare! Alcuni momenti sono duri lontano da casa, è da 3 anni che non torno a Bergamo e quello che è successo nella mia città con la pandemia è stato orribile… Sono uno dinamico e sportivo, quindi qui mi trovo bene. Il mio sogno sarebbe fare un po’ e un po’, lavorare anche da remoto dall’Italia, potrò farlo ora che arriverà la tanto agognata RP! A proposito di questo, trovo molto scorretto il cambiamento delle regole del PEQ in modo retroattivo. Io mi sono salvato perché avevo già fatto la common-law con la mia compagna, ma per tutti gli altri studenti stranieri in Québec non è giusto, dopo promesse, soldi, tempo…”. (aise) 

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