TRE CANDELINE SULLA TORTA DEL MARCO POLO – DI ANNA CIAMPOLINI FOSCHI

TRE CANDELINE SULLA TORTA DEL MARCO POLO – di Anna Ciampolini Foschi

VANCOUVER\ aise\ - “Sono passati tre anni dal cambio della guardia alla direzione e alla proprietà del giornale comunitario Il Marco Polo, da quando il compianto Rino Vultaggio cedette la testata all’attuale editore Giorgio Moretti. La storia della nostra comunità si intreccia con la storia dei giornali comunitari di lingua italiana. Si tratta di un lunghissimo cammino iniziato nel 1911 con la comparsa de “L’Italia nel Canada” che sembra essere stato il primo periodico al servizio della allora nascente comunità italiana a Vancouver, città anch’essa agli inizi di una folgorante ascesa futura”. Così scrive Anna Ciampolini Foschi nel nuovo numero de “Il Marco Polo”, edito e diretto a Vancouver da Giorgio Moretti.
“Non mi metterò qui a fare la intera cronistoria della stampa italiana nell’ Ovest canadese, dato che esistono già articoli e pubblicazioni al riguardo. Consideriamo invece il ruolo e l’importanza di un giornale locale, fatto da e per la nostra gente, per rispondere ad una esigenza che era fortissima nel passato e che ancor oggi, nell’era dei social media, rimane viva e presente. L’esigenza di avere una voce propria che parli degli avvenimenti e delle persone della nostra comunità.
Consideriamo anche l’opportunità che questo tipo di stampa offre al lettore di partecipare attivamente, inviando articoli, commenti, informando su avvenimenti comunitari, di diventare protagonista invece di restare solo fruitore.
Certo, il Marco Polo non è un gigante dell’editoria. Non sguazza nei soldi, contrariamente a quanto alcuni possano pensare.
Come tutti i piccoli giornali comunitari, sopravvive grazie ai collaboratori volontari e ai sacrifici di chi dirige e compila le edizioni settimanali, spesso sobbarcandosi una serie di compiti disparati, correndo di qua e di là per cercare di essere presente a tutti gli avvenimenti comunitari, intessere relazioni, cercare di piazzare la pubblicità e salvarsi le terga dalle critiche che inevitabilmente piovono come la grandine a ogni minima svista o involontaria dimenticanza.
Lavoro ingrato? Abbastanza.
Ma anche ricco di soddisfazioni, che richiede tanto impegno e passione. E tanta, tanta diplomazia e certosina pazienza per cercare di non mettere il piede nella trappola di perigliose dispute, di discordie che generano lunghe inimicizie, di voci e pettegolezzi, di invidie e altri elementi di divisione che accompagnano la vita comunitaria non da ora ma da lunghi, lunghi anni. Vi sembro pessimista, esagerata o diffamatrice? Suvvia, queste cose succedono in tutte le comunità etniche e non, e sono (fino a un certo punto) normali, direi fisiologiche. Non c’è da adombrarsi troppo. Queste cose fanno parte della natura umana, riconosciamolo. Quello che invece c’è da fare e che possiamo fare, è di non indulgere in queste prospettive, di ricordare che la comunità fiorisce dove c’è collaborazione, impegno comunitario e rispetto. Di “costruire ponti e non muri” tanto per usare una espressione diventata ormai trita.
Tutti i mezzi di comunicazione e di informazione comunitaria sono importanti e necessari. Tutti, dal giornale alla televisione italiana locale, alle radio di lingua italiana che ci hanno accompagnato negli anni e fatto sentire “a casa”.
Sosteniamoli, incoraggiamoli, offriamo critiche costruttive se è il caso, e ricordiamoci che la Storia con la S maiuscola forse non si ricorderebbe per niente di noi se non esistessero le testimonianze della nostra presenza e della nostra attività di immigrati che vengono create e custodite dai nostri piccoli, umili e artigianali mezzi di informazione comunitaria”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi