VANCOUVER: INTERVISTA AL CONSOLE GENERALE FABIO MESSINEO - DI ANNA FOSCHI CIAMPOLINI

VANCOUVER: INTERVISTA AL CONSOLE GENERALE FABIO MESSINEO - di Anna Foschi Ciampolini

VANCOUVER\ aise\ - “Il Consolato Generale d’Italia a Vancouver ha competenza per le quattro Province del Canada Occidentale: British Columbia, Alberta, Saskatchewan e Territorio dello Yukon. I suoi uffici sono situati nel centro della città in un imponente edificio d’epoca, costruito nel 1914 in stile edoardiano: lo Standard Building, ricco di motivi ornamentali neo-gotici, colonne neoclassiche in stile ibrido, vanta ancora la buca della posta a caduta, un raro e decorativo elemento che ben si accompagna alle opulente decorazioni dell’ingresso principale. Ho incontrato mesi fa il Console Generale Fabio Messineo nel suo luminoso ufficio all’undicesimo piano. Allora, mi colpirono subito la sua disponibilità e la sua affabilità. L’ho incontrato di nuovo varie volte ad avvenimenti comunitari ai quali partecipa regolarmente. In occasione di una delle celebrazioni indette dal Sicilian Folk Club della Columbia Britannica, ho sentito Messineo rivolgersi ai presenti con l’antico saluto siciliano “Sabbinirica” che rivela l’attaccamento e l’orgoglio di appartenere alla sua terra”. Ad intervistare il console è stata Anna Foschi Ciampolini, che firma questo articolo per “Il Marco Polo”, storica testata, ora settimanale, accompagnata dal portale online, edita a Vancouver dal 1974 ora diretta da Giorgio Moretti.
“Messineo infatti è nato a Marsala in provincia di Trapani. Ha conseguito la laurea in legge all’Università di Messina e ha conseguito poi l’abilitazione per esercitare la professione di avvocato. Dal 2001 è entrato nel corpo diplomatico, prestando servizio come vicario del capo missione in Colombia, Bolivia, Portogallo e Venezuela. Alla Farnesina ha prestato servizio presso la Direzione Generale competente per la gestione delle risorse umane. Dal 2019 ricopre la carica di Console Generale a Vancouver.
Il Console Messineo ha gentilmente accettato di concederci l’intervista riportata qui di seguito.
D. È passato circa un anno dal suo arrivo a Vancouver dove ricopre l’incarico di Console Generale. Quali sono le sue impressioni e i suoi commenti sulla nostra città e sulla comunità italiana locale?
R. Vancouver ha saputo esaltare la sua collocazione privilegiata tra l’oceano Pacifico e le montagne che la circondano, sfruttando armoniosamente le decine di insenature da cui si possono godere scorci unici in ogni stagione. È una metropoli multiculturale che si è sviluppata rispettando la natura e garantendo alla popolazione – che continua ad affluire qui da diversi paesi – una qualità della vita tra le più alte al mondo. Sono rimasto subito impressionato dall’efficienza del sistema integrato di trasporto pubblico e dalla quantità di piste ciclabili.
La nostra comunità, in British Columbia come nel resto della circoscrizione, è molto ben inserita nel locale tessuto economico e sociale. Ho conosciuto molte storie interessanti di persone che sono arrivate nel secondo dopoguerra in queste lontane terre dell’ovest canadese con poche risorse, ma tanta voglia di fare; nello spazio di alcuni anni i nostri connazionali sono riusciti ad affermarsi nei settori più vari e hanno saputo creare importanti luoghi di aggregazione. A Vancouver vantiamo il Centro Culturale Italiano e due strutture di accoglienza per anziani, che altre comunità ci invidiano. Grazie al duro lavoro e al genio professionale, la collettività italiana è molto stimata per l’importante contributo che ha dato e continua a dare a questa città. Una prova è rappresentata dalla strabordante partecipazione (oltre 300 mila presenze) all’annuale celebrazione che si tiene a Little Italy in giugno, “Italian Day On The Drive”. Ormai costituisce uno tra gli eventi più attesi della città, che purtroppo quest’anno non si è potuto tenere nel formato tradizionale a causa della pandemia. Un’altra manifestazione degna di nota è rappresentata dal “Festival del Cinema Italiano”, che da quasi un decennio costituisce un appuntamento irrinunciabile per i cinefili vancouveriti.
D. In anni recenti, nella nostra provincia della Columbia Britannica abbiamo visto un notevole afflusso di giovani italiani con una formazione professionale molto spesso a livello universitario, i quali cercano qui nuovi sbocchi di vita e carriera. Proprio perché rappresentano nuove energie che arricchiscono la nostra comunità, molti di noi immigrati “veterani” si augurerebbero una loro più intensa partecipazione alla vita comunitaria. Non sempre questa fusione fra “vecchio” e “nuovo” avviene e si ha l’impressione che le esigenze di questo nuovo nucleo di italo-canadesi siano molto diverse da quelle del passato. Come potremmo coinvolgerli maggiormente nelle attività comunitarie che fanno parte della nostra tradizione o aiutarli a crearne di nuove?
R. Le opportunità che offre Vancouver dal punto di vista del lavoro e dello studio, ne fanno un polo di attrazione per quella che chiamiamo “nuova mobilità”. I nuovi venuti non cercano tanto l’aggregazione con gli altri connazionali, quanto l’integrazione con i colleghi canadesi. Oggi internet consente di mantenere facilmente i contatti con l’Italia e pertanto non si avverte quella nostalgia per il nostro Paese che invece animava gli immigrati di un tempo ad associarsi dopo il loro arrivo. Alcuni si rivolgono al Consolato solo dopo aver stabilizzato la propria posizione migratoria, quando maturano la decisione di essere pronti a passare definitivamente tra i residenti all’estero. È quindi difficile intercettarli perché mimetizzati più facilmente rispetto al passato. La nostra collettività ha visto nascere da alcuni anni una bella realtà associativa, che è riuscita ad attirare anche questa “nuova mobilità”: si tratta dell’Associazione “ARPICO”, che riunisce ricercatori e professionisti, di vecchia e nuova immigrazione. Anche il locale Comitato “Dante Alighieri” ha organizzato eventi che hanno visto la partecipazione di connazionali stabilitisi da poco nella circoscrizione. La nuova sfida è quella di creare, unitamente al locale COMITES e al Consigliere del CGIE, altre analoghe opportunità di incontro.
D. La stampa di lingua italiana all’estero ha sempre rappresentato per le comunità immigrate un forte legame linguistico e culturale con la nostra patria d’origine. Sono note le difficoltà anche economiche sopportate dalla maggior parte di queste pubblicazioni, che spesso possono continuare a servire I loro lettori grazie agli sforzi e sacrifici personali di chi le dirige e al volontariato dei collaboratori. Sappiamo che recenti avvenimenti come il terremoto economico dovuto al Covid-19 hanno messo a dura prova le economie dei paesi del mondo. Anche l’Italia fronteggia molte dure prove su questo piano: sarà possibile continuare a garantire il sostegno economico alla stampa italiana all’estero?
R. La stampa italiana all’estero costituisce un importante mezzo di comunicazione tra le diverse realtà di un territorio e contribuisce a mantenere un forte legame con la propria identità culturale e con la propria terra di origine. Inoltre attraverso queste pubblicazioni si riescono anche a veicolare le informazioni istituzionali, per esempio in occasioni delle varie consultazioni cui sono chiamati i connazionali all’estero. Le istanze di contributo sono gestite dal competente Dipartimento costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tutti ci auguriamo che il nostro Paese possa presto recuperare (e superare) i livelli di sviluppo economico pre-crisi e pertanto la Presidenza del Consiglio sia in grado di continuare a sostenere tante importanti iniziative editoriali.
D. Apriamo ora una prospettiva un poco più personale: quali sono le sue passioni, i suoi hobbies principali?
R. Fin da piccolo sono stato un appassionato di storia (classica e contemporanea), scacchi e sport. Ho avuto l’opportunità di crescere a due passi da importanti zone archeologiche, insediamenti già sviluppati quando Roma non era stata ancora fondata. Trapani, la mia città di adozione, è citata nell’Eneide di Virgilio, come il luogo in cui l’eroe troiano seppellisce il padre e tiene in suo onore una sorta di mini-olimpiade, come era d’uso nel mondo ellenico. Anche lo sport è stato importante nella mia formazione e nei limiti del possibile cerco di continuare a praticarlo. A livello amatoriale mi sono cimentato nel tennis, scherma, pallamano, volley, ma il mio sport preferito è il basket. Amo anche viaggiare e conoscere culture diverse ed in questo sono molto aiutato dal mio lavoro.
D. Se le chiedessi qual è il suo scrittore/scrittrice preferito/preferita, cosa risponderebbe? E il film che le è piaciuto di più?
R. Essendo molto legato alla mia terra, mi piacciono molto i libri di Andrea Camilleri, che con il suo stile è riuscito a dare notorietà alla lingua che è comunemente parlata oggi in Sicilia, un misto tra dialetto e italiano. Da poco ho finito di leggere “I Leoni di Sicilia”, un romanzo di Stefania Auci sui Florio, una famiglia di grandi imprenditori che ha marcato un’epoca. Tra i film che preferisco vi sono ovviamente tutti gli Oscar italiani, ma quelli che non mi stanco di rivedere sono “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore, la cui colonna sonora è peraltro di Ennio Morricone, recentemente scomparso, e “Il Postino”. Tra quelli meno noti in campo internazionale, “Non ci resta che piangere”, con Troisi e Benigni, mi sembra un capolavoro di comicità.
D. Quali considera come valori essenziali da trasmettere ai giovani e giovanissimi? Cosa direbbe per esempio ai suoi figli?
R. La mia generazione è quella del miracolo economico, di uno Stato sociale molto generoso. I nostri genitori, che avevano vissuto le privazioni della guerra, ci hanno voluto risparmiare i sacrifici che avevano dovuto affrontare. Probabilmente molti di noi sono cresciuti con un’erronea sensazione del rapporto con l’autorità (statale o locale), da cui si pretende di ricevere molto di più rispetto a quanto si è disposti a dare. Ai giovani di oggi cercherei di trasmettere un sentimento di cura e rispetto per la propria comunità, che è molto evidente e fruttuoso qui in Canada, ma che in Italia non si traduce sempre in gesti concreti. Mia moglie ed io cerchiamo di educare i nostri due figli, che non sono ancora adolescenti, al rispetto delle regole, alla solidarietà, responsabilità e tolleranza”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi