CORONAVIRUS/ 14.955 CONTAGI/ 181 GUARITI E 250 MORTI PIÙ DI IERI

CORONAVIRUS/ 14.955 CONTAGI/ 181 GUARITI E 250 MORTI PIÙ DI IERI

ROMA\ aise\ - 14.955 persone contagiate, 250 morti, 181 guariti. Questi i dati sul coronavirus in Italia fornito dal capo della protezione civile Angelo Borrelli nella conferenza stampa di oggi pomeriggio, affiancato dal presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro.
Il numero dei contagiati è aumentato di 2116 persone in un giorno, 836 di questi solo in Lombardia, che al momento ha 7732 malati di coronavirus. Nella stessa regione, ieri sono morte 146 persone.
Il totale dei guariti sale a 1439.
Numeri che salgono, dunque, e che saliranno ancora in vista del “picco” dei contagi che ancora non c’è stato.
Dal punto di vista epidemiologico, Brusaferro ha confermato che dai dati che stanno approfondendo, emerge che i deceduti positivi al virus hanno oltre 80 anni e che sono prevalentemente maschi (le donne sono solo il 25,8%). Le fasce più colpite sono quelle dai 70 anni in su, con un picco tra gli 80 e gli 89 anni.
La letalità, cioè “il numero dei morti tra gli ammalati”, è più elevata per gli ultra 80enni. Inoltre, la maggioranza di queste persone era portatrice di più patologie croniche; “solo 2 persone, al momento, risultano prive di ulteriori patologie, ma le loro cartelle sono ancora da analizzare nel dettaglio”, ha precisato Brusaferro.
I sintomi più frequenti riscontrati nei deceduti erano dispnea e febbre.
Sotto analisi anche le cartelle delle due uniche pazienti morte under 40, due donne di 39 anni: una morta in ospedale con una patologia neoplastica; l’altra morta a casa, con diabete e obesità e altri disturbi.
Rilanciato l’appello a donare il sangue e a seguire le regole in modo “rigorosissimo se si è positivi asintomatici”.
Sull’ipotesi avanzata da Ricciardi (Oms) circa l’ormai prossima diffusione del virus al Sud, Brusaferro ha detto di considerare “verosimile” un aumento nei numeri “questo fine settimana”; aumento “legato in parte ad alcuni comportamenti degli scorsi week end. La durata media dell’incubazione è tra 4 e 7 giorni e le immagini che avete riportato di folle al mare, a sciare, in piazza o nei mega aperitivi” fa pensare che “una parte di queste persone avrà sintomi e potrà risultare positiva. Diamo atto del fatto che da qualche giorno gli italiani hanno capito” che devono evitare assembramenti. “Vedremo le curve, è un’ipotesi. Speriamo di essere smentiti dai fatti”.
Nel frattempo, anche per ovviare alle carenze del sistema sanitario nelle regioni soprattutto del sud, Borrelli ha confermato che si è a lavoro da tempo per “potenziare le terapie intensive e sub intensive”.
Ad un collega spagnolo che gli ha chiesto come si collabora con le protezioni civili degli altri paesi – oggi la Spagna ha dichiarato lo stato di emergenza (ndr) – Borrelli ha ricordato che i contatti si hanno attraverso il meccanismo europeo di protezione civile che, però, questa volta non ha funzionato a dovere: “in occasione di altre calamità c’è stata maggiore collaborazione ed è stato più incisivo rispetto ad oggi”, si è limitato a dire Borrelli.
Da ringraziare, invece, la Croce rossa e il governo cinese per l’invio di medici e materiali, atterrati ieri a Roma.
“Ci troviamo di fronte ad una crisi globale, nessun paese può considerarsi esente”, ha detto Brusaferro. “L’unico modo di affrontarla è condividere esperienze e buone pratiche. La presenza dei colleghi cinesi è una grande opportunità per acquisire informazioni e confrontarci sulle evidenze disponibili. Grazie ai colleghi venuti in Italia!”.
Citata la sperimentazione di Napoli su cui Aifa sta dando autorizzazione, Brusaferro non si è sbilanciato su quando l’Italia avrà il suo picco di contagiati: “i modelli con cui lavoriamo sono di proiezione e tengono conto di diversi fattori, il più importante è il fattore R0 che indica quanto ogni positivo infetta altri. Il secondo valore è il tempo medio che intercorre tra la contrazione dell’infezione e la manifestazione dei sintomi. Cambiando i valori di questi dati si possono avere picchi a diverse settimane”.
Ora, “la nostra scommessa, la nostra strategia è di abbassare il più possibile il valore R0 per evitare i picchi”, con l’obiettivo principale di evitare la crisi del sistema ospedaliero. “Se il picco rimane più basso ma “spalmato” più a lungo, si garantisce una migliore assistenza a tutti”. Ma, ha concluso, “scenari di questo tipo sono molto influenzati dalla nostra capacità di obbedire alle raccomandazioni che abbiamo dato”. (aise) 

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