CORONAVIRUS/ 23073 CONTAGIATI/ 414 NUOVI GUARITI/ 349 MORTI

CORONAVIRUS/ 23073 CONTAGIATI/ 414 NUOVI GUARITI/ 349 MORTI

ROMA\ aise\ - Altre 414 persone in Italia sono guarite dal coronavirus. Il totale di chi ha sconfitto la malattia è quindi di 2749 persone. purtroppo, però, altri 349 italiani sono morti. In totale, i contagiati nel nostro Paese sono 23.073. Di questi, 10.197 sono in isolamento domiciliare senza sintomi o con lievi sintomi, 1851 in terapia intensiva (sempre il 10% dei contagiati). Il numero dei contagi sale di 2.470, un dato “al ribasso” anche se mancano i dati di Puglia e provincia di Trento. Calano i numeri anche in Lombardia, anche se la situazione è sempre critica. Questi i numeri riferiti oggi da Angelo Borrelli, capo della protezione civile, affiancato in conferenza stampa da Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità.
Borrelli ha spiegato anche che altri 7 pazienti sono stati trasferiti dalla Lombardia, mediante la Cross (in totale sono 47) e annunciato che la ong di evangelici americani “Samaritan’s Purs” ha donato una struttura ospedaliera con 60 letti e 8 posti di terapia intensiva, che sarà allestita a Cremona.
Crescono anche le forze in campo: il numero dei volontari di protezione civile è di oltre 4000 persone, 700 in più di ieri, che si aggiungono a sanitari e forze dell’ordine e forze armate. 600, in totale, le tende pre-triage allestite, 52 in più di ieri; 122 quelle nei penitenziari.
Ringrazio i cittadini che stanno donando sangue, è importantissimo, serve per assicurare cure adeguate a chi sta male”, ha quindi sottolineato Borrelli, rinnovando l’invito a donare.
Ringraziamento rilanciato anche da Locatelli, che ha spiegato quanto sia “importante” donare sangue “perché consente al Paese di far fronte alle esigenze trasfusionali, che non vengono meno per l’emergenza da coronavirus, e al bisogno di emocomponenti che servono per interventi di chirurgia maggiore o per i trapianti”.
Dal punto di vista epidemiologico, Locatelli ha voluto sottolineare 5 punti: il primo è che in questa situazione “il nostro Paese ha messo in campo le migliori risorse e intelligenze” per affrontarla nel modo “più efficace”.
Ministero della salute e regioni “lavorano per omogeneizzare i piani di trattamento dei pazienti, con percorsi protocollari comuni e strategie di gestione dei pazienti più critici”.
Locatelli ha quindi annunciato la “implementazione imminente di studi rigorosi che testino e documentino l’efficacia clinica di approcci sia mirati a inibire la replicazione virale (farmaci antivirali) sia strategie di trattamenti per ridurre l’iperinfiammazione” che porta con sé il virus.
Per farlo, è siamo al quarto punto, “si è deciso di elaborare modalità innovative che garantiscono rigorosità nella conduzione di clinical trial”, ma che la tempo stesso “consentono di avere agilità” perché “è evidente che la nostra stella polare è il bisogno di dare risposte immediate e di cercare di attivare più velocemente possibile questi studi clinici che ci permetteranno di capire se le due strategie sono efficaci”.
Quindi, Locatelli ha ribadito come questo sia “il tempo del massimo rigore, della massima attenzione per documentare la validità di approcci terapeutici molto promettenti, ma la cui efficacia deve essere comprovata senza lasciarsi andare a emotività”, insomma serve “responsabilità anche nella comunicazione”. “È stato adottato un metodo di lavoro degno della tradizione medico scientifica dell’Italia, che ha sì il numero maggiore di persone colpite da covid19, ma anche tutti gli strumenti per essere punto di riferimento della comunità scientifica internazionale”. Un ruolo quasi “pionieristico”.
In questo approccio avrà un “ruolo cruciale” l’Aifa, cioè l’agenzia italiana per il farmaco, che avrà il compito “non solo di coordinare gli studi clinici ma anche di raccogliere i dati dei pazienti trattati con uso compassionevole, cioè al di fuori dei protocolli e degli studi clinici”.
Locatelli ha quindi più volte ribadito la necessità di rispettare le raccomandazioni del Governo, spiegando che gli effetti veri e propri si dispiegano nel tempo.
Vale anche al contrario: il picco che sta vivendo Bergamo, ad esempio, “riflette ancora la situazione di contagio che avevamo 12 - 14 giorni fa. Per vedere una riduzione dei contagiati, e auspicabilmente una riduzione marcata dell’impatto clinico sui pazienti, serve ancora qualche giorno”.
Nel frattempo tutti devono seguire le norme igieniche raccomandate, senza credere, però ai falsi allarmi.
“Un virus per vivere e replicarsi ha bisogno di cellule, da solo non ce la fa”, ha spiegato Locatelli. “Questo è il motivo per cui è fondamentale essere attenti alla prevenzione di contagio tra uomini” quindi “mantenere la distanza ed evitare abbracci e strette di mano”, per evitare di entrare in contatto con gocce di saliva di un contagiato.
“Che poi la saliva possa cadere sulle superfici e per un po’ di tempo possa avere ancora al suo interno delle cellule con il virus è possibile, ma è per questo – ha sottolineato – che raccomandiamo nel decalogo l’importanza di lavarsi frequentemente le mani per rimuovere anche questa possibile infezione. Ovviamente – ha precisato – questo tipo di contagio è assolutamente marginale rispetto a quello tra uomini. È un problema di responsabilità individuale, di comportamenti congrui per uscire da questa situazione prima possibile. Da qui a non introdurre in casa scarpe e abiti usati per uscire ce ne corre”.
Ricordato che le misure restrittive e le raccomandazioni servono per allontanare o, nella migliore delle ipotesi, eliminare il “picco” dei contagi, ciò non accadrà su scala europea “perché anche in altri Paesi vi è un incremento sostanziale di contagiati e vittime” e quindi i numeri cresceranno. Fino a quando “nessuno lo sa”, ha detto Locatelli commentando così i risultati di uno studio inglese secondo cui il covid19 resisterà fino alla prossima primavera.
Auspicando di continuare a veder calare il dato italiano, Locatelli ha confermato che non ci sono vittime sotto i 30 anni e che i bambini sembrano più protetti: combattono meglio l’infezione, forse perché più “allenati”, ma sono pericolosi veicoli per il virus dunque in grado di contagiare gli anziani. Ecco perché è stato importante chiudere le scuole; se occorrerà una proroga se ne parlerà a ridosso del 3 aprile.
L’Italia “è il Paese che, ad oggi, ha fatto più tamponi: sia il gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità che il Comitato tecnico scientifico della protezione civile hanno identificato le categorie di pazienti meritevoli di tampone, soggetti con gravi sintomi respiratori o con sintomi simil - influenzali – febbre, tosse, raffreddore o congiuntivite – che siano stati in contatto con soggetti contagiati o a rischio. È evidente che va garantito il tampone a loro. Un allargamento indiscriminato è irrealistico e poco utile per il contenimento nel nostro paese”, ha quindi affermato Locatelli commentando una indicazione dell’Oms all’Italia.
Sul fronte risorse e mascherine, Borrelli, da un lato, ha definito “sufficienti le risorse stanziate con il decreto di oggi” e dall’altro ha confermato l’impegno nel reperire mascherine, cosa resa difficile dai blocchi messi dagli altri paesi e dall’assenza di produzione nazionale.
“La questione delle mascherine è nota e abbiamo fatto di tutto per reperirle”, ha detto Borrrelli. Ricordato che “la gestione della sanità è di competenza delle regioni” e che “la protezione civile non produce né commercializza mascherine”, Borrelli ha aggiunto: “io, come tutti qui, lavoro notte e giorno per cercare mascherine, ventilatori, guanti e camici. Il consumo è decuplicato, se non di più, rispetto ai fabbisogni” e noi “non abbiamo produzioni nazionali di questo tipo”. La nomina di Arcuri “è docuta proprio a supportare la protezione civile e per avviare una produzione nazionale che ci renda autosufficienti”.
Borrelli ha quindi ricordato che la Lombardia ha avuto un’attenzione prioritaria e assicurato che ovunque gli ospedali privati stanno facendo la loro parte aumentando i posti per il servizio pubblico. (aise) 

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