CORONAVIRUS: 50418 CONTAGIATI/ 408 GUARITI E 602 MORTI IN PIÙ

CORONAVIRUS: 50418 CONTAGIATI/ 408 GUARITI E 602 MORTI IN PIÙ

ROMA\ aise\ - Sono 50.418 i contagiati da coronavirus in Italia, 3780 in più di ieri; 26.522 sono in isolamento domiciliare senza sintomi o con pochi sintomi; 3204 in terapia intensiva (6% dei positivi), il resto dei pazienti è in ospedale in reparti ordinari. 408 le persone guarite, che portano il totale a 7423; 602 i morti. Questi i dati aggiornati riportati oggi pomeriggio dal capo della protezione civile, Angelo Borrelli, affiancato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.
È proseguita l’attività della Cross, con il trasferimento di altri 4 pazienti dalla Lombardia (per un totale di 68 trasferiti, 28 con il virus, 40 no). Due pazienti sono in partenza per la Germania, ha detto Borrelli, sottolineando l’importanza della “solidarietà internazionale”. Ma anche di quella degli italiani che “con slancio” hanno donato oltre 25 milioni e mezzo di euro: a tanto ammontano le donazioni raccolte dal conto corrente del Dipartimento della protezione civile. Somme, ha ricordato Borrelli, che saranno destinate all’acquisto di dispositivi di protezioni personale, materiale sanitario, respiratori, per “aumentare la capacità di risposta del nostro paese per contrastare l’epidemia”.
“Ringrazio i numerosi Paesi che hanno contribuito alle nostre attività: la Federazione Russia, Cina, Cuba, Francia e Germania”, che hanno “messo a disposizione uomini e mezzi”.
Si tratta del “frutto di relazioni che il nostro sistema di protezione civile ha avuto con gli altri paesi negli anni; con la Russia – ha ricordato – c’è un rapporto ultradecennale: siamo intervenuti a Beslan nel 2003 e negli incendi del 2010, in un’azione proseguita nel corso del tempo. Con molti Paesi c’è da tempo uno scambio di esperienze e di collaborazione”. Nel frattempo “prosegue l’attività di soccorso in emergenza”. È quanto accade in Croazia, colpita ieri da un terremoto: “l’Italia ha risposto con un modulo di assistenza alla popolazione, partito dal Friuli Venezia Giulia. Questo a dimostrazione che anche durante un’emergenza come quella del virus, il nostro sistema di protezione civile continua a fare il proprio lavoro ed è solidale con chi è colpito da altre emergenze”.
A Brusaferro il compito di ribadire che quella che inizia oggi è una “settimana molto importante per valutare l’andamento delle curve”. Se il virus corre soprattutto al Nord, la grande scommessa è che “tale situazione non venga al Sud”.
È importante, ha proseguito, che “a quanto facciamo negli ospedali” si affianchi una “parte domiciliare” responsabile, nel senso che “i nuovi positivi o i sospetti devono cessare o ridurre drasticamente la possibilità di trasmettere l’infezione ad altri”.
Brusaferro ha quindi citato la call dei Ministeri dell’innovazione e della salute con l’obiettivo di “censire le potenziali tecnologie soprattutto informatiche e di telemedicina, che aiutino a supportare questa situazione”. Un’occasione anche “per raccogliere idee e sviluppare tecnologie importanti” nei settori della “socialità e dei servizi” in fasi “di limitazione di movimento. Siamo certi che le imprese italiane, i provider, i progettisti e le start up su questa sfida sapranno sviluppare la migliore creatività italiana”.
Posto che due giorni con i dati di contati e decessi in calo “non sono abbastanza per suffragare un trend”, Brusaferro si è detto “molto prudente” e spiegato che quello che vediamo oggi è “l’effetto dei provvedimenti presi nei primi giorni di marzo”. Per vedere l’effetto delle ultime misure c’è bisogno di tempo.
Quanto alle regioni che ne chiedono di ancora più stringenti, ipotizzando – come il Veneto – anche di controllare i cittadini attraverso il Gps come ha fatto la Corea del Sud, Brusaferro ha diplomaticamente affermato che “di fronte a questa situazione nuova, i paesi reagiscono in modi uguali per certi aspetti e diversi per altri. Tutti studiamo soluzioni ed evoluzioni”, ma “le varie applicazioni vanno studiate e contestualizzate nel singole Paese”, tenendo presente la sue “caratteristiche giuridiche” e “il senso di libertà” dei suoi cittadini.
Certo è che siamo tutti sulla stessa barca: l’Italia “suo malgrado” fa da capofila, ma sulla sperimentazione di nuovi farmaci non ci sono scorciatoie.
“L’Aifa è un’agenzia altissimo profilo e da subito ha reso trasparenti le sperimentazioni. Ci sono molte proposte, che vengono riportate pubblicamente”, ha detto più volte Brusaferro. “Alcune auspicabilmente saranno efficaci, altre no”. Senza entrare nel dettaglio del singolo farmaco, Brusaferro ha detto che “da alcune ricerche italiane sugli ipertensivi cominciamo ad avere indicazioni orientative: è importante sperimentare ed essere trasparenti, oltre che condividere le informazioni con il mondo”.
Un mondo in cui le famose curve cominciano ad impennarsi, ma ciò dipende dall’aumetno dei contagi in Paesi molto popolosi, come Usa, Francia, Germania o Regno Unito: “è una sfida globale”, ha ribadito il presidente dell’ISS, che proseguirà anche quando le curve de contagi scenderanno, perchè allora l’obiettivo sarà non far rientrare il virus da altri paesi.
“Rallentare le curve significa sia ridurre il picco ma anche lasciare il tempo alla ricerca di mettere a punto terapie e vaccini per immunizzare la popolazione”, ha ricordato Brusaferro.
Una popolazione che, per il presidente dell’ISS, in alcune zone del sud Italia ancora non fa abbastanza, intermini di isolamento: “quello che ho visto sui giornali della rassegna stampa non mi tranquillizza”. Serve un “atteggiamento rigoroso e unitario in tutto il Paese”.
Un paese che di settimana in settimana fa i conti con i problemi logistici e di assistenza dei senza dimora, ma anche della comunità Rom, ma anche di chi non può rimanere a casa per trascorrere la quarantena. Secondo il viceministro alla salute Sileri per questi ultimi servirà pensare a strutture adatte; un’ipotesi da percorrere senz’altro, anche secondo Brusaferro, che ha concluso citando le modalità di telecontatto avviate dalle regioni più colpite per “monitorare alcuni parametri” e avere sempre un contatto con i pazienti, con l’obiettivo primario di “non farli finire in ospedale”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi