CERVELLI IN FUGA E DI RITORNO

CERVELLI IN FUGA E DI RITORNO

ROMA – focus/ aise - "88 giorni nelle farm australiane: un moderno rito di passaggio" è il titolo del volume di Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto, promosso dalla Fondazione Migrantes, che sabato 25 gennaio è stato presentato a Conegliano in occasione dell’Australia Day, la festa nazionale australiana che ricorda lo sbarco della First Fleet nella baia di Sydney.
L’evento organizzato dall’associazione Italia-Australia ha visto il patrocinio e la partecipazione dell’Ambasciata australiana a Roma, del Comune di Conegliano e del Comune di Gaiarine, di Unioncamere del Veneto e della Regione Veneto, oltre alla collaborazione di privati e associazioni. Tra i vari relatori, anche l’ambasciatore australiano, Greg French, e il console australiano di Milano, Sheila Lunter.
Il fine settimana dedicato al legame tra Italia e Australia si è aperto con un convegno focalizzato su tematiche di carattere sportivo e su questioni economiche, per poi procedere con l’aspetto culturale e istituzionale, quando la sala consiliare del Municipio ha accolto le principali autorità australiane per il rinnovo del patto di amicizia tra le città di Conegliano e Lismore nel New South Wales, cerimonia poi seguita da un’esibizione con il didgeridoo, tipico strumento musicale del popolo aborigeno.
Residente in Australia e delegato a rappresentare la città di Lismore, Michele Grigoletti, ha testimoniato l’importante legame storico-culturale che esiste tra le due cittadine e che viene rinsaldato annualmente a Lismore in occasione dell’importante "Friendship Festival".
Il pomeriggio è continuato con la presentazione del libro "88 giorni nelle farm australiane: un moderno rito di passaggio", illustrato da Giuseppe Casarotto, che ha analizzato le condizioni dei giovani italiani che hanno fatto un’esperienza in Australia, ancora una delle mete predilette dai giovani alla ricerca di un futuro professionale all’estero.
Il volume è il risultato di un percorso di ricerca che ha visto gli autori, Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto, dialogare con centinaia di giovani italiani che hanno concluso l’esperienza di vita e di lavoro nelle lontane campagne australiane.
Promosso dalla Fondazione Migrantes ed edito da Tau Editrice, il volume raccoglie più di 80 testimonianze, scritte in prima persona da chi ha affrontato l’esperienza delle farm ed è corredato dalle fotografie che i giovani hanno scattato durante la loro avventura. Gli scatti mostrano le tappe del viaggio che il giovane deve affrontare per l’ottenimento del secondo visto vacanza-lavoro, tuttavia i testi parlano anche di un viaggio interiore, di crescita e di maturazione. Dopo le farm i ragazzi si riscoprono più adulti, più liberi dalle paure, dai blocchi psicologici, più consapevoli delle proprie possibilità e meno spaventati dai propri limiti. Attraverso l’analisi delle testimonianze il volume svela perché gli 88 giorni nelle farm australiane possono essere considerati un "moderno rito di passaggio".
Parlando invece di “cervelli in rientro”, tra tanti medici e infermieri che hanno trovato lavoro all’estero, la Asl Lanciano Vasto Chieti tenta di invertire la rotta e assume un "cervello in fuga": si tratta di Donato Micucci, cardiochirurgo, attualmente in servizio in una struttura sanitaria di Genk, in Belgio. L’Azienda sanitaria lo ha reclutato scorrendo la graduatoria di un precedente concorso, al quale il professionista aveva partecipato, per coprire una carenza di organico venutasi a creare nella Cardiochirurgia dell’Ospedale di Chieti.
La Direzione generale ha dato esecuzione a una sentenza della Corte d’appello dell’Aquila che ha ritenuto pienamente efficaci le dimissioni rassegnate ad aprile 2017 da un cardiochirurgo. Quest’ultimo le aveva successivamente ritirate, imputandole a un "gesto impulsivo" dovuto a una "situazione lavorativa conflittuale e stressogena" all’interno dell’unità operativa teatina di Cardiochirurgia. Ma tale domanda di reinserimento all'epoca non era stata accolta dalla Asl che aveva disposto la risoluzione del contratto a partire dal 1° agosto 2017.
In primo grado il Tribunale di Chieti aveva dato ragione al ricorrente e disposto il suo reinserimento in servizio. La Corte d’appello dell’Aquila ha invece ritenuto non sussistente un "vizio del consenso" tale da giustificare l’annullamento delle dimissioni e ha ribaltato la sentenza di primo grado, dando ragione alla Asl. (focus\ aise) 

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