Il Cgie ricorda Dante

ROMA – focus/ aise - “Oggi celebriamo il settimo centenario della morte di Dante Alighieri e la seconda edizione del Dantedì, consapevoli del valore che riveste la sua opera ancora nella nostra vita quotidiana. Tutti siamo debitori di quello che il suo genio ci ha trasmesso e lo provano le iniziative in corso oggi ovunque nel mondo. Noi italiani in particolare, dato che Dante è stato l’artefice della nostra lingua e ci ha trasmesso un’idea di nazione, quando questa ancora non era e il concetto dell’Italia unita, così come il senso di Patria, era concepito in maniera utopica, più sotto l’aspetto emotivo e sentimentale, che sotto l’aspetto statuale. Quello che noi siamo e quel che siamo diventati in questi sette secoli, che ci separano dalla sua morte, è sotto gli occhi di tutti i cittadini del mondo”. Così il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone, nel suo intervento di apertura dell’incontro online promosso dal Consiglio generale con l’Associazione Culturale campana “Lectura Dantis Metelliana” e la casa editrice ETPbooks, in occasione del secondo DanteDì, dalla grande enfasi in questo 2021, anno in cui si celebra anche il settimo centenario della morte del Sommo Poeta.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero, ha aggiunto Schiavone, “a maggior ragione riconosce nell’opera del Sommo Poeta tutti i motivi che, attraverso la sua eredità culturale, concorrono a tenere assieme il comun sentire delle nostre comunità con la madre Patria e a rinverdire i legami culturali, economici e sociali che esprimono valori dai quali attingere orientamenti e ispirazioni. L’odierna celebrazione rafforza il senso di appartenenza e la lingua italiana diventa un ponte, il mezzo attraverso cui i popoli dialogano fra loro, mentre la cultura esprime una visione umanistica che pone l’uomo al centro dell’universo. Noi italiani con le nostre innate abitudini, le tradizioni, gli usi e i costumi siamo portatori di uno stile di vita, un modo di concepire e di star nel mondo forgiati da valori che trovano riferimenti ancestrali anche nelle opere di Dante Alighieri”.
“La sua poesia – ha evidenziato il segretario generale – sublima ed esprime il bello, il gusto, l’architettura, lo stile curato e differenziato che trovano nella nostra lingua d’arte i veicoli che oggi ispirano e vengono riprodotti nella moda, nell’arte, nel design; la sua prosa viene recepita e espressa nelle buone maniere con le quali vengono presentati i tesori del nostro paese attraverso l’enogastronomia, la cura dei musei e delle grandi opere presenti sotto il cielo azzurro dell’Italia, nelle città d’arte e nei siti turistici presenti lungo lo stivale, impregnati di ospitalità e del costume nostrano; i suoi manuali sulla politica sono fonte di confronto con le pratiche diffuse del governo della vita civile e sociale delle nostre società, mentre gli aspetti scientifici, religiosi e del diletto che trascendono la fede e l’amore sono ricchi di suggestioni e di ispirazioni, che fanno degli uomini e delle donne i protagonisti della commedia umana dei nostri giorni. Abbeverarsi alla fonte delle opere di Dante, possiamo dire, aiuta a ritrovare il senso della vita”.
In questo, ha aggiunto, “merita una breve riflessione il legame tra l’opera e la vita di Dante Alighieri in parallelo a quella degli italiani all’estero. Dante ha vissuto, come noi, il duro distacco dalla terra d’origine e il dolore dell’esilio, cui è stato costretto dalle fazioni politiche e dalle guerre che hanno travagliato la storia di Firenze nel corso della sua vita. Il Poeta ha predicato la necessità della separazione fra il potere spirituale della Chiesa e il potere temporale dell’Imperatore che, nella sua visione avrebbe dovuto unificare il mondo”.
“Noi – ha sottolineato Schiavone – abbiamo mantenuto forti i valori della nostra fede e il rispetto per la Nazione da cui proveniamo, l’Italia che Dante ha contribuito a unificare dandole una lingua sola, una lingua che potesse fiorire sulle labbra di tutto il popolo dalle Alpi al mare, una lingua che ha cominciato ad affinare nell’esilio quando dibatteva se basarla sul lombardo, troppo duro, o sul romagnolo, troppo dolce, per poi fermarsi per un tratto sul bolognese e infine dimenticare le sue esitazioni facendo proprio il fiorentino e dedicandogli il suo capolavoro, la Divina Commedia, summa del pensiero politico, dell’etica, della scienza, della storia, delle virtù che fanno parte dell’animo italiano e anche delle brutture che le mettono in pericolo. Dante ci ha parlato dell’amore che in tutte le sue forme modella e dà contenuto alle nostre esistenze; ha fatto tutto questo donando a noi, italiani all’estero, la forza unificante dell’espressione del pensiero nella lingua più bella del mondo, la nostra, che insegniamo dappertutto e cantiamo oggi con le sue parole”.
“Straordinario – ha rilevato il segretario generale – è l’entusiasmo con cui i nostri connazionali hanno preparato queste celebrazioni assieme ai Comites, alle associazioni culturali italiane e tra loro la Società Dante Alighieri con i suoi 401 comitati sparsi nel mondo, come anche numerose istituzioni straniere quali: il Forum per l’italiano in Svizzera, le università francesi, la collaborazione tra la Dante di Genk e le associazioni culturali italo-belghe in Belgio, la stessa video maratona letteraria che da giorni lega le nostre comunità in Argentina, Brasile, Australia, Stati Uniti e Canada, Sud Africa e alcuni paesi medio orientali e asiatici”.
Sotto l’aspetto culturale, ha evidenziato Schiavone, "c’è un’identificazione globale tra i nostri connazionali in Italia e il mondo. La portata umanistica del pensiero dantesco, come politico, giurista, dotto, carismatico e per terminare esule, grazie al quale sono evoluti e si sono affermati i caratteri e i valori che contraddistinguono la civiltà europea, grazie ai suoi insegnamenti ci sollecita a pensare il nostro ruolo in un mondo libero, aperto, democratico e plurale. Il Cgie è consapevole dell’impegno civile e sociale, politico e religioso che in giro per il mondo ci è dato assumere, per esserne degni discendenti affinché, anche di fronte alle più difficili realtà della vita, possiamo sempre auspicare che arriverà in fretta il momento in cui, dopo aver provato sì come sa di sale è lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale, potremo ritornare a rivedere le stelle”.
“A conclusione del convegno potremo ascoltare, tutti insieme, come saranno lette le terzine della Divina commedia con accenti diversi da chi vive nei diversi continenti del mondo, e però si riconosce nel genio del grande Padre comune, Dante”, ha anticipato Schiavone che, in conclusione, ha inviato “i migliori auguri” a nome del Consiglio Generale degli Italiani all’estero a tutti i connazionali, “ovunque vi trovate nel mondo”.
Collegati da tutto il mondo, i consiglieri del Cgie si sono alternati nella lettura della Divina Commedia a margine dell’evento online organizzato dal Consiglio generale degli italiani all’estero in occasione del Dante Dì. Promosso in collaborazione con l’associazione Lectura Dantis Metelliana, con la casa editrice ETPbooks, l’incontro – introdotto dal direttore generale Luigi Maria Vignali (Dgit) e dal segretario generale Michele Schiavone e moderato da Marco Galdi – ha offerto prima il contributo di Irene Chirico, direttrice di Lectura Dantis, e poi gli approfondimenti – vere e proprie lezioni, l'una sulle parole di Dante usate ancora oggi, l'altra sul volgare tanto amato dal Sommo Poeta – a cura del professor Luca Serianni (La Sapienza) ed Elena Lombardi, docente ad Oxford.
Quindi, introdotti da Lucia Criscuolo (Lectura Dantis Metelliana), e con qualche difficoltà di collegamento, i consiglieri dal Nord al Sud America, dal Sud Africa all’Europa, hanno letto le terzine della Commedia sul coraggio di affrontare l’ignoto - Fatti non foste per viver come bruti – al dolore dell’assenza - era già l’ora che volge al desio; e ancora: sull’italiano lingua dell’amore - Paolo e Francesca – le donne “porte del cielo” – Beatrice – la lontananza – e come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui scale – e il cammino del viandante – lasciate ogni speranza o voi che entrate – sempre protetti da Dio e a cui tutti apparteniamo, ovunque nel mondo. (focus/ aise)