LA GIORNATA DELLA MEMORIA TRA GLI ITALIANI IN ISRAELE

LA GIORNATA DELLA MEMORIA TRA GLI ITALIANI IN ISRAELE

ROMA – focus\aise\ - Il 27 gennaio è stato proclamato dalla legge dello Stato n.211 del 2000 Giorno della Memoria in ricordo delle vittime della Shoah. Data simbolica, scelta perché proprio il 27 gennaio 1945 fu liberato il campo di Auschwitz.
Numerose le iniziative organizzate per commemorare la giornata in Italia e all’estero e, naturalmente, anche in Israele, dove la comunità italiana è numerosa.
A Tel Aviv la ricorrenza verrà celebrata già quest’oggi, 14 gennaio, con la proiezione alle ore 18.30 presso l’Istituto Italiano di Cultura del documentario "La casa dei bambini" (Italia, 2017) di Francesca Muci.
Nell'immediato dopoguerra, la brigata di genieri ebraici dell'esercito britannico, la Solel Boneh, riuscì a portare in salvo centinaia di bambini scampati al terrore dei campi di sterminio. Per tre anni, dal 1945 al 1948, un piccolo comune lombardo di nome Selvino, divenne la loro casa. Orfani delle rispettive famiglie d'origine, perse proprio in quella tragedia, i "bambini di Selvino" riuscirono lentamente a ritrovare momenti di serenità e ripresero una vita normale. Tra il 1946 ed il 1949, la maggior parte dei "bambini di Selvino" fu imbarcata sulla Motonave Enzo Sereni. Quasi tutti furono accolti in Eretz Israel, nei kibbutz Tze'elim e Hanita. Tutt'ora vivono lì insieme come una grande famiglia, replicando il felice modello di Selvino.
"La memoria e le radici: Primo Levi a cento anni dalla nascita" è il titolo dell’evento che avrà luogo domenica 27 gennaio, a partire dalle ore 15.00, presso l’auditorium dello Yad Vashem. Ospiti dell’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’Ambasciata e l’Istituto Italiano di Cultura, saranno Stefano Bartezzaghi e Manuela Consonni.
Primo Levi, scrittore, chimico e prigioniero ad Auschwitz, è riconosciuto universalmente come uno degli intellettuali italiani più influenti nella letteratura e nel pensiero del Novecento. Stefano Bartezzaghi e Manuela Consonni guideranno nell’approfondimento di due importanti aspetti dell’opera di Levi, la parola e la memoria (intesa anche come ricerca delle radici), due degli strumenti di cui Primo Levi si serve per testimoniare l’inferno, per riattraversare con la sua scrittura quel filo spinato e raccontare quello che non si riesce nemmeno a immaginare. L’incontro sarà introdotto dai saluti dell’ambasciatore d’Italia in Israele, Gianluigi Benedetti, e dall’intervento di Fabio Ruggirello, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv. Quindi seguiranno le relazioni di Bartezzaghi su "Levi, o della memoria dell’oltraggio" e Consonni su "Primo Levi, Giobbe e la ricerca delle radici".
Sogno, profumo, gioco, tavoletta, magazzino, malattia, sostegno: per Primo Levi – chimico, scrittore e giocatore con le parole - la memoria è tutto questo e altro ancora. Ma soprattutto la memoria per lui è un senso: una forma di comprensione e una condizione per parlare, fino ad arrivare a dire quel che dire non si può. Saggista e giornalista, Stefano Bartezzaghi (Milano, 1962) è docente di Semiotica e di Teorie della Creatività e direttore del master di giornalismo alla Iulm di Milano.
Un diagramma costituito da due punti legati insieme da quattro diverse traiettorie ellittiche apre La ricerca delle radici, il libro di Primo Levi uscito nel 1981. Esse riportano i libri che Levi pone alla base della sua formazione, i quattro itinerari di letture che sostanziano il percorso umano e intellettuale dello scrittore torinese. Il grafico è denso e complesso, non immediatamente decifrabile. Alla sua estremità si trovano due punti di partenza, o fine, intercambiabili, e metonimici: Giobbe e i Buchi Neri. Manuela Consonni ricopre la cattedra Pela e Adam Starkopf in Studi sull'Olocausto al Dipartimento di storia ebraica e ebraismo contemporaneo, e all'Istituto di Storia dell'Università Ebraica di Gerusalemme, dove dirige anche il Dipartimento di Studi Romanzi e il Vidal Sassoon, il Centro internazionale di studi sull'antisemitismo.
"L’influenza delle leggi razziali sulla vita privata ed accademica di Enzo Bonaventura, esempio dei processi di resilienza per le generazioni future" è il tema della conferenza che David Meghnagi, psicoanalista e professore di psicologia clinica all'Università Roma Tre, dove dirige il Master Internazionale di II livello in Didattica della Shoah, terrà l’indomani, lunedì 28 gennaio, alle ore 18.30, nella sede dell’IIC di Tel Aviv.
Enzo Joseph Bonaventura, una delle figure centrali dello studio e della ricerca psicologica e psicoanalitica italiana, sconosciuto non solo al grande pubblico, ma anche agli addetti ai lavori, fu direttore del Laboratorio di Psicologia Sperimentale dell’Istituto di Psicologia dal 1924 e docente di Psicologia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. Pur avendo vinto il concorso per l’idoneità nel 1931, Bonaventura non ebbe mai la cattedra. Espulso dall’ateneo in seguito alle leggi razziali del ’38, migrò a Gerusalemme, dove andò a ricoprire la cattedra di psicologia all’Università Ebraica. Morì tragicamente nell’aprile del 1948 in un agguato contro il convoglio dell’Hadassah. Bonaventura fu una figura carismatica nel movimento di rinascita ebraica in Italia agli inizi del Novecento sionista italiano e uno dei pionieri della psicologia accademica e della psicoanalisi, cui dedicò il più completo manuale uscito prima della guerra, La psicoanalisi (1938). La vicenda umana e scientifica di Bonaventura è un esempio di capacità di trasformazione del dolore in un progetto di vita che guarda al futuro per ricostruire una esistenza possibile. Nel suo intervento, il Prof. Meghnagi sottolinea l’importanza di ricostruire queste vite cadute nell’oblio, proprio perché queste esistenze rappresentano un grande esempio dei processi di resilienza.
Lo stesso Meghnagi terrà il 19 gennaio un’altra conferenza, "Alla ricerca di Enzo Bonaventura, uno dei padri della psicanalisi italiana", presso il Museo di Arte Ebraica U. Nahon. Durante la serata, che avrà inizio alle ore 18.00, verrà proiettata l’intervista di Carlotta Macerollo a David Meghnagi per Rainews24. Seguirà una visita alla mostra "Italkim: Gli italiani che hanno contribuito a costruire Israele", a cura di Anastazja Buttitta. (focus\aise) 

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