LA VOCE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO (2)

LA VOCE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO (2)

ROMA – focus/ aise – “Esprimo la mia più sincera vicinanza alla Svizzera, paese amico in cui vivono e lavorano migliaia di connazionali italiani. Purtroppo, anche la Confederazione registra gravi criticità nella gestione dell’emergenza e qualche sottovalutazione nell'analisi dell'evoluzione della pandemia COVID19”. Così in una nota Massimo Ungaro, deputato di Italia Viva eletto in Europa.
“Sicurezza sul lavoro e nuove forme di lavoro agile per combattere il contagio sono priorità e temi di cui ho avuto modo di parlare con l’Ambasciatrice Adam successivamente alla prima ondata”, ricorda il parlamentare. “Sebbene anche le aree confinanti con la Svizzera siano in grave situazione sanitaria, penso alla Lombardia e al Piemonte, non deve mai mancare la collaborazione sanitaria tra i nostri due Paesi. Uniti – conclude – sconfiggeremo il Coronavirus”.
“Il patrimonio culturale, storico e paesaggistico della Calabria, con opportuni investimenti nell’industria turistica, segnerà inevitabilmente lo sviluppo della Regione nei prossimi anni”. Lo afferma ancora una volta il deputato del Pd Nicola Carè, eletto nella circoscrizione estero e di origine calabrese.
“La drammatica esperienza che stiamo vivendo, legata all’emergenza sanitaria, non ci deve impedire di guardare oltre e progettare lo sviluppo della nostra terra”, osserva Carè. “La Calabria può raggiungere traguardi che oggi sembrerebbero inaspettati, ma certamente realizzabili nell’immediato futuro”.
“In tale contesto”, continua il deputato italoaustraliano, “investire su startup che puntino - aggiunge - su innovazione e tecnologie avanzate potrebbe offrire un contributo determinante alla crescita economica della Regione, oltre a fornire risposte adeguate in termini occupazionali”.
Secondo Carè “un ruolo determinante potrebbe essere offerto dai tanti giovani di attestata qualità presenti sul territorio regionale e dai numerosissimi calabresi all’estero, desiderosi di investire nella terra d’origine e rendersi protagonisti del suo sviluppo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che l’emigrazione degli ultimi decenni ha subito un’evoluzione: ha riguardato principalmente giovani laureati sui trent’anni che potrebbero trovare nuovi stimoli nell’investire competenze ed energie nella terra d’origine”.
“Rimango fermamente convinto”, conclude il deputato Pd, “che con una programmazione all’altezza ed efficaci strategie di sviluppo, la Calabria possa giocare un ruolo determinante nella crescita del Paese nei prossimi anni”.
“A breve gli oltre 50mila italiani residenti alla Canarie avranno presto a disposizione un nuovo ufficio consolare”. È quanto dichiarato da Elisa Siragusa, deputata del Movimento 5 Stelle eletta in Europa, commentando la discussione di questa mattina in Commissione Esteri, durante la quale sono state approvate le risoluzioni volte ad impegnare il Governo ad aprire un consolato sull’arcipelago spagnolo.
Tra le risoluzioni, quella della Siragusa è quella che è stata presentata per prima, il 4 giugno 2019: “seguiva a breve distanza di tempo una riunione di coordinamento consolare svoltasi a Las Palmas nel marzo 2019”.
“Nella discussione in Commissione - ha aggiunto l’eletta all’estero -, non ho potuto non sottolineare come la calendarizzazione di queste risoluzioni, che pur ho apprezzato, sia giunta ormai fuori tempo massimo: come ricordato dal viceministro Del Re, l’apertura dell’agenzia consolare nella località di Arona (isola di Tenerife) era stata deliberata infatti il 28 luglio scorso”.
“D’altra parte - ha sottolineato Siragusa - già nella risposta a una mia interrogazione di un anno fa (novembre 2019), la Farnesina riferiva che l’agenzia consolare avrebbe potuto probabilmente iniziare a fornire servizi al pubblico “nel corso del secondo semestre del 2020””.
“In ogni caso - ha detto ancora la pentastellata -, il viceministro ha aggiunto inoltre – rendendo conto dello stato dell’arte – come l’emergenza da Covid-19, la quale ha colpito con particolare violenza anche la Spagna, abbia inevitabilmente ritardato le operazioni di apertura dell’agenzia consolare. Ma la Farnesina sta facendo ogni sforzo per ultimare le procedure logistiche e di reclutamento del personale nei tempi più brevi possibili. Si sta ora, di fatto, soltanto attendendo l’assenso da parte delle autorità spagnole, che sono state sollecitate. Nell’attesa”, prosegue la deputata, “il Ministero degli Esteri sta ultimando le procedure finalizzate all’apertura di uno sportello consolare, sempre ad Arona, con l’obiettivo di renderlo operativo entro la fine del mese. Buone notizie, insomma: la numerosa comunità italiana residente nella Comunidad atlantica avrà presto a disposizione un nuovo ufficio consolare”, ha concluso.
Quanti provvedimenti di riconoscimento di cittadinanza iure sanguinis sono stati emessi negli ultimi dieci anni in Italia e all’estero? A chiederlo è Elisa Siragusa, deputata 5 Stelle eletta in Europa, in una interrogazione ai Ministri dell'interno e degli esteri, Lamorgese e Di Maio.
“Secondo la legislazione vigente (articolo 1, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 91) – ricorda Siragusa nella premessa – è italiano chi è figlio di cittadino italiano. La circolare K 28.1 dell'8 aprile 1991 del Ministero dell'interno aveva, in particolare, formalizzato le modalità di riconoscimento dello status civitatis ai cittadini stranieri di ceppo italiano, sottolineando la possibilità che i discendenti dei nostri emigrati, senza alcun limite di generazioni, potessero essere investiti della cittadinanza italiana; al riguardo, giova evidenziare come sia fondato giuridicamente il riconoscimento della cittadinanza anche ai discendenti di un soggetto emigrato da uno degli Stati preunitari prima della proclamazione del Regno d'Italia, a condizione che fosse vivente alla data del 17 marzo 1861 (proclamazione del Regno)”.
“Il riconoscimento del possesso dello status civitatis italiano – precisa la deputata – è tuttavia subordinato al verificarsi di determinate condizioni, e all'accertamento di alcune circostanze: in primo luogo, è necessario dimostrare che la discendenza abbia avuto inizio da un avo italiano; in secondo luogo, si deve provare l'assenza di interruzioni nella trasmissione della cittadinanza; i cittadini stranieri che possano dimostrare, presentando l'opportuna documentazione, di avere nel loro albero genealogico un lontanissimo avo italiano, possono ottenere quindi la cittadinanza; e ciò, nonostante le loro famiglie vivano all'estero da generazioni”.
“Ad oggi, i discendenti degli italiani nel mondo – gli oriundi – sono stimati essere tra i sessanta e gli ottanta milioni di persone”, continua Siragusa. “Potenzialmente, se tutte queste persone volessero e riuscissero a dimostrare le loro ascendenze italiane, il numero degli italiani nel mondo potrebbe aumentare considerevolmente in pochi anni. Le richieste, da parte degli oriundi, della cittadinanza italiana, sembra siano così numerose in alcuni Paesi da compromettere addirittura l'operatività dei servizi consolari; ciò accade in particolare nei Paesi sudamericani, nei quali maggiore è la richiesta di cittadinanza iure sanguinis; soltanto tra il 1998 e il 2010, secondo un recente articolo (The Economist, The Problem of the EU's “Golden Passports”, 26 settembre 2020; la traduzione è disponibile su Internazionale, “Un passaporto dell'Unione europea vale oro”, 1° ottobre 2020), un milione di persone ha ottenuto un passaporto italiano in questo modo; dal Rapporto degli italiani nel mondo 2018, si evince come, al 1° gennaio 2018, oltre 2,6 milioni (il 51,9 per cento) degli appartenenti all'Aire abbiano indicato come motivazione dell'iscrizione l'espatrio e/o la residenza all'estero, mentre sono circa 2 milioni (pari al 39,5 per cento del totale) gli iscritti per nascita. Sempre nel rapporto si sottolinea come nel 2018 le motivazioni di iscrizione per nascita e per acquisizione di cittadinanza abbiano registrato aumenti più significativi rispetto all'espatrio e/o alla residenza all'estero”.
“Anche guardando ai dati riguardanti l'acquisto della cittadinanza dei residenti stranieri in Italia, si ottengono informazioni meritevoli di riflessione”, sottolinea Siragusa. “Nel report Istat “Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza”, pubblicato il 14 novembre 2018, vengono analizzati i dati degli stranieri non comunitari residenti in Italia divenuti italiani iure sanguinis. Il rapporto mostra come sia un collettivo in crescita: nel 2016 erano circa 7 mila individui, saliti a 8.211 nel 2017 (circa il 6,1 per cento di tutte le acquisizioni di cittadini non comunitari residenti in Italia)”.
Secondo la parlamentare, infine, “occorre evidenziare come diverse inchieste e indagini abbiano fatto luce, in questi anni, sul business illegale finalizzato a far acquisire in tempi brevi la cittadinanza italiana a stranieri, truffa che si sostanzia nella creazione di falsi documenti attestanti un'ascendenza italiana”.
Alla luce di queste considerazioni, Siragusa chiede di sapere “quanti provvedimenti di riconoscimento di cittadinanza iure sanguinis siano stati emessi negli ultimi dieci anni, in Italia e all'estero, per avi oltre la seconda generazione, e quali siano i dati ufficiali per quel che concerne il numero di pratiche aperte vertenti sul riconoscimento di cittadinanze iure sanguinis”.
“Inaugureremo ufficialmente il 7 dicembre la nuova sede consolare a Vitoria, Espirito Santo, in Brasile. Inoltre, in questi giorni è arrivato l’ok delle autorità tedesche per l’apertura della sede consolare a Saarbrücken, nel Saarland, in Germania”. Con queste due notizie è iniziato l’intervento del Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, al Comitato di presidenza del CGIE, riunitosi questo pomeriggio in videoconferenza.
Affrontando il tema della riforma di Comites e CGIE, il Sottosegretario si è detto “al cento per cento d’accordo con il Segretario generale Michele Schiavone sul fatto che per andare avanti è necessaria la volontà politica del Parlamento”, perché “una riforma elettorale deve trovare il più ampio consenso, anche cercando di coinvolgere le opposizioni; questa non è una cosa che si fa per decreto”.
Secondo l’esponente del governo italiano “bisogna riunire i responsabili per gli italiani nel mondo di tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, per cercare di trovare la velocità necessaria a portare a casa la riforma in tempi brevi”, “massimo in 7 o 8 mesi”.
“Qui ci vuole un’azione veloce in Parlamento, la volontà politica dobbiamo trovarla noi eletti all’estero sensibilizzando ogni forza politica, per riuscire ad arrivare a una nuova legge in vista delle prossime elezioni dei Comites”, ha ribadito. “Se le elezioni saranno a ottobre o novembre, bisogna cominciare a lavorare urgentemente, perché c’è un iter parlamentare da rispettare. Bisogna agire e bisogna farlo in fretta. Noi come MAIE – ha concluso - siamo pronti a spingere, a partecipare, a portare avanti la proposta elaborata nel CGIE”. (focus\ aise) 

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