La voce degli eletti all’estero (2)

ROMA – focus/ aise - “Le misure decise da molti paesi per contrastare il contagio da Coronavirus e il fermo delle attività che esse hanno comportato stanno producendo effetti preoccupanti anche per la vita delle migliaia di associazioni italiane presenti e attive nel mondo, vero punto di forza dell’italianità in ambito globale”. A dichiararlo le deputate del Pd Angela Schirò, eletta in Europa, e Francesca La Marca, eletta in Nord e Centro America, chiedendo alla Farnesina, nello specifico a Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’estero del MAECI, “forme straordinarie di sostegno” per loro.
Le associazioni, scrivono le due deputate dem, “fino all’insorgere della pandemia hanno alimentato le proprie attività tramite i ricavi di eventi e incontri o di piccole attività di intrattenimento che hanno consentito annualmente di coprire le spese vive di gestione. Il fermo di oltre un anno ha fatto sì che siano venute a mancare le pur limitate risorse per far fronte alle spese ordinarie, quali i canoni di affitto delle sedi, le rate condominiali, il riscaldamento, le bollette della luce e così via. Alcuni sodalizi hanno dovuto già disdire i contratti di affitto o sono diventati morosi per altri adempimenti. In diverse realtà, tali sodalizi, essendo considerati associazioni di svago, non hanno rilevanza fiscale, sicché non sono rientrati nei provvedimenti di ristoro adottati dalle autorità del posto”.
“Se non si interviene presto con forme straordinarie di sostegno - spiegano -, rischiamo di trovarci con una rete associativa lacerata e ristretta: un grave danno sia per le nostre comunità all’estero che per gli interessi del nostro paese”.
Per questo si sono rivolte a Vignali, in modo che questo possa “avviare un piano generale di sostegno e ristoro per le associazioni in difficoltà o, quanto meno, l’ammissione di quelle più esposte ai fondi per l’assistenza straordinaria per gli italiani all’estero, rafforzati di due milioni proprio a seguito di un nostro emendamento”.
Nella sua risposta, Vignali ha sottolineato le problematicità di un simile intervento, “sia per il fatto che la maggior parte delle associazioni non ha personalità giuridica che possa giustificare un trasferimento di fondi sia per la scelta di dedicare i nuovi fondi dell’assistenza al sostegno delle piccole attività messe in crisi dalla pandemia”.
Le due deputate elette all’estero col Pd restano “convinte, tuttavia, della necessità e dell’urgenza di una tale iniziativa per cui, con gli strumenti parlamentari adeguati, ci rivolgeremo al Governo perché prenda in considerazione la necessità e l’urgenza di un intervento di ristoro del mondo associativo italiano all’estero sulla base di criteri compatibili con il complesso quadro giuridico e con le situazioni locali”.
“Da ieri è in vigore in Irlanda l’obbligo per le persone provenienti da alcuni paesi europei, tra cui l’Italia e la Francia, di effettuare una quarantena di 14 giorni in albergo, incluse le persone regolarmente residenti che hanno domicilio nella Repubblica Irlandese. Giusto fare di tutto per contenere il Covid-19 e le varianti, ma obbligare le persone a spendere migliaia di euro per stare in albergo quando potrebbero perfettamente isolarsi nella propria abitazione è una misura semplicemente assurda che mette in grave difficoltà quelle persone che abitualmente vivono in Irlanda ma che sono obbligate a viaggiare per motivi di lavoro, di salute o per dire addio ai propri cari in fin di vita in altri paesi”. Questa l’opinione dell’On. Massimo Ungaro e la senatrice Laura Garavini, eletti in Europa di Italia Viva, e dell’On. Alexandre Holroyd, eletto con En Marche dai cittadini francesi residenti nell’Europa del Nord.
“Una misura selettiva non giustificata dai dati - spiegano i tre -, che viola i trattati europei e che colpisce soprattutto le comunità di cittadini europei residenti in Irlanda, come quella italiana e quella francese che contano ormai rispettivamente 50 mila unità e 11 mila unità. Per questo motivo abbiamo inviato al Ministro degli Esteri della Repubblica Irlandese Simon Coveney una lettera di protesta e chiediamo al governo italiano, al governo francese e all’Unione europea di intervenire al più presto”, concludono.
“Esprimo la mia soddisfazione, e quella di tutto il MAIE, per l’ottima notizia che riguarda i lavoratori a contratto – cosiddetti contrattisti – della rete diplomatico-consolare italiana nel mondo. La nuova normativa, approvata in via definitiva, è il risultato del lavoro che negli ultimi anni è stato portato avanti sia dal governo che dal Parlamento, oltre che dai sindacati, primo tra tutti la Confsal Unsa Esteri, di cui segretario è Iris Lauriola. Si tratta del primo e unico sindacato che ha scritto di proprio pugno il testo della norma”. È quanto dichiara in una nota Ricardo Merlo, senatore e presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, all’indomani dell’approvazione definitiva in Senato della proposta di legge Ciprini (M5S).
“Con la nuova legge – riporta Merlo – vengono date maggiori garanzie a questi lavoratori e i loro diritti sono tutelati in misura maggiore. Novità importanti anche per quanto riguarda l’aspetto economico: lo stipendio del contrattista verrà calcolato in base ad alcuni precisi parametri, come il costo locale della vita e del lavoro. Un bel passo in avanti per circa tremila persone che portano avanti un lavoro prezioso in tutte le sedi del mondo”.
“Per la rete consolare la figura del contrattista – sottolinea il senatore – è estremamente importante: grazie al contributo del personale a contratto si riesce a velocizzare il lavoro svolto nelle diverse sedi diplomatico-consolari e a offrire ai nostri connazionali servizi efficienti in tempi dignitosi. Mi sono battuto in prima persona io stesso, dall’interno del ministero degli Esteri in qualità di Sottosegretario nei governi Conte 1 e 2, affinché venisse data più dignità a questi lavoratori. Come MAIE dunque siamo fieri di avere apportato il nostro contributo e contenti che l’obiettivo sia stato raggiunto”.
“Adesso è necessario pensare a riempire quelle sedi estere che sono vuote di personale di ruolo, di cui Paesi come Argentina, Brasile, Usa e Australia sono completamente scoperti, grazie a un concorso interno – conclude Merlo – che dia la possibilità al personale a contratto di entrare nei ruoli per ripartire per l’estero”. (focus\ aise)