La voce degli eletti all’estero

Roma – focus/ aise - “Gli enti che organizzano all’estero i corsi di lingua e cultura italiana stanno incontrando crescenti difficoltà, dovute sia alle limitazioni imposte dalla pandemia alle attività formative che all’applicazione della "Circolare 3" emanata dagli uffici del MAECI, che detta i nuovi criteri organizzativi e didattici”. È quanto rilevato da Francesca La Marca e Angela Schirò, deputate Pd elette all’estero, che hanno portato queste difficoltà all’attenzione della nuova Direttrice centrale per la promozione della lingua e della cultura italiana della DG Sistema Paese della Farnesina, Ambasciatrice Cecilia Meloni.
“La situazione, come testimoniano i rappresentanti degli enti del Nord America, alcuni dirigenti di enti operanti in Francia e in Belgio e la decisione di un ente australiano di ritirarsi dalle attività, ha toccato il limite di guardia”, sostengono le due deputate, secondo cui “è necessario agire presto e con misure non paternalistiche, ma profonde e adeguate”.
“È stato un errore, a suo tempo, non accogliere la nostra richiesta e quella del Consiglio generale degli italiani all’estero di fare slittare di un anno l’applicazione della "Circolare 3" al fine di potere verificare sul campo l’incidenza della nuova regolamentazione e discutere con gli enti le soluzioni più efficaci”, annotano La Marca e Schirò. “Raccogliendo le sollecitazioni dei rappresentanti degli stessi enti gestori e per accelerare un intervento immediato sulla complessa situazione, abbiamo scritto alla nuova Direttrice centrale per la promozione della lingua e della cultura italiana, Ambasciatrice Cecilia Meloni, per chiedere una moratoria immediata nell’applicazione dei criteri della nuova circolare, l’accelerazione delle anticipazioni relative al piano di contributi per il corrente anno, la sospensione dei maggiori carichi finanziari sugli enti che indirettamente derivano da alcuni criteri, l’avvio di un monitoraggio della situazione reale sul piano organizzativo, finanziario e didattico, area per area ed ente per ente, con particolare attenzione alla tipologia dei corsi, al fine di prefigurare le conseguenze reali della nuova normativa”.
“Al di là dell’emergenza, - sottolineano – è necessario superare l’approccio “ispettivo” verso gli enti e passare a un rapporto realmente promozionale, avviando quel metodo di programmazione pluriennale dei corsi, soprattutto se inseriti nei sistemi formativi locali, che dovrebbe essere la vera novità della fase che si è aperta. Buon senso e realismo – concludono La Marca e Schirò – inducono in ogni caso ad attendere la fine della pandemia che anche in questo campo sta imponendo limitazioni alle attività didattiche e a quelle collaterali, indispensabili per rafforzare l’autonomia degli enti”.
“Il sottosegretario ci ha ricordato che ai cittadini italiani con residenza all'estero emigrati o titolari di pensione che rientrano temporaneamente in Italia la legge riconosce, a titolo gratuito, solo le prestazioni ospedaliere urgenti e per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare. Oggi la situazione è di urgenza e la vaccinazione contro il COVID deve far parte delle prestazioni sanitarie urgenti". È quanto sostiene Francesco Giacobbe, senatore Pd eletto all’estero, a commento di quanto sostenuto oggi alla Camera dal sottosegretario alla salute, Pierpaolo Sileri, che ha risposto in Aula all’interpellanza di Fucsia Nissoli (Fi) sulla necessità di vaccinare anche i cittadini iscritti all’Aire temporaneamente in Italia.
"Apprezzo molto il sottosegretario che nella sua risposta ha sottolineato il suo impegno personale per la risoluzione del problema, lo stesso, ha volutamente saltato la risposta formale data dagli uffici e tecnicamente magari ineccepibile", commenta Giacobbe. "Ma qui la situazione non è tecnica di legge ma di urgenza sanitaria e diritto alla salute. Occorre salvaguardare la salute di tutti incluso i cittadini italiani iscritti all’AIRE che si trovano temporaneamente in Italia".
Il senatore sottolinea quindi il suo “rammarico personale, legato alle fughe in avanti che alcuni dei nostri colleghi fanno per una comunicazione a volte non suffragata dalla verità in merito alla vaccinazione degli iscritti AIRE temporaneamente in Italia. Abbiamo l'esigenza e soprattutto il dovere di salvaguardare la salute dei nostri cittadini e quindi tutti gli sforzi devono mirare alla risoluzione del problema. Il diritto alla salute è un diritto sancito dalla nostra Costituzione. I cittadini italiani iscritti all’AIRE non possono essere esclusi”.
Europeisti addio, il MAIE lascia il gruppo al Senato. La decisione è stata presa durante l'ultima assemblea del Comitato direttivo del Movimento Associativo Italiani all'Estero, tenutasi in videoconferenza nelle scorse ore. Hanno partecipato all'incontro virtuale il presidente MAIE, Ricardo Merlo, i vicepresidenti Mario Borghese e Angelo Viro, i coordinatori continentali Ricky Filosa (Europa), Flavio Bellinato (Nord e Centro America), Mariano Gazzola (America Latina), il senatore Adriano Cario, Mirella Giai e Claudio Zin, già senatori MAIE.
“Dopo aver preso atto dell'annuncio di Tatjana Rojc, che ha comunicato il suo ritorno nel Pd entro Pasqua, e del prossimo passaggio di Mariarosaria Rossi alla componente di Cambiamo!, anche noi abbiamo deciso di tornare a iscriverci nel Gruppo Misto, dove nascerà una componente MAIE”, spiega Merlo.
“Evidentemente – aggiunge il Vicepresidente Borghese – il gruppo degli Europeisti, nato con l’obiettivo di sostenere Conte, ha esaurito la sua funzione”.
“Cario ed io - prosegue Merlo - ringraziamo tutti i colleghi con cui abbiamo condiviso battaglie e lavoro durante tutta questa fase. Ora si cambia – evidenzia il Senatore -, perché sono cambiati i tempi, è cambiata la situazione politica”.
“Secondo noi del MAIE – aggiunge il Senatore, Sottosegretario agli Esteri nei Conte 1 e 2 - ormai non ha più senso neppure attendere le decisioni di altri senatori disposti a entrare negli Europeisti per sostituire chi se n’è andato o se ne andrà. Siamo convinti che bisogna voltare pagina”.
“La natura del MAIE è quella di un Movimento nato all’estero, i cui parlamentari sono eletti con le preferenze, come tutti gli altri eletti all’estero, per giunta sottorappresentati in Parlamento, rispetto ai sei milioni di italiani nel mondo. La nostra vocazione, così come la nostra necessità politica, è quella di stringere alleanze e accordi in Parlamento per continuare a crescere e avere l’opportunità di portare la voce e le istanze degli italiani nel mondo sul tavolo del governo italiano. Proseguiremo dunque a dialogare con l’ex premier Giuseppe Conte e con altri attori della politica italiana - conclude Merlo, che nel 2018 è stato il parlamentare più votato all’estero -, convinti come siamo che gli italiani all’estero continueranno a premiarci per la nostra coerenza e per l’impegno con cui portiamo avanti le loro battaglie, che sono anche le nostre”. (focus\ aise)