PAROLA AI COMITES

PAROLA AI COMITES

ROMA – focus/ aise - “Negli scorsi giorni le Nazioni Unite hanno ancora una volta mancato di riconoscere il legame millenario e indissolubile tra il popolo ebraico e la città di Gerusalemme”. È quanto afferma in una nota il presidente del Comites di Tel Aviv Raphael Barki, che, a nome del comitato stesso, esprime “il suo unanime disappunto per la scelta dell’Italia di votare a favore della Risoluzione “Pratiche israeliane che incidono sui diritti umani del popolo palestinese nei Territori Palestinesi Occupati, compresa Gerusalemme Est”, in cui il Monte del Tempio viene citato solo con il suo nome in arabo Haram al-Sharif”.
“Har Ha-Bait, il Monte del Tempio, rappresenta uno dei luoghi più sacri per l’ebraismo, il luogo verso cui da secoli gli ebrei di tutto il mondo si volgono per recitare le proprie preghiere”, spiega Barki. “Negarne la natura ebraica rappresenta uno schiaffo non soltanto in faccia alla verità storica, ma anche al sogno e all’obiettivo di una pace fondata sul rispetto reciproco tra popoli e religioni. Spiace che l’Italia non abbia scelto di dare un segnale diverso come invece hanno fatto altri Paesi, inclusi alcuni stati membri dell’Unione Europea tra cui Austria e Repubblica Ceca”.
“La risoluzione in questione”, prosegue il presidente del Comites, “è stata inoltre presentata insieme ad altre sei mozioni di condanna nei confronti di Israele nell’ambito della Commissione speciale per la politica e per la decolonizzazione: anche in questo caso”, sostiene Barki, “abbiamo assistito alla ripetizione di un copione ormai noto che vede lo Stato ebraico, unica democrazia del Medio Oriente, ritrovarsi a essere l’unico Paese oggetto di censura per violazione dei diritti umani, a fronte di brutali dittature per cui non viene spesa una parola e che anzi diventano spesso esse stesse promotrici delle risoluzioni di condanna”.
“Il Comites Tel Aviv”, conclude Barki, “chiede alle autorità italiane di non continuare a perpetuare un meccanismo che non rispetta la verità dei fatti né aiuta la pace. L’occasione si presenterà già a dicembre, quando le stesse risoluzioni verranno messe al voto dall’assemblea plenaria delle Nazioni Unite”.
Dopo il voto di sfiducia che ha colpito l’ormai ex presidente Vincenzo Cirillo, il consigliere di maggioranza Franco Lombardi si è dimesso dal Comites di Parigi. Nella lettera inviata alla console generale Irene Castagnoli e ai consiglieri, Lombardi – che è anche corrispondente consolare a Bourges – spiega che la sua decisione irrevocabile è dovuta al “linciaggio morale” che i suoi ex colleghi hanno riservato a Cirillo.
La “decisione irrevocabile di rassegnare le mie dimissioni in quanto membro del Comites di Parigi”, scrive Lombardi, “fa seguito agli avvenimenti di queste ultime due settimane ed in particolare alla mozione di sfiducia firmata da 13 consiglieri nei confronti del Presidente Vincenzo Cirillo, della quale non condivido i contenuti ed ancor meno la forma. Da circa due anni e mezzo ho avuto il piacere di collaborare con Vincenzo e con la maggioranza riunita sul suo nome nell’organizzazione di quei numerosi eventi che hanno letteralmente trasformato il Comites di Parigi da un’entità puramente formale (quali sono, purtroppo, la più gran parte di queste istituzioni, in Europa e nel mondo) ad un organismo efficiente e riconosciuto. E questo grazie all’impulsione data dalla Console Emilia Gatto, ma anche all’impegno dei consiglieri della maggioranza”.
“Ora, per ragioni che non ho troppa voglia di analizzare, perché intendo restare cortese e degno, una parte di questa maggioranza ha deciso di lanciarsi in una specie di linciaggio morale nei confronti del Presidente Cirillo e dunque di chiedere all’assemblea di votare la sfiducia nei suoi confronti. A questo scopo, - accusa Lombardi – queste persone hanno deciso di allearsi con la minoranza, e in particolare col suo elemento più rappresentativo, il Vice-Presidente Notarianni, del quale pure avevano appena finito di dirne di tutti i colori, chiedendo e ottenendo la sua sfiducia in quanto membro dell’esecutivo. Ripeto: non intendo entrare nel merito delle “motivazioni” più o meno speciose che vengono avanzate per giustificare un tale comportamento, che resta comunque un perfetto esempio di quello che in Romagna chiamiamo un comportamento da voltagabbana e che personalmente non posso in alcun modo accettare, nè giustificare”.
“Non vedo come il Comites potrà funzionare nei mesi a venire”, scrive ancora l’ex consigliere, “e di questo mi rammarico, in considerazione della reputazione che avevamo saputo costruire e dei mezzi che avevamo ottenuto. Coloro che hanno creato questa situazione sapranno certamente assumerne la responsabilità. Signora Console, sono veramente spiacente che il suo mandato a Parigi debba cominciare in una situazione talmente ubuesca. Spero personalmente di poter continuare a collaborare con Lei, nella mia veste di corrispondente consolare e di aver dunque prossimamente l’occasione di incontrarla in condizioni più cordiali e più gradevoli”. (focus\ aise) 

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