UNO STATO DA “RI-COSTITUIRE”

UNO STATO DA “RI-COSTITUIRE”

ROMA\ aise\ - Un Paese che “galleggia”, lontano dalla politica, dal Governo e dal Parlamento; una popolazione che si è adattata allo stato di perenne crisi ma che continua a “bruciare” ricchezza e risparmi. Un Paese “incattivito” che guarda con diffidenza e poca tolleranza gli stranieri e che, in molti casi, giustifica episodi di razzismo e antisemitismo. Un Paese che non genera figli ma, nello stesso tempo, ama sempre di più la compagnia degli animali e mostra una cresciuta sensibilità nei confronti dei problemi dell’ambiente. Questa è l’Italia vista dall’Eurispes che oggi ha presentato a Roma la 32ª edizione del suo “Rapporto Italia”.
Come da tradizione, il Rapporto ruota attorno a 6 dicotomie, illustrate attraverso altrettanti saggi e 60 schede fenomenologiche. Le dicotomie 2020 sono: Valori/Comportamenti; Creazione/Distruzione; Episteme/Doxa; Eguaglianza/Disuguaglianza; Libertà/Soggezione; Hostis/Hospes.
Arricchiscono il volume sia indagini campionarie - su temi “classici” come la fiducia nelle Istituzioni, la situazione economica delle famiglie e i consumi, l’immigrazione; ma anche di stretta attualità, come il mondo degli animali, le nuove abitudini alimentari, lo stalking e il revenge porn, la sensibilità ambientale, l’antisemitismo, l’educazione e la memoria storica – che schede fenomenologiche (innovazione del Made in Italy, agricoltura 4.0, la comunicazione sui Social Network, E-Sport, la questione meridionale, tra le altre).
I DATI
FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI, IL TREND POSITIVO SI ARRESTA.
Nel 2020, la quota di chi ha un atteggiamento positivo si ferma al 14,6% (-6,2% rispetto al 2019, anno in cui si era registrato il miglior risultato dal 2014); poco meno della metà (46,6%) indica che la fiducia non ha subìto variazioni (39% nel 2019). Gli sfiduciati, però diminuiscono dal 29,4% al 24,9%.
Mattarella, resiste come punto di riferimento
Il Presidente della Repubblica raccoglie il plauso di più della metà degli italiani e ottiene un tasso di consensi pari al 54,9% (era al 55,1% nel 2019). Nessuno dei tre poteri dello Stato riesce a conquistare presso i cittadini una fiducia che vada oltre il 50%. Inoltre per Governo e Parlamento, calano i consensi.
Più fiducia nella Magistratura
Poco più di un quarto degli italiani (26,3%) ripone fiducia nell’attuale Governo, oltre dieci punti in meno rispetto al 2019 (36,7%). Il Parlamento registra un decremento di cinque punti con solo uno su quattro che si fida (25,4%; erano il 30,8% nel 2019). La fiducia nei confronti della Magistratura continua a crescere, sebbene non riesca ad oltrepassare la soglia della metà dei consensi (49,3%, +2,8% rispetto al 2019).
Forze dell’ordine: Guardia di Finanza sul podio
La Guardia di Finanza si posiziona in alto nella classifica delle tre Forze di Polizia e arriva a guadagnare l’apprezzamento di sette italiani su dieci (70,4%, +2,1% rispetto al 2019). A seguire, si posiziona la Polizia di Stato con il 69% della fiducia (-2,5% rispetto al 2019). In lieve discesa l’Arma dei Carabinieri dal 70,5% al 65,5% (-5%).
La Difesa e l’Intelligence
La fiducia nei confronti di Esercito, Aeronautica e Marina si attesta intorno al 72%. Il sistema di Intelligence ottiene la fiducia del 64,1% degli italiani.
Gli “Angeli in tuta rossa”
Entrati a far parte della rilevazione Eurispes solo negli ultimi tre anni, i Vigili del Fuoco nel 2020 godono della fiducia dell’84,3% degli italiani, nonostante un calo di 3 punti di consenso rispetto al 2019.
Le altre Istituzioni, “volano” le altre confessioni religiose (+10%) e i sindacati (+8,5%)
Vanno oltre il 50% e seguono un trend positivo di consensi le associazioni dei consumatori (dal 53% del 2019 al 58,4%; +5,4%); le associazioni di volontariato (dal 64,2% al 70%; +6,2%); la Chiesa cattolica (dal 49,3% al 53,4%; +4,1%); il sistema sanitario (dal 62,3% al 65,4%; +3,1%). Di segno positivo anche i risultati delle associazioni degli imprenditori, passate dal 43,2% dei consensi nel 2019 al 49,4%. I sindacati avanzano di ben 8,5 punti (dal 37,9% al 46,4%); le altre confessioni religiose aumentano di 10 punti (dal 29,8% al 40,2%). In lieve calo, il sistema scolastico che passa dal 67,4% al 65% e la Protezione Civile dal 79,2% al 77,8%. Stabili partiti (dal 27,2% al 26,6%) e Pubblica Amministrazione (dal 34,7% al 34,3%).
LE “MOSSE” DEL GOVERNO. ITALIANI CRITICI SUL REDDITO DI CITTADINANZA, FLAT TAX, E SUGAR TAX.
Tra le misure attuate o proposte dal Governo le più criticate sono il reddito di cittadinanza con il 67,1% delle indicazioni negative e la Sugar Tax (67,4%); anche la Flat Tax incontra la disapprovazione dei più (62,6%). L’introduzione di Quota 100 è apprezzata da sei cittadini su dieci (59,2%) e un numero simile si esprime positivamente sull’autonomia delle Regioni (57,6%); conquista, anche se non in maniera netta, la tassa sulla plastica (51%).
CONDIZIONE ECONOMICA DELLE FAMIGLIE
Secondo la maggioranza degli italiani la situazione negli ultimi 12 mesi è rimasta stabile (37,9%), il 37,5% ha riscontrato invece un peggioramento netto o parziale. Circa un cittadino su dieci (14,3%) nota un miglioramento; il 10,3% non esprime una valutazione. Rispetto al 2019 aumentano, seppur timidamente, gli ottimisti (+1,6%) e diminuisce la percentuale di quanti ravvisano un peggioramento (-1,1%). Nelle Isole il disagio di un’economia negativa è profondo e arriva al 72%, con una distanza con le altre aree geografiche del Paese che arriva a segnare un divario tra i 30 e oltre i 40 punti percentuali. Quasi la metà delle famiglie (47,7%) è costretta ad utilizzare i risparmi per arrivare a fine mese (+2,6% rispetto al 2019); ma crescono seppur di poco quelle che riescono a risparmiare (23,7%; +1,7%). Saldare la rata del mutuo rappresenta un ostacolo per il 34,1% degli italiani (+1,4%), mentre migliora la situazione del pagamento degli affitti (38,7%; -11,3%); in lieve discesa anche la difficoltà a pagare le utenze domestiche (26,1%; -1,6%). Far fronte alle spese mediche è un problema per il 22,3% degli italiani (+1,2%).
Nel corso del 2020 oltre la metà non ce la farà a risparmiare
Il 27% degli italiani probabilmente non riuscirà a risparmiare nei prossimi dodici mesi e il 24,8% ne è certo; il 17,7% ritiene che ci siano buone probabilità di farcela e solo il 5,2% ne è sicuro.
Nella crisi la famiglia resta un porto sicuro. Non potendo accedere al credito bancario, 1 italiano su 10 vittima di usura
Un terzo degli italiani (33,3%) è dovuto ricorrere al sostegno economico della famiglia di origine per far fronte alle difficoltà economiche. Si affianca a questo dato il 12,4% di chi è stato costretto a tornare a vivere nella casa della famiglia di origine. Nel 14,9% dei casi un aiuto finanziario è arrivato da amici, colleghi o altri parenti (-0,2% rispetto al 2019). Pur di lavorare molti accettano impieghi senza contratto (21,5%) o svolgono più lavori contemporaneamente (23,9%). Almeno un italiano su dieci (11,9%) è caduto nelle maglie dell’usura non potendo accedere al credito bancario (erano il 7,8% nel 2018 e il 10,1% nel 2019).
Migrazioni interne e “fuga” all’estero: ne hanno esperienza indiretta 4 cittadini su 10
Il 41,2% del campione sostiene che qualcuno tra i propri familiari si è trasferito all’estero per migliorare la propria situazione economica/lavorativa: nel 22,9% dei casi si è trattato di trasferimenti in un’altra città italiana e nel 18,3% all’estero. Al Sud, nelle Isole e al Centro prevalgono i trasferimenti entro i confini nazionali (rispettivamente 39,4%; 34,4% e 19%); mentre al Nord sono più frequenti i trasferimenti all’estero (27,3% Nord-Est e 15,3% Nord-Ovest) rispetto a quelli verso altre città italiane (15,3% Nord-Est; 12,2% Nord-Ovest).
I CONSUMI DELLE FAMIGLIE
Per contenere le spese nell’ultimo anno, il 32,5% degli italiani ha rinunciato a effettuare controlli medici e di prevenzione e il 27,3% ha tagliato sulle spese dentistiche; il 24,8% ha fatto a meno di trattamenti ed interventi estetici. In misura minore, un italiano su cinque (20%) ha rinunciato a terapie ed interventi medici o a sottoporsi a visite specialistiche per la cura di patologie specifiche (20,1%). Il numero di residenti in Sicilia e Sardegna che hanno dovuto rinunciare a visite specialistiche per disturbi o patologie specifiche è quasi il doppio della media rilevata nelle altre regioni (40%, contro un dato nazionale del 20%).
Acquisti online: abituè (30%), occasionali (48,5%) e refrattari (21,4%), un’Italia divisa in tre
Il 30,1% degli italiani fa acquisti online spesso o abitualmente. Il 48,5% si rivolge al web solo qualche volta o raramente, mentre il 21,4% dichiara di non acquistare mai online. La tendenza più diffusa tra i consumatori è quella di acquistare online un prodotto visto o provato precedentemente in negozio (53,9%). Il 50,9% degli italiani afferma di aver comprato, nell’ultimo anno, un prodotto visto solamente online mentre scende al 39,1% il numero di chi ha comprato in negozio un prodotto visto online. Infine, nel 38,8% dei casi l’acquisto online è avvenuto dopo aver visto un prodotto attraverso la pubblicità.
PER QUATTRO ITALIANI SU DIECI LE TASSE SONO AUMENTATE
Il carico fiscale sostenuto dalla propria famiglia nel corso del 2019 è aumentato secondo l’opinione del 42,2% degli italiani, facendo però registrare un dato del 27% in meno rispetto al 2013 quando a lamentare una maggiore tassazione era il 69,2%.
L’Italia vuole futuro: otto su dieci chiedono più investimenti per ricerca e sviluppo
Al Governo i cittadini chiedono soprattutto di aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo (81%), le pensioni minime (80,6%), di introdurre meccanismi di redistribuzione (80%) e attuare nuove politiche di sostegno alle imprese (79%). Sette su dieci (70,7%) vorrebbero che il Governo modificasse i meccanismi di accesso al credito, il 63,3% che cambiasse la legge elettorale e sei su dieci (60%) che applicasse il condono fiscale per favorire il rientro di capitali dall’estero. Non manca chi caldeggia l’aumento della pressione fiscale sul sistema bancario (53,3%) e ancora meno sono i cittadini che vorrebbero l’introduzione della tassa patrimoniale (47%).
Tasse troppo alte, più della metà degli italiani tende a giustificare l’evasione in determinate situazioni
La maggior parte dei cittadini in qualche misura giustifica l’evasione fiscale: per il 25,1% non è grave solo se compiuta da chi fa fatica a sostenere la pressione fiscale; per il 19,6% è grave per chi possiede grandi patrimoni; per il 9% non è grave perché in Italia la pressione fiscale è eccessiva. Evasione, giuste multe e sequestri di beni. Il 17,3% si spinge oltre e vuole il carcere come sanzione La sanzione più giusta per i grandi evasori è il sequestro dei beni per quattro italiani su dieci (40,9%), multe e sanzioni economiche e amministrative per tre su dieci (29,6%). Mentre il 17,3% crede il carcere sia la giusta sanzione.
IL MEZZOGIORNO AL DI LÀ DELLE FAKE NEWS
Nel 2016 lo Stato italiano ha speso 15.062 euro pro capite al Centro-Nord e 12.040 euro pro capite al Meridione. In altre parole, ciascun cittadino meridionale ha ricevuto in media 3.022 euro in meno rispetto a un suo connazionale residente al Centro-Nord. Dal 2000 al 2007 le otto regioni meridionali occupano i posti più bassi della classifica per distribuzione della spesa pubblica. Per contro, tutte le Regioni del Nord Italia si vedono irrorate dallo Stato di un quantitativo di spesa annua nettamente superiore alla media nazionale.
Fondi utilizzati: al Sud performance migliore della media nazionale
I programmi di sviluppo regionali (e anche quelli nazionali) che si avvalgono del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il ciclo 2014-2020, hanno potuto disporre di una dotazione di ben 35,5 miliardi di euro totali, stanziati per il 60% dal budget europeo e per il resto dal cofinanziamento nazionale.
Alla fine del 2019, le Regioni italiane hanno speso in totale 7,4 miliardi. I progetti investono un ammontare complessivo di 25,8 miliardi di euro, cioè il 69% del totale dei vari programmi regionali (IFEL, 2019).
Le regioni in ritardo di sviluppo (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) registrano una spesa che è mediamente minore di quella media nazionale (18% contro 23%). Tuttavia, se consideriamo gli impegni di spesa, le stesse Regioni raggiungono in media il 72% dell’intera programmazione, che è un dato più alto del 3% rispetto alla media nazionale. Questi dati smentiscono una performance peggiore di queste Regioni rispetto alle altre. Diverso, invece, è parlare dell’efficacia della spesa, cioè dell’impatto che questa spesa (piccola o grande) avrà sui territori.
UN QUARTO DEGLI ITALIANI HA UN RAPPORTO NEGATIVO CON GLI IMMIGRATI
Quattro italiani su dieci (40,3%) definiscono il proprio rapporto con gli immigrati “normale”, quasi uno su cinque (19,4%) parla di reciproca indifferenza, il 14,4% di reciproca disponibilità, mentre un decimo trova gli immigrati ostili (10,1%), l’8,1% li trova insopportabili, il 7,7% afferma di temerli.
Secondo il 45,7% degli italiani un atteggiamento di diffidenza nei confronti degli immigrati è “giustificabile, ma solo in alcuni casi”. Per quasi un quarto (23,8%) guardare con diffidenza gli immigrati è “pericoloso”, per il 17,1% (+6,7% rispetto al 2010) è “condivisibile”, per il 13,4% è “riprovevole” (-4,3% rispetto al 2010).
Cresce il senso di allarme e minaccia
Per la netta maggioranza del campione (77,2%) gli immigrati nel nostro Paese vengono sfruttati dai datori di lavoro italiani. Ma la convinzione che gli stranieri tolgano lavoro agli italiani rispetto a dieci anni fa è cresciuta dal 24,8% al 35,2% (oltre 10 punti); la percentuale di chi vede negli immigrati una minaccia all’identità culturale nazionale è aumentata dal 29,9% al 33% e di chi paventa un aumento delle malattie è passata dal 35,6% al 38,3%. Per contro, rispetto al 2010 crolla di 17 punti percentuali la posizione secondo la quale gli stranieri portano un arricchimento culturale: dal 59,1% al 42%; analogamente, diminuisce la convinzione che gli immigrati contribuiscano alla crescita economica del Paese dal 60,4% al 46,9%.
Aiutare gli stranieri “a casa loro”, la soluzione per uno su quattro
Per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, oltre un quarto ritiene che il Governo dovrebbe soprattutto erogare aiuti ai paesi di provenienza (26,2%, +7,7% rispetto a dieci anni fa), un altro quarto che dovrebbe inasprire i controlli alle frontiere e lungo le coste (24%, a fronte del 33,6% del 2010), per il 16% la priorità è agevolare la regolarizzazione dei clandestini (nel 2010 erano il 25,5%), per il 15,3% ridurre i visti di ingresso dai paesi dai quali provengono i flussi più consistenti. Il 18,6% considererebbe preferibili altri interventi.
Razzismo: per due su dieci è colpa degli immigrati
L’incremento di episodi xenofobi nel corso dell’ultimo anno sarebbe avvenuto per quasi due italiani su dieci (19,7%) per colpa del comportamento degli immigrati, per un altro quinto della popolazione (19,2%) per le politiche inadeguate dei governi. Il 18,3% assegna la responsabilità alla comunicazione aggressiva di alcuni esponenti politici, il 15,1% al modo con cui i media diffondono le notizie, il 13% all’atteggiamento degli italiani.
Ius soli, ius sanguinis e ius culturae, due passi indietro
Rispetto al 2010, sono diminuiti di oltre dieci punti gli italiani favorevoli allo ius soli (dal 60,3% al 50%) e sono aumentati notevolmente i sostenitori più rigidi dello ius sanguinis (dal 10,7% al 33,5%, quasi 23 punti in più). In calo coloro che auspicano la cittadinanza per chi è nato in Italia, purché educato in scuole italiane (dal 21,3% al 16,5%).
EBREI E STEREOTIPI
L’affermazione secondo la quale gli ebrei controllerebbero il potere economico e finanziario, raccoglie il generale disaccordo degli italiani (76%), non manca però chi concorda con questa idea (23,9%). Gli ebrei controllerebbero i mezzi d’informazione a detta di più di un quinto degli italiani intervistati (22,2%), mentre i contrari arrivano al 77,7%. La tesi secondo cui gli ebrei determinano le scelte politiche americane incontra la percentuale più elevata di consensi, pur restando minoritaria: il 26,4%, contro un 73,6%. Rispetto all’affermazione che l’Olocausto degli ebrei non è mai accaduto, la quota di accordo si attesta al 15,6%, a fronte dell’84,4% non concorde. Invece, l’affermazione secondo cui l’Olocausto non avrebbe prodotto così tante vittime come viene sostenuto trova una percentuale di accordo solo lievemente superiore: 16,1%, mentre il disaccordo raggiunge l’83,8%.
A distanza di oltre 15 anni, nel confronto con l’indagine condotta dall’Eurispes su questi stessi temi, la percentuale di italiani secondo i quali gli ebrei determinano le scelte politiche americane è oggi più bassa: dal 30,4% al 26,4%. Nel 2004 per oltre un terzo del campione (34,1%) gli ebrei controllavano in modo occulto il potere economico e finanziario, nonché i mezzi d’informazione, mentre oggi la percentuale risulta inferiore ad un quarto. Aumenta invece il numero di cittadini secondo i quali lo sterminio degli ebrei per mano nazista non è mai avvenuto: dal 2,7% al 15,6%. Risultano in aumento, sebbene in misura meno eclatante, anche coloro che ne ridimensionano la portata (dall’11,1% al 16,1%).
Antisemitismo: episodi violenti sono casi isolati, ma esiste un problema di un linguaggio diffuso basato su odio e razzismo. L’allarme arriva dai giovani
Secondo la maggioranza degli italiani, recenti episodi di antisemitismo sono casi isolati, che non sono indice di un reale problema di antisemitismo nel nostro Paese (61,7%). Al tempo stesso, il 60,6% ritiene che questi episodi siano la conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo. Per meno della metà del campione (47,5%) gli atti di antisemitismo avvenuti anche in Italia sono il segnale di una pericolosa recrudescenza del fenomeno. Per il 37,2%, invece, sono bravate messe in atto per provocazione o per scherzo.
L’anima politica dell’italiano
Al campione è stato chiesto quali affermazioni esprimono al meglio l’anima politica della maggioranza degli italiani. Trova un discreto consenso l’affermazione secondo cui “molti pensano che Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio” (19,8%). Con percentuali di accordo vicine tra loro seguono “gli italiani non sono fascisti ma amano le personalità forti” (14,3%), “siamo un popolo prevalentemente di destra” (14,1%), “molti italiani sono fascisti” (12,8%) e, infine, “ordine e disciplina sono valori molto amati dagli italiani” (12,7%). Oltre un italiano su quattro (26,2%) non condivide nessuna delle opinioni presentate.
SICUREZZA: UN ITALIANO SU DUE SI SENTE SICURO NELLA PROPRIA CITTÀ. STALKING E REVENGE PORN: LE DONNE NEL MIRINO
Il 53,2% degli italiani ritiene di vivere in una città abbastanza o molto sicura; sul versante opposto, il 30,4% giudica la propria città come poco o per niente sicura. La paura di subire reati negli ultimi due anni nella maggior parte dei casi è rimasta invariata (68,5%); sono diminuiti coloro che hanno più paura (dal 30% al 24,5%), ma solo il 7% afferma che la paura sia diminuita (-10,9% rispetto al 2019).
In difesa e non all’attacco: come ci si protegge
I provvedimenti adottati negli ultimi due anni per sentirsi più sicuri hanno visto la maggioranza degli italiani installare grate alle finestre (28,7%), un sistema di allarme (28,6%) o una porta blindata (27,3%). Alcuni (11,1%) portano con sé, per sentirsi al sicuro, uno spray al peperoncino, un coltello (9,2%) o hanno acquistato un’arma da fuoco (8%).
Stalking: l’ex-partner responsabile delle molestie in circa un caso su quattro
Il 7,9% degli intervistati ha riferito di essere rimasta vittima stalking, l’87,4% non ha subìto questo reato e il 4,7% ha preferito non indicare alcuna risposta. Le vittime di stalking sono soprattutto persone tra i 45 e i 64 anni (9,7%) e giovani tra i 18 e i 24 anni (9,5%). Sono le donne ad essere più spesso vittime di atti persecutori, con l’8,9% di risposte affermative rispetto al 6,8% registrato per gli uomini. E l’ex partner si conferma come il primo responsabile di atti persecutori (24,1%).
Revenge porn: almeno uno su dieci conosce qualcuno rimasto vittima
Il 12,7% degli italiani intervistati conosce qualcuno che è stato/a vittima di revenge porn, mentre il restante 87,3% non conosce persone le cui immagini o video intimi siano stati diffusi e veicolati senza consenso. Più spesso a riferire di conoscere vittime di revenge porn sono i giovanissimi under 25 (18-24enni) con il 21% delle indicazioni. Nella metà dei casi sarebbero state messe in atto anche forme di ricatto (47,9%). Questi i dati rilevati dall’Osservatorio Cybersicurity dell’Eurispes che da tempo studia questo fenomeno.
I GIOVANI E LA LORO IDEA DI FUTURO. UN CONFRONTO INTERNAZIONALE TRA ITALIA, GERMANIA, POLONIA, RUSSIA
I valori della vita considerati prioritari tra i giovani 18-30enni di Italia, Germania, Polonia e Russia sono: il lavoro, la salute, gli amici, l’amore; in declino la politica, i figli, la religione. Questo quanto emerge da un’indagine internazionale condotta da un pool di esperti appartenenti a diversi enti: per l’Italia, l’Eurispes. Più di sette tedeschi su dieci (73,8%) hanno piena o abbastanza fiducia nel futuro, a fronte del 55% dei giovani italiani, di metà dei russi (49,1%) e solo del 39,4% dei polacchi. Le difficoltà finanziare sono considerate un problema dal 36,8% dei tedeschi, dal 35,7% dei russi, dal 22,9% degli italiani, dal 22,5% dei polacchi; gli affitti elevati lo sono per quasi la metà dei tedeschi (48,2%), quattro polacchi e russi su dieci (rispettivamente 41,9% e 40,2%) e tre italiani su dieci (30,5%). Tra i criteri principali che i giovani indicano per definire cosa sia il successo nella vita prevalgono i motivi di realizzazione personale: il successo nella carriera (30,6% Russia, 27,8% Germania, 20,7% Polonia, 18,6% Italia); la possibilità di vivere una vita interessante (40% Germania, 39,9% Russia, 25,2% Polonia, 10,2% Italia); di avere amici (37,5% Polonia, 37,3% Russia, 36,6% Germania, 30,4% Italia); o una buona salute (38% Germania, 37,9% Polonia, 36,7% Russia, 36,2% Italia).
MEDIA: LA TV È LA PIÙ CREDIBILE, MENTRE I SOCIAL NON SONO AFFIDABILI. PER FORMARE L’OPINIONE DI VOTO GLI ITALIANI SI RIVOLGONO ALLA TV
Gli italiani considerano ancora la televisione il mezzo più attendibile (64,6%); seguono giornali radio (59,8%), quotidiani (55,3%); quotidiani online (51,1%); talk televisivi (42,4%); forum o i blog (41,1%) e Social Network (35,4%).
Opinione di voto, la Tv perde dieci punti in 12 anni. Un quarto degli italiani non si affida ai mezzi di informazione
Quasi tre italiani su dieci (28,6%) formano la loro opinione di voto sulla base delle informazioni che apprendono in Tv (nel 2008 il dato era al 38,3%); un quarto (24,6%) non si basa su alcun mezzo, in quanto ha idee proprie. Pochi si affidano a Social (12,2%), quotidiani (10,1%), quotidiani on line (8,5%), radio e comizi dei candidati (5,2%).
Valori e ideali orientano le scelte politiche per un terzo degli italiani
Ad influenzare maggiormente le scelte di voto sono i valori e le opinioni personali (32,6%). Seguono la propria situazione economica/lavorativa (16,8%), la propria visione del futuro (14,8%), la situazione familiare (10,5%), la tradizione familiare (9,6%) e l’opinione di parenti ed amici (8,8%).
CLIMATE CHANGE, LA GENERAZIONE GRETA SMUOVE IL CAMBIAMENTO, ANZIANI PIÙ PIGRI ED EGOISTI.
Più di un quarto degli italiani (26,6%) considera il riscaldamento globale il problema più urgente relativo all’ambiente. Seguono: gestione dei rifiuti (20,7%), inquinamento atmosferico (16,4%), dissesto idrogeologico (11,3%) e problema energetico (11,2%). A giudicare più urgente una soluzione al riscaldamento globale sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (34,3%), più del doppio rispetto agli over 65 (16,1%).
Riscaldamento terrestre. Un terzo non è disposto a cambiare abitudini o crede che non serva o che sia un problema troppo grande
Più di un terzo degli italiani (34,7%) è disposto a ridurre i consumi quotidiani per limitare il riscaldamento terrestre (nel 2018 erano il 23%,); un altro terzo (33,2%) crede possa servire se lo fanno in tanti tutti i giorni (41,1% nel 2018,); l’ultimo terzo (32,1%) si divide tra chi crede sia un problema troppo grande da risolvere attraverso i comportamenti dei singoli (17%; nel 2018 erano il 20,2%), chi è poco disposto a cambiare le proprie abitudini (9,7%; nel 2018 erano il 10,1%) e chi crede non serva a niente (5,4%; nel 2018 il 5,6%).
Usare lampadine a basso consumo è l’accorgimento preferito; quattro su dieci non vogliono rinunciare ai viaggi in aereo
Per ridurre i consumi molti sono disposti a utilizzare lampadine a basso consumo (79,4%), ad acquistare prodotti privi di imballaggio in plastica (74,4%), a ridurre l’uso dell’auto privata (72,2%), a usare meno i condizionatori d’aria d’estate (71%), e a consumare meno acqua quando ci si lava (70,1%). Meno apprezzata la possibilità di rinunciare il più possibile ai viaggi in aereo (59,7%), insieme all’acquisto di pannelli fotovoltaici per la propria casa (63,2%). (aise)

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