8 MARZO: L’IMPATTO DEL COVID SULLA PARITÀ DI GENERE NELL’UE

8 marzo: l’impatto del Covid sulla parità di genere nell’Ue

BRUXELLES\ aise\ - In occasione della Giornata internazionale della donna, la Commissione europea ha pubblicato la sua relazione 2021 sulla parità di genere nell'UE, dalla quale emerge l'impatto negativo che la pandemia di COVID-19 ha avuto sulle donne.
La pandemia ha infatti esacerbato le disparità esistenti tra donne e uomini in quasi tutti gli ambiti della vita, sia in Europa che nel resto del mondo, segnando un arretramento rispetto alle faticose conquiste del passato. Allo stesso tempo la parità di genere non è mai stata così importante nell'agenda politica dell'UE e la Commissione ha profuso un grande impegno per attuare la strategia per la parità di genere adottata un anno fa. Per meglio monitorare e fare il punto dei progressi compiuti in ciascuno dei 27 Stati membri, la Commissione ha inaugurato un portale per il monitoraggio della strategia per la parità di genere.
"Le donne sono in prima linea nella pandemia e ne sono maggiormente colpite”, ha confermato Vera Jourová, Vicepresidente per i Valori e la trasparenza. “Non possiamo permettere un arretramento, dobbiamo continuare a promuovere l'equità e l'uguaglianza. Per questo motivo l'UE ha posto le donne al centro della ripresa e ha obbligato gli Stati membri a includere la dimensione della parità di genere negli investimenti finanziati dal dispositivo per la ripresa e la resilienza".
Helena Dalli, Commissaria per l'Uguaglianza, ha aggiunto: "nonostante l'impatto sproporzionato della crisi COVID-19 sulla vita delle donne, dobbiamo trasformare questa situazione in un'opportunità. Siamo determinati a intensificare il nostro impegno, a continuare a progredire e a non consentire alcun arretramento rispetto a tutti i progressi compiuti in materia di parità di genere".
IMPATTO DELLA COVID-19 SULLE DONNE
La relazione evidenzia come la pandemia di COVID-19 si sia rivelata una sfida di rilievo per la parità di genere.
Gli Stati membri hanno registrato un aumento della violenza domestica: ad esempio, il numero di segnalazioni di violenza domestica in Francia è aumentato del 32 % durante la prima settimana di chiusure, mentre in Lituania è aumentato del 20% nelle prime tre settimane. L'Irlanda ha visto quintuplicare i provvedimenti per violenza domestica e le autorità spagnole hanno riferito un aumento del 18 % delle richieste di intervento durante le prime due settimane di confinamento.
Le donne sono state in prima linea nella lotta contro la pandemia: il 76 % del personale dei servizi sanitari e sociali e l'86 % del personale che presta assistenza alle persone è costituito da donne. Con la pandemia le lavoratrici di questi settori hanno subito un aumento senza precedenti del carico di lavoro, dei rischi per la salute e dei problemi relativi alla conciliazione della vita professionale con quella privata.
Le donne nel mercato del lavoro sono state duramente colpite dalla pandemia: le donne sono sovrarappresentate nei settori che sono maggiormente colpiti dalla crisi (commercio al dettaglio, comparto ricettivo, lavoro di cura e lavoro domestico) in quanto comportano mansioni che non è possibile svolgere a distanza. Le donne hanno inoltre incontrato maggiori difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro durante la parziale ripresa dell'estate 2020: i tassi di occupazione sono infatti aumentati dell'1,4 % per gli uomini, ma solo dello 0,8 % per le donne tra il secondo e il terzo trimestre del 2020.
Le chiusure hanno forti ripercussioni sul lavoro di cura non retribuito e sull'equilibrio tra vita professionale e vita privata: le donne hanno dedicato, in media, 62 ore a settimana alla cura dei figli (rispetto alle 36 ore degli uomini) e 23 ore a settimana ai lavori domestici (gli uomini 15 ore).
Clamorosa l'assenza delle donne nelle sedi decisionali in materia di COVID-19: uno studio del 2020 ha rilevato che gli uomini sono molto più numerosi delle donne negli organismi creati per rispondere alla pandemia. Delle 115 task force nazionali dedicate alla COVID-19 in 87 paesi, tra cui 17 Stati membri dell'UE, l'85,2 % era costituito principalmente da uomini, l'11,4 % principalmente da donne e solo il 3,5 % era caratterizzato da una parità di genere.
A livello politico, è donna solo il 30 % dei ministri della Sanità dell'UE. A capo della task force della Commissione per la crisi COVID-19 siede la Presidente von der Leyen e, degli altri cinque Commissari che la compongono, tre sono donne.
LA STRATEGIA PER LA PARITÀ DI GENERE 2020-2025
La strategia per la parità di genere 2020-2025, adottata un anno fa, è fondata sulla visione di un'Europa in cui donne e uomini, ragazze e ragazzi, con tutte le loro diversità, siano liberi da violenze e stereotipi e abbiano l'opportunità di realizzarsi e avere ruoli di responsabilità. La strategia delinea le azioni chiave per il quinquennio e si impegna a garantire che la Commissione includa una prospettiva di parità in tutti i settori di intervento dell'UE.
Nell'ultimo anno la Commissione ha intensificato la lotta contro la violenza di genere con la primissima strategia dell'UE in materia di diritti delle vittime e ha annunciato una proposta per combattere la violenza di genere (la consultazione pubblica è aperta). La proposta di legge sui servizi digitali, adottata nel dicembre 2020, precisa la responsabilità delle piattaforme e contribuisce a rispondere al problema della violenza online.
La Commissione ha preso iniziative per incoraggiare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il piano d'azione per l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali pone al centro la parità di genere e stabilisce, tra l'altro, obiettivi ambiziosi per la partecipazione femminile al mercato del lavoro e la fornitura di servizi di assistenza alla prima infanzia. Il 4 marzo la Commissione ha proposto misure in materia di trasparenza retributiva per garantire pari retribuzione a donne e uomini che svolgono lo stesso lavoro.
Nel piano d'azione per l'istruzione digitale e nell'aggiornamento dell'agenda per le competenze la Commissione ha annunciato una serie di azioni volte a garantire che le ragazze e le giovani donne siano presenti quanto gli uomini negli studi in ambito TIC e nello sviluppo delle competenze digitali.
Anche nel prossimo bilancio dell'UE è stata inserita una prospettiva di genere. Oltre a ciò, il nuovo dispositivo per la ripresa e la resilienza nell'ambito di Next Generation EU impone agli Stati membri di spiegare in che modo i piani nazionali per la ripresa contribuiranno a promuovere la parità di genere, per garantire una ripresa europea che tenga conto di questa dimensione.
Nell'ultimo anno la Commissione ha continuato a sostenere iniziative volte a combattere gli stereotipi di genere attraverso i suoi programmi di finanziamento, in particolare il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza". La Commissione ha inoltre rafforzato la parità di genere al di fuori dell'UE presentando, nel novembre 2020, il nuovo piano d'azione sulla parità di genere (GAP III) per il periodo 2021-2025, un programma ambizioso per la parità di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna dell'UE.
La relazione sulla pandemia di COVID-19 e la violenza contro le donne esercitata dal partner nell'UE pubblicata dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) è disponibile qui. (aise) 

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