IL CER CHIEDE E OTTIENE LE DIMISSIONI DI MAURO FERRARI

IL CER CHIEDE E OTTIENE LE DIMISSIONI DI MAURO FERRARI

BRUXELLES\ aise\ - Il 7 aprile scorso Mauro Ferrari si è dimesso dalla presidenza del Cer, il Consiglio Europeo per la Ricerca. Nominato a maggio dello scorso anno, Ferrari ha iniziato il suo mandato il 1° gennaio 2020. Il 27 marzo scorso l’intero consiglio scientifico del Cer – composto da 19 persone – ne ha chiesto le dimissioni, poi arrivate martedì scorso.
Tante le contestazioni al ricercatore e docente italiano, che viene criticato anche per la versione della vicenda fornita alla stampa su un supposto diniego del Cer ad una sua iniziativa a sostegno della lotta al coronavirus. Una versione che ha spinto il Cer a pubblicare la dichiarazione ufficiale che riportiamo di seguito.
“Venerdì 27 marzo tutti i 19 membri attivi del consiglio scientifico del CER hanno chiesto singolarmente e all'unanimità le dimissioni di Mauro Ferrari dalla carica di presidente del CER.
I motivi di questa richiesta sono quattro:
1. Nei tre mesi in cui ha rivestito la carica di presidente, il professor Ferrari ha dimostrato una totale mancanza di comprensione della ragion d'essere del CER quale sostegno alla scienza di frontiera di eccellenza, elaborata e attuata dai migliori ricercatori d’Europa. Pur esprimendo il suo sostegno a favore di questo ruolo nelle dichiarazioni pubbliche, le proposte che ha presentato al consiglio scientifico non rispecchiavano questa posizione. Non capiva il contesto del CER nel quadro di Horizon2020, il programma di ricerca e innovazione dell'UE.
2. Dal momento della sua nomina, il professor Ferrari ha mostrato una mancanza di impegno nei confronti del CER, ha saltato molte riunioni importanti, ha trascorso lunghi periodi negli Stati Uniti e non ha difeso il programma e la missione del CER quando era lui a rappresentarlo.
3. Il professor Ferrari ha realizzato varie iniziative personali in seno alla Commissione, senza consultare né sfruttare le conoscenze collettive del consiglio scientifico, e usando invece la sua posizione per promuovere le proprie idee.
4. Infine, il professor Ferrari era coinvolto in numerose imprese esterne, alcune accademiche e altre commerciali, che assorbivano gran parte del suo tempo e delle sue energie e che in varie occasioni hanno avuto la precedenza sui suoi impegni in seno al CER. Il carico di lavoro associato a queste attività si è rivelato incompatibile con il mandato di presidente del consiglio scientifico.
Il professor Ferrari ha quindi rassegnato le dimissioni il 7 aprile. Di conseguenza, le sue dimissioni hanno fatto seguito a un voto unanime di sfiducia.
Il professor Ferrari ha invece dichiarato che il motivo delle sue dimissioni è che il consiglio scientifico non ha appoggiato la sua richiesta al CER di finanziare un'iniziativa speciale focalizzata sul COVID-19. Relativamente a questa questione specifica, non abbiamo sostenuto un'iniziativa speciale, perché non è questo il nostro mandato e la direzione generale della Ricerca e dell'innovazione della Commissione, alla quale siamo collegati, era già molto attiva nello sviluppo di nuovi programmi a sostegno di questa ricerca tramite i canali appropriati.
Molti ricercatori finanziati dal CER sono impegnati già da tempo nella ricerca sulla famiglia dei coronavirus e su molti altri agenti patogeni altrettanto pericolosi.
Oltre 50 progetti del CER in corso o completati, per un sostegno complessivo di circa 100 milioni di EURO, contribuiscono alla risposta alla pandemia di COVID-19 fornendo informazioni da diversi settori scientifici, quali la virologia, l’epidemiologia, l’immunologia, i percorsi per trovare nuove diagnosi e cure, la sanità pubblica, i dispositivi medici, l’intelligenza artificiale, il comportamento sociale e la gestione delle crisi.
Inoltre, come indicato sul sito Internet del CER nella pagina sulla risposta alla crisi del COVID-19, il CER offre ai “borsisti la flessibilità di adeguare il loro progetto di ricerca”. Questa misura è efficace, perché diversi borsisti hanno già chiesto se è possibile condurre ricerche connesse al COVID-19 nel quadro del loro progetto CER in corso. Tutte queste informazioni sono pubbliche e disponibili sul sito del CER, dove ci sono anche le testimonianze di alcuni beneficiari delle sovvenzioni del CER su come la ricerca di frontiera che viene dal basso sia fondamentale per acquisire nuove conoscenze, a volte inattese, che sono utili per comprendere e fronteggiare meglio la pandemia di COVID-19 e per offrire soluzioni in base ai comportamenti sociali e connesse alla gestione della crisi.
Il CER non invita a presentare proposte su argomenti specifici, in quanto uno dei suoi principi guida è che i nostri ricercatori sono liberi di perseguire gli obiettivi che essi stessi definiscono e di decidere il tema sul quale desiderano lavorare. A nostro avviso, questo è cruciale per generare la migliore scienza possibile.
Il consiglio scientifico desidera fugare ogni dubbio e ribadisce che sostiene appieno l’idea che la ricerca scientifica fornirà le soluzioni migliori per combattere le pandemie, come quella diCOVID-19.
Deploriamo pertanto la dichiarazione del professor Ferrari, che racconta una verità molto parziale.
Questo consiglio scientifico continua ad impegnarsi per svolgere la missione per la quale il CER è stato istituito, vale a dire per sostenere la ricerca innovativa "dal basso verso l'alto". Sottolineiamo inoltre che, nonostante l'epidemia, l'agenzia esecutiva del CER sta facendo tutto il possibile per trattare le domande di sovvenzioni di consolidamento e di avviamento, che aiuteranno i ricercatori di tutta Europa a fare le scoperte del futuro”. (aise) 

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