BUENOS AIRES: IL PERSONALE DEL CONSOLATO SCRIVE A SMIMMO: OFFESI DAL MAIE/ LA CONFSAL UNSA: ATTACCHI VERGOGNOSI

BUENOS AIRES: IL PERSONALE DEL CONSOLATO SCRIVE A SMIMMO: OFFESI DAL MAIE/ LA CONFSAL UNSA: ATTACCHI VERGOGNOSI

ROMA\ aise\ - “Per racimolare voti, qualcuno accusa d’inefficienza i dipendenti MAECI”. Questa l’accusa del coordinamento esteri della Confsal Unsa, che oggi esprime il suo sostegno ai dipendenti del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires, firmatari, il 14 febbraio scorso, di una lettera al Console generale Riccardo Smimmo.
Ad amareggiare il personale del Consolato le frasi contenute nel messaggio elettorale che Ricardo Merlo e Mario Borghese – candidati del Maie rispettivamente al Senato e alla Camera – hanno inviato agli elettori in Argentina.
Illustrando il loro programma, i due esponenti del Maie scrivono: “vogliamo porre fine alla vergognosa attenzione nei confronti dei cittadini italiani. Il governo italiano deve garantire un buon servizio a chi ha bisogno di rinnovare il passaporto o attivare la pratica per il riconoscimento della cittadinanza. Noi cittadini dobbiamo essere ricevuti rapidamente ed essere trattati degnamente. Per questo proporremo di rafforzare i servizi consolari, mettendo a contratto cittadini all’estero per migliorare il servizio consolare e creare allo stesso tempo posti di lavoro per i nostri concittadini”.
Parole che hanno ferito i dipendenti del Consolato, che scrivono di “assistere con sdegno all’utilizzo meschino di espressioni quale “vergognosa”, “disastrosa” e “sgradevole” attenzione ai connazionali quanto si presentano in Consolato”.
“Siamo costretti – si legge ancora nella lettera la Console Smimmo – a subire “lezioni” di etica del lavoro perché, secondo qualche candidato, non si lavorerebbe in maniera consona per smaltire le pratiche di cittadinanza o per rilasciare i passaporti”.
Secondo gli impiegati del Consolato, vengono usate parole “con leggerezza e inconsistenza” da chi “ne siamo certi, non ha la benchè minima idea di quale e quanto sia il lavoro eseguito in Consolato. Fatto ben più grave per quanto concerne i candidati che sono già parlamentari, ma che non si sono mai degnati di dialogare con i dipendenti delle sedi per conoscere in prima persona le carenze strutturali e operative che da anni lamentiamo e che abbiamo palesato ai vertici dell’Amministrazione degli esteri in innumerevoli occasioni”.
I dipendenti, quindi, esprimono “profondo disagio per i termini profondamente offensivi rivolti nei nostri confronti”, citano la recente visita a Buenos Aires del Direttore generale Vignali (Dgit) che, si legge ancora nella lettera, “si è pubblicamente complimentato con il personale nel corso della sua visita” e, infine, invitano “i candidati che ci denigrano a leggere le statistiche del Maeci” per avere conferma del fatto che “le sedi consolari argentine hanno sempre raggiunto gli obiettivi prefissati dall’Amministrazione degli esteri”.
Concludendo, i dipendenti confermano la loro “volontà di continuare a lavorare per la nostra utenza, osservando i principi di imparzialità, uguaglianza e trasparenza fissati dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica”.
Dalla parte del personale di Buenos Aires scende oggi in campo il coordinamento esteri della Confsal Unsa, che attacca “chi sbatte in prima pagina “l’impiegato mostro”. Signori candidati, che cercate i voti accusando d’inefficienza i lavoratori della Farnesina, ricordatevi che i servizi consolari sono erogati in condizioni disastrose e inimmaginabili. Essi sono resi possibili solo grazie all’onestà, allo spirito di sacrificio, alla devozione per lo Stato proprio dei lavoratori MAECI che operano sulla rete consolare. Se fate promesse elettorali, - si legge nella nota del sindacato – fatele nell’unica maniera onesta possibile, chiedendo l’ammodernamento della rete consolare, il suo rafforzamento, l’abolizione della gerarchia bizantina che vi regna, una gestione delle sedi estere che sia, finalmente, di stampo manageriale, efficiente e razionale, poiché anche i 6 milioni di italiani residenti all’estero hanno diritto ad usufruire di veri servizi istituzionali”. (aise) 

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