Lanciato sull’IIS l’esperimento italiano ORION-2: studierà fertilità femminile in ambiente spaziale

ROMA\ aise\ - Il 15 maggio scorso, alle ore 18.05, è stato lanciato in orbita il vettore cargo Spx-34 contenente anche l’esperimento ORION-2 del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Roma “La Sapienza”. L’esperimento è contenuto all’interno di un mini-laboratorio progettato e realizzato dall’azienda ALI ed è stato integrato presso i laboratori della Space Station Processing Facility (SSPF) del Kennedy Space Center della NASA a Cape Canaveral. L’esperimento è stato caricato a bordo della ISS in circa 48 ore per poi essere attivato ed operato per 7 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.
L’obiettivo dell’esperimento è quello di studiare il comportamento di due tipi diversi di cellule ovariche bovine in co-cultura. Queste cellule sono essenziali per assicurare il controllo endocrino e la funzione riproduttiva dei follicoli ovarici e verrà studiata la loro interazione in condizioni di microgravità con e senza mio-inositolo, uno zucchero con potenziale funzione protettiva dei processi di sintesi degli ormoni steroide.
L’interesse scientifico dell’esperimento è motivato dalla opportunità di approfondire genesi e sviluppo del processo riproduttivo in assenza di gravità, aspetto per il quale esiste una scarsa letteratura e che le maggiori agenzie spaziali ritengono di interesse per le future prospettive dell’esplorazione e abitabilità umana dello spazio. Gli studi svolti nel contesto della biomedicina spaziale si collocano sulla frontiera della medicina innovativa e si riveleranno fondamentali non solo per assicurare la salute degli astronauti, ma altresì per far progredire discipline emergenti, come la systems biology e la medicina personalizzata.
“La collaborazione bilaterale con la NASA per l’utilizzo della Stazione Spaziale Internazionale – spiega l’ASI - rende possibile il raggiungimento di obiettivi e risultati scientifici importanti non solo per il progresso della ricerca scientifica e la crescita delle competenze tecnologiche nazionali, ma anche per le opportunità fornite alla comunità spaziale internazionale atte a produrre le conoscenze e le tecnologie necessarie per rendere possibile l’esplorazione e la presenza umana in missioni nello spazio profondo”. (aise)