L’INAF porta alla luce una fusione galattica che portò all’origine della Via Lattea

ROMA\ aise\ - La Via Lattea è la galassia che ospita, tra le sue centinaia di miliardi di stelle, anche il Sole e il Sistema solare: è la nostra casa nel cosmo, eppure finora non sapevamo come fosse stata costruita. Un nuovo studio condotto dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) nell'ambito del progetto CARMA (Cluster Ages to Reconstruct the Milky Way Assembly) e pubblicato in queste ore su Nature Astronomy aggiunge un tassello alla risposta, individuando uno dei suoi primi “mattoni” fondanti: una fusione con una galassia esterna avvenuta all’incirca due miliardi di anni dopo il Big Bang, in un'epoca finora avvolta nell'incertezza.
Fino a oggi, la storia di formazione della Via Lattea, fatta di fusioni tra galassie più e meno grandi, era stata ricostruita con sicurezza solo fino a circa dieci miliardi di anni fa, l'epoca dell'incontro con Gaia-Enceladus, una galassia nana che si scontrò con la nostra e fu successivamente inglobata. Cosa fosse accaduto nelle primissime fasi di vita della Galassia restava invece ignoto: non era chiaro se un evento di fusione con una galassia esterna avesse avuto luogo, o se l'evoluzione avesse riguardato esclusivamente stelle nate “in casa”.
“Siamo partiti dall'ambizione di ricostruire la storia di assemblaggio della Via Lattea, cioè tutti gli eventi di fusione galattica che l'hanno portata al suo aspetto attuale”, spiega Davide Massari, ricercatore dell'INAF e primo autore dell’articolo scientifico. “Come traccianti abbiamo usato gli ammassi globulari: soprattutto nelle zone interne della galassia, dove l'estinzione è altissima, sono gli unici oggetti per cui possiamo ottenere misure eccellenti sia del movimento orbitale sia dell'età”.
Il punto di svolta è stato lo sviluppo di un metodo, basato sui dati del telescopio spaziale Hubble, in grado di misurare l'età degli ammassi globulari con una precisione mai raggiunta prima. Con stime così precise, il team ha scoperto che la popolazione di ammassi globulari nelle zone più interne della Via Lattea si dispone lungo tre distinte sequenze in base all’età e alla metallicità: una legata alla fusione con Gaia-Enceladus, una alla Via Lattea originaria e una terza, intermedia, spiegabile soltanto con l'esistenza di almeno una fusione precedente e finora ignota. “L'analisi statistica indica proprio nello scenario a tre progenitori quello di gran lunga più probabile”, commenta Cristiano Fanelli dell’INAF, co-autore dello studio.
La galassia responsabile di quella terza sequenza aveva una massa stellare paragonabile a quella di Gaia-Enceladus, pari a circa mezzo miliardo di masse solari, e aveva depositato gran parte del suo materiale entro poco meno di 20mila anni luce dal centro della Via Lattea.
“Questo lavoro ci dice cos’è successo alla Via Lattea nella sua infanzia. Porta infatti alla luce un evento particolarmente rilevante che ha influenzato l'intera evoluzione successiva della galassia. Se una delle grandi domande dell'umanità è ‘da dove veniamo?’, noi offriamo almeno un tassello della risposta”, aggiunge Chiara Zerbinati, dottoranda presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università degli Studi di Bologna, che ha lavorato al progetto già durante la tesi magistrale.
“Il percorso verso la pubblicazione è stato lungo e articolato, tanto che il nome dell'evento di fusione è cambiato più volte”, conclude Massari. “Quello definitivo, Low-energy-Kraken-Heracles (LKH), è un acronimo che rende omaggio ai tre lavori che, per primi, avevano ipotizzato l'esistenza di questo antico incontro galattico”. (aise)