Progetto Abreso: il cambiamento del paesaggio alpino al centro della ricerca del Cnr

ROMA\ aise\ - Il paesaggio alpino sta subendo profonde modifiche: descriverlo, e soprattutto capire come e perché cambia, e cosa questo significa per chi lo vive, è una sfida per la comunità scientifica. Il Cnr ha affrontato il tema nel progetto ABRESO (ABandonment and REbound: SOcietal views on landscape- and land-use change and their impacts on water and soils) studiando la transizione pascolo-foresta nell’arco Alpino, analizzandone gli aspetti di ecologia, storia, economia e percezioni locali. Il progetto si inserisce nella partnership internazionale del Belmont Forum, che sostiene iniziative volte a integrare scienze naturali e sociali per comprendere come ecosistemi e comunità umane evolvano insieme. I risultati sono descritti in uno studio pubblicato sulla rivista Sustainability Science.
“L'elaborazione e l'analisi di ortofoto e dati satellitari nell’altopiano del Tesino, acquisiti tra il 1954 e il 2020, mostrano una progressiva chiusura del paesaggio: i prati e i pascoli si riducono, mentre il bosco avanza” osserva Maria Adamo (CNR-ITIAm ex CNR-IIA), esperta di telerilevamento. Questo avanzamento del bosco può essere ricondotto all’abbandono dell’alpeggio, alla diminuzione della redditività agricola, alla frammentazione fondiaria e al declino demografico. Il Tesino segue così una traiettoria simile a quella di molte “aree rurali dimenticate” delle Alpi.
La chiusura del paesaggio non è solo un cambiamento visibile nel mosaico alpino: produce effetti che si propagano agli ecosistemi e ai benefici che essi forniscono alla società. “Con l'avanzata del bosco cambiano non solo la composizione delle comunità vegetali, ma anche le strategie ecologiche delle piante e i processi del suolo, con effetti sui servizi ecosistemici forniti dal territorio”, spiega Andrea Scartazza (CNR-IRET), ecofisiologo e primo autore dell’articolo.
Parallelamente, le interviste mostrano che gli abitanti percepiscono la perdita delle aree aperte come una riduzione della qualità estetica e culturale del territorio. “Il paesaggio aperto è parte della nostra identità”, raccontano gli intervistati a Lisa Sella (CNR-IrCRES), esperta in scienze sociali, che osserva “la convergenza tra dati naturali e sociali indica che la transizione pascolo-foresta è un fenomeno sociale, oltre che ecologico: socio-ecologico”.
Le analisi di dettaglio condotte nel sito di Malga Telvagola, nella Catena del Lagorai (Pieve Tesino, Trento), evidenziano come il pascolo estensivo mantenga una diversità funzionale elevata. Le piante adottano strategie complementari per acquisire nutrienti e acqua, sostenendo processi chiave come la produttività primaria e i cicli del carbonio e dell’azoto. “Il pascolo funziona come un
sistema ricco di strategie diverse che si completano a vicenda”, sintetizza Scartazza. “Quando il pascolo viene abbandonato, la giovane foresta tende a perdere parte della varietà di strategie ecologiche tipica dei prati pascolati. I segnali isotopici di carbonio e azoto mostrano infatti che le piante utilizzano le risorse in modo diverso, con possibili effetti sul funzionamento del suolo”.
La risposta del suolo segue quella della vegetazione lungo il gradiente pascolo-foresta. La sua multifunzionalità riflette infatti l’interazione tra vegetazione, gestione del territorio e processi biogeochimici. Nei pascoli, il suolo è più ricco di nutrienti, più stabile e più attivo dal punto di vista microbico. Nelle giovani foreste si osserva una riduzione temporanea della funzionalità, mentre le foreste mature recuperano capacità di stoccaggio del carbonio, pur essendo caratterizzate da processi ecologici più lenti e orientati alla conservazione delle risorse.
Questi cambiamenti ecologici e biogeochimici si intrecciano con le percezioni degli abitanti: il bosco è apprezzato per i suoi servizi regolativi, ma la perdita delle aree aperte è vissuta come una diminuzione della vitalità territoriale. Il paesaggio del Tesino emerge così come un mosaico dinamico di pascoli, giovani foreste e foreste mature, che svolgono funzioni ecologiche diverse e assumono differenti significati sociali.
Il pascolo estensivo e le foreste mature garantiscono nel loro complesso un’ampia gamma di benefici per la comunità, dalla fertilità del suolo, alla regolazione idrologica e climatica. Le giovani foreste rappresentano invece uno stadio transitorio, caratterizzato da una perdita di biodiversità e fertilità. Le percezioni degli abitanti confermano questa lettura: il paesaggio aperto è associato a identità e memoria, mentre il bosco è valorizzato per i suoi benefici regolativi e per il ruolo svolto nella mitigazione del dissesto idrogeologico.
Il caso del Tesino mostra che nessuna disciplina, da sola, può spiegare la complessità delle modifiche dei paesaggi alpini. “Lo studio interdisciplinare permette di collegare processi che operano su scale diverse — dalla fisiologia fogliare, all’osservazione da remoto, alle dinamiche sociali — e di integrare dimensioni ecologiche, biogeochimiche e socio-economiche in un’unica interpretazione” sottolinea Maddalena Pennisi (CNR-GEO ex CNR-IGG), ricercatrice responsabile del team CNR, “questo lavoro è il risultato di un allineamento continuo tra linguaggi, scale analitiche e tradizioni epistemiche.
Lo studio evidenzia come la transizione pascolo-foresta non possa essere interpretata soltanto come un cambiamento della copertura del suolo. Si tratta di una trasformazione socio-ecologica che modifica il funzionamento degli ecosistemi, i benefici da essi forniti e il modo in cui le comunità locali percepiscono e attribuiscono valore al territorio. Integrando scienze naturali e sociali, il framework sviluppato nell'ambito del progetto ABRESO offre una base metodologica per comprendere e governare le trasformazioni in corso, nei paesaggi alpini come in altri contesti. (aise)