FRANCESCO: NON ABBIATE PAURA DI VIVERE NEL MONDO

FRANCESCO: NON ABBIATE PAURA DI VIVERE NEL MONDO

ROMA\ aise\ - “Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo”. A dirlo è Gesù rivolto ai suoi discepoli in uno dei passaggi più noti del Vangelo di Matteo, proposto ieri dalla Liturgia. Una pagina in cui Gesù, con “un linguaggio simbolico indica a quanti intendono seguirlo alcuni criteri per vivere la presenza e la testimonianza nel mondo”, come spiegato da Papa Francesco che ieri ha recitato l’Angelus insieme ai fedeli riuniti a piazza San Pietro.
Prima immagine: il sale. “Il sale è l’elemento che dà sapore e che conserva e preserva gli alimenti dalla corruzione”, ha detto il Papa. “Il discepolo è dunque chiamato a tenere lontani dalla società i pericoli, i germi corrosivi che inquinano la vita delle persone. Si tratta di resistere al degrado morale, al peccato, testimoniando i valori dell’onestà e della fraternità, senza cedere alle lusinghe mondane dell’arrivismo, del potere, della ricchezza. È “sale” – ha sottolineato Francesco – il discepolo che, nonostante i fallimenti quotidiani – perché tutti noi ne abbiamo –, si rialza dalla polvere dei propri sbagli, ricominciando con coraggio e pazienza, ogni giorno, a cercare il dialogo e l’incontro con gli altri. È “sale” il discepolo che non ricerca il consenso e il plauso, ma si sforza di essere una presenza umile, costruttiva, nella fedeltà agli insegnamenti di Gesù che è venuto nel mondo non per essere servito, ma per servire. E di questo atteggiamento c’è tanto bisogno”.
Poi la luce: “voi siete la luce del mondo”.
“La luce disperde l’oscurità e consente di vedere”, ha detto in proposito il Papa. “Gesù è la luce che ha fugato le tenebre, ma esse permangono ancora nel mondo e nelle singole persone. È compito del cristiano disperderle facendo risplendere la luce di Cristo e annunciando il suo Vangelo. Si tratta di una irradiazione che può derivare anche dalle nostre parole, ma deve scaturire soprattutto dalle nostre “opere buone”. Un discepolo e una comunità cristiana sono luce nel mondo quando indirizzano gli altri a Dio, aiutando ciascuno a fare esperienza della sua bontà e della sua misericordia. Il discepolo di Gesù – ha aggiunto – è luce quando sa vivere la propria fede al di fuori di spazi ristretti, quando contribuisce a eliminare i pregiudizi, a eliminare le calunnie, e a far entrare la luce della verità nelle situazioni viziate dall’ipocrisia e dalla menzogna. Fare luce. Ma – ha ammonito Francesco – non è la “mia” luce, è la luce di Gesù: noi siamo strumenti perché la luce di Gesù arrivi a tutti”.
Con queste parole, quindi, “Gesù ci invita a non avere paura di vivere nel mondo, anche se in esso a volte si riscontrano condizioni di conflitto e di peccato. Di fronte alla violenza, all’ingiustizia, all’oppressione, il cristiano non può chiudersi in sé stesso o nascondersi nella sicurezza del proprio recinto; anche la Chiesa non può chiudersi in sé stessa, non può abbandonare la sua missione di evangelizzazione e di servizio. Gesù, nell’Ultima Cena, chiese al Padre di non togliere i discepoli dal mondo, di lasciarli, lì, nel mondo, ma di custodirli dallo spirito del mondo. La Chiesa si spende con generosità e tenerezza per i piccoli e i poveri: questo non è lo spirito del mondo, questo è la sua luce, è il sale. La Chiesa ascolta il grido degli ultimi e degli esclusi, perché è consapevole di essere una comunità pellegrina chiamata a prolungare nella storia la presenza salvifica di Gesù Cristo. La Vergine Santa – ha concluso – ci aiuti ad essere sale e luce in mezzo alla gente, portando a tutti, con la vita e la parola, la Buona Notizia dell’amore di Dio”.
Dopo Angelus, il papa ha rivolto un pensiero e un appello per la popolazione della Siria: “continuano a giungere notizie dolorose dal nord-ovest della Siria, in particolare sulle condizioni di tante donne e bambini, della gente costretta a fuggire a causa dell’escalation militare. Rinnovo il mio accorato appello alla comunità internazionale e a tutti gli attori coinvolti ad avvalersi degli strumenti diplomatici, del dialogo e dei negoziati, nel rispetto del Diritto Umanitario Internazionale, per salvaguardare la vita e le sorti dei civili. Preghiamo per questa amata e martoriata Siria”. (aise) 

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