GESÙ NON È UN PERSONAGGIO DA FIABA, È UN DIO CHE CI INTERPELLA

GESÙ NON È UN PERSONAGGIO DA FIABA, È UN DIO CHE CI INTERPELLA

ROMA\ aise\ - “L’Avvento è tempo di grazia. Ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta”. Così Papa Francesco che ieri mattina ha recitato l’Angelus insieme ai fedeli riuniti a piazza San Pietro.
Nella terza domenica di Avvento, detta domenica “della gioia”, ha esordito il Santo Padre, “la Parola di Dio ci invita da una parte alla gioia, e dall’altra alla consapevolezza che l’esistenza include anche momenti di dubbio, nei quali si fa fatica a credere. Gioia e dubbio – ha osservato il Papa – sono entrambe esperienze che fanno parte della nostra vita”.
Una dicotomia presente anche nelle letture proposte ieri dalla Liturgia: “all’esplicito invito alla gioia del profeta Isaia: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa”, si contrappone nel Vangelo il dubbio di Giovanni Battista: “sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. In effetti, - ha spiegato Francesco – il profeta vede al di là della situazione: egli ha davanti a sé gente scoraggiata: mani fiacche, ginocchia vacillanti, cuori smarriti. È la stessa realtà che in ogni tempo mette alla prova la fede. Ma l’uomo di Dio guarda oltre, perché lo Spirito Santo fa sentire al suo cuore la potenza della sua promessa, ed egli annuncia la salvezza: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, […] Egli viene a salvarvi”. E allora tutto si trasforma: il deserto fiorisce, la consolazione e la gioia si impadroniscono degli smarriti di cuore, lo zoppo, il cieco, il muto sono risanati (cfr vv. 5-6). È ciò che si realizza con Gesù: “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”. Tale descrizione – ha commentato Papa Francesco – ci mostra che la salvezza avvolge tutto l’uomo e lo rigenera. Ma questa nuova nascita, con la gioia che l’accompagna, sempre presuppone un morire a noi stessi e al peccato che è in noi”.
“Da qui deriva il richiamo alla conversione, che è alla base della predicazione sia del Battista sia di Gesù; in particolare, si tratta di convertire l’idea che abbiamo di Dio”, ha sottolineato Bergoglio. “E il tempo dell’Avvento ci stimola a questo proprio con l’interrogativo che Giovanni Battista pone a Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Pensiamo: per tutta la vita Giovanni ha atteso il Messia; il suo stile di vita, il suo stesso corpo è plasmato da questa attesa. Anche per questo Gesù lo elogia con quelle parole: nessuno è più grande di lui tra i nati di donna. Eppure, anche lui ha dovuto convertirsi a Gesù. Come Giovanni, anche noi siamo chiamati a riconoscere il volto che Dio ha scelto di assumere in Gesù Cristo, umile e misericordioso”.
“L’Avvento è tempo di grazia. Ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta. Il Bambino che giace nel presepe – ha rimarcato il Santo Padre – ha il volto dei nostri fratelli e sorelle più bisognosi, dei poveri che “sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi”. La Vergine Maria – ha concluso – ci aiuti, perché, mentre ci avviciniamo al Natale, non ci lasciamo distrarre dalle cose esteriori, ma facciamo spazio nel cuore a Colui che è già venuto e vuole venire ancora a guarire le nostre malattie e a darci la sua gioia”. (aise) 

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