I CAPOLAVORI DI CAPODIMONTE IN TEXAS

I CAPOLAVORI DI CAPODIMONTE IN TEXAS

FORT WORTH\ aise\ - Dopo Seattle, nello Stato di Washington, approda a Forth Worth, in Texas, la mostra "Flesh and Blood: Italian Masterpieces from the Capodimonte Museum", inaugurata il 27 febbraio al Kimbell Art Museum dal console generale d’Italia a Houston, Federico Ciattaglia. La mostra, che arriva dal Seattle Art Museum dove ha già riscosso un notevole successo, sarà aperta al pubblico sino al 14 giugno.
"Questa spettacolare esposizione è anche una conferma della forte cooperazione tra alcune delle principali istituzioni ed associazioni culturali in Italia e negli Stati Uniti", ha affermato l’ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchio. "Esse si sono prodigate senza sosta nel rinnovare e rafforzare i legami d’amicizia e le profonde connessioni culturali tra i nostri paesi e popoli portando una veduta unica dell’Italia a Seattle e Fort Worth".
"Flesh and blood: italian masterpieces from the Capodimonte Museum", ovvero "Carne e sangue: capolavori italiani del Museo di Capodimonte", è infatti organizzata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli insieme al Seattle Art Museum, al Kimbell Art Museum e a MondoMostre, la cui collaborazione che offrendo ai visitatori americani la rara opportunità di ammirare la feroce bellezza dell'arte del XVI e XVII secolo.
40 i capolavori del Rinascimento e del Barocco italiano esposti a Fort Worth, provenienti dal Museo di Capodimonte di Napoli, che detiene una delle più grandi ed importanti collezioni artistiche d’Italia. Le opere sono state realizzate tra i secoli XVI e XVII da artisti del calibro di Tiziano, Raffaello, Caravaggio, Parmigianino, Annibale Carracci, Artemisia Gentileschi, Guido Reni, Bernardo Cavallino, Luca Giordano, El Greco e Jusepe de Ribera.
I capolavori esposti sono di vari formati e finalità – dalla devozione privata all’arte di Stato – e presentano variegate tematiche come la martirologia cristiana e il mito della passione. Tra i più rilevanti dipinti esposti, spiccano la Flagellazione di Cristo di Caravaggio e Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi.
Lungo periodo di creatività, ispirazione e ricerca della conoscenza, il Rinascimento raggiunse il culmine in Italia mentre gli artisti rivolgevano la loro attenzione al mondo classico e fecero del corpo umano il centro della rappresentazione artistica. L'arte rinascimentale fu interessata alla rappresentazione naturalistica della forma umana e della sua vita emotiva, cercando l’equilibrio tra spirituale e materiale.
La mostra "Flesh and blood" attinge dall'illustre Collezione Farnese avviata da Papa Paolo III, che supervisionò il Giudizio Universale di Michelangelo, per rappresentare le nozioni di bellezza e potere nel XVI secolo. Ad aprire il percorso espositivo è l’ambizioso quanto equilibrato ritratto del futuro Papa come cardinale realizzato dal giovane maestro Raffaello.
La straordinaria Danae di Tiziano, che illustra il mito greco della giovane donna che, imprigionata dal padre in una torre, fu conquistata da Zeus sotto forma di pioggia d'oro e diede alla luce Perseo, mostra come gli artisti esplorarono soggetti erotici attraverso il velo della mitologia. L'antichità influenzò anche El Greco, il cui Ragazzo che soffia sulla brace evoca un dipinto classico famoso per la sua padronanza della luce. La pittura di El Greco anticipa lo stile chiaroscuro che dominerà le opere del XVII secolo esposte nella seconda parte della mostra.
Fondata dai coloni greci intorno al 600 a.C., Napoli fece parte degli imperi romano e bizantino e, nel periodo medievale, del Regno di Sicilia prima di essere terra dell'impero spagnolo, che governò la città fino al 19° secolo. Nel 17° secolo Napoli era la seconda città più grande d'Europa, dopo Parigi. Nonostante ciò e le tante culture e i regimi politici che vi misero radici, a Napoli non vi fu un costante patrocinio artistico fino alla seconda metà del XVI secolo quando fu promulgato un decreto per la riqualificazione delle centinaia di chiese trascurate nella città. Da questo mandato nacque l'arte barocca che portò Napoli alla grandiosità oggi nota a tutti.
Il provocatorio Silenus ebbro di Jusepe de Ribera, dalla iconografia complessa e ricca di significati simbolici, è una parodia della bellezza idealizzata in molti dipinti rinascimentali: qui il corpo rotondeggiante dell’educatore del dio greco Dioniso è reso in tutta la sua volgarità da pennellate cariche e vitali mentre emerge dal suo ambiente scuro e terroso.
Un uso più drammatico del chiaroscuro viene fatto nella viscerale Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi: qui l'eroina ebrea decapita il generale assiro che stava minacciando di distruggere il suo villaggio. La scelta di interpretare il climax violento della storia è forse legata all'esperienza traumatica dell'artista che dipinse il quadro nel 1611 a ridosso del processo per stupro contro il pittore Agostino Tassi che la violentò. Questa immagine mostra come "carne e sangue" fossero avvolti nella nostra umanità in un momento in cui la pittura occidentale iniziò ad essere infusa da esperienze personali di agonia ed estasi, gioia e disperazione. (r.a.\aise)


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