LE RADICI ITALIANE DELL’ARCIVESCOVO DI SAN FRANCISCO: SALVATORE J. CORDILEONE PELLEGRINO AL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO – DI ANTONIO BINI

LE RADICI ITALIANE DELL’ARCIVESCOVO DI SAN FRANCISCO: SALVATORE J. CORDILEONE PELLEGRINO AL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO – di Antonio Bini

L’AQUILA\ aise\ - Abbiamo incontrato l’arcivescovo Salvatore Joseph Cordileone pellegrino per la prima volta nel santuario del Volto Santo a Manoppello. Nome e cognome dell’arcivescovo non nascondono le evidenti origini italiane. Nato a San Diego (1956), è arcivescovo di San Francisco dal 2012. Prima ancora ha esercitato il ministero episcopale nelle diocesi di San Diego e di Oakland.
È un personaggio noto per le sue decise posizioni contrarie al matrimonio tra persone dello stesso sesso e alla diffusione della cultura gender nelle scuole cattoliche, espresse nella metropoli americana, che costituisce tra le realtà più aperte e progressiste degli USA. Al tempo stesso è molto impegnato a favore dei poveri e, dopo le recenti misure della amministrazione Trump, dei profughi messicani del vicino Messico, aprendo anche le chiese per la loro assistenza.
Siamo immersi nella semplicità del convento dei cappuccini, a poca distanza dal paese, ai piedi della Maiella, lontanissimi dalla movimentata Baia di San Francisco, con i suoi sette milioni di abitanti,
Cordileone appare in meditazione, colpito dall’incontro con il Volto Santo, ma ci concede di fargli qualche domanda.
Gli chiedo delle sue origini italiane.
“Sì, mi risponde, i miei nonni erano siciliani. Come tanti italiani per motivi economici emigrarono in America. Da parte paterna, provenivano da Castellammare del Golfo (Trapani) e da Campobello di Licata (Agrigento), da quella materna”.
Ricorda quando giunsero in America, transitando ad Ellis Island? “Nell’anno 1912”, risponde subito, confermando con si tratta di tappe fondamentali della vita degli emigrati, trasmesse alla memoria delle generazioni successive.
Sono stati i nonni a trasmetterle valori e conoscenze dell’Italia? “Si abitavano a fianco alla nostra casa. Il nonno era un pescatore di granchi. Continuò l’attività di pescatore anche negli Stati Uniti, prima a San Francisco, dove pescava anche aragoste, e poi a San Diego, sempre in California, città nella quale sono nato. Anche mio padre Leon è stato pescatore, dedicandosi soprattutto alla pesca del tonno”. Deve essere rimasta fortemente impressa in lei l’attività del nonno, tanto da riprendere il granchio nel suo stemma vescovile, sentendosi anche lei pescatore. Pescatore di uomini? - Annuisce, con un lieve sorriso.
I suoi nonni avranno sicuramente portato negli USA le tradizioni gastronomiche italiane. Per esempio la pasta?
“Certamente”. Quale tipo preferisce? “Rigatoni”, risponde ridendo.
Si può affermare che le radici culturali italiane appartengono alla sua storia personale, conoscendo tra l’altro anche la nostra lingua?
“Certamente. E come potrebbe essere diversamente”.
Molti erano gli emigranti che lasciando l’Italia portavano negli Stati Uniti, come in altri paesi, la devozione popolare della propria terra. E’ accaduto anche nella sua famiglia?
“Si. I miei nonni erano molto devoti a San Giuseppe. Devozione che veniva dalle tradizioni dei loro paesi. Avevano dato il nome di Giuseppe ad uno dei quatto figli, Joe (diminutivo di Joseph), fratello di mio padre, che morì combattendo per l’esercito americano durante la seconda guerra mondiale. A tutti i nipoti nati dopo fu “imposto” come secondo nome Joseph e quindi anche a me”.
Come la Sicilia anche l’Abruzzo è una regione caratterizzata da grandi flussi di emigranti verso gli Stati Uniti. Pensi che la famiglia di origine dell’attuale segretario di stato, Mike Pompeo, proviene da Caramanico, un paese a pochi chilometri da qui.
“Ma davvero?” risponde sorpreso. Dalle cronache sappiamo che ha avuto confronti dialettici con Nancy Pelosi, speaker della camera del Congresso americano, che si definisce cattolica devota? Sa che anche lei ha origini abruzzesi?
Anche qui mostra sorpresa, aggiungendo “Ma il suo cognome non è Pelosi”. Sì, in effetti è quello del marito, rispondo. Il suo cognome è D’Alessandro, ripreso dal nonno paterno, Tommaso D’Alessandro, emigrato negli USA da Montenerodomo, un piccolo paese in provincia di Chieti (mentre il nonno materno, Nicola Lombardi, era originario di Fornelli, in Molise).
Parlando di emigrazione è inevitabile chiedergli una valutazione sulla situazione sulla problematica, di crescente attualità anche in Europa.
“Si tratta di un fenomeno molto complesso..”, risponde, mentre la sua espressione diventa più seria, facendo comprendere che sul tema sarebbe necessario parlare a lungo.
Avviandoci alla conclusione dell’incontro, prima della partenza per Roma e poi per il rientro negli USA, gli chiedo le sue impressioni a proposito dell’incontro con il Volto Santo?
“Qui si guarda Dio faccia a faccia”, dice commosso. “È come guardare un vero volto umano, guardare in faccia a Gesù. Gli occhi, in particolare, sono molto vivi e penetranti. Il mio amore per Gesù Cristo è diventato molto più personale ora. Ringrazio il rettore p. Carmine Cucinelli e la comunità dei cappuccini, che mi hanno ospitato, consentendomi di pregare e meditare in solitudine davanti al Volto Santo”.
Ripeterà le medesime riflessioni alla giornalista americana Maike Hickson (Lifesitenews).
C’è appena il tempo per avere conferma come fosse a conoscenza che nella sua diocesi una copia del Volto Santo, proveniente dal santuario di Manoppello, era stata intronizzata nel 2017 nella chiesa di Saint Francis, ad East Palo Alto, nel cuore della Silicon Walley e che in San Francisco è attivo da anni attivo il blog holyfaceofmanoppello, curato dal professor Ray Frost, diventato tra i riferimenti più affidabili e documentati tra quanti si interessano del Volto Santo nel mondo. (antonio bini\aise) 

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