Meloni ringrazia la comunità italiana di Pola per aver restituito alla memoria collettiva la strage di Vergarolla

ROMA\ aise\ - “Oggi l’Italia onora la memoria dei connazionali uccisi il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nella più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana. Una carneficina caduta nell’oblio per decenni e che è stata restituita alla memoria collettiva grazie all’impagabile impegno della comunità italiana di Pola, degli esuli, dei loro discendenti e delle associazioni”. Così, la Prima Ministra della Repubblica, Giorgia Meloni, ha ricordato l’80esimo anniversario della strage di Vergarolla.
La spiaggia di Pola, nel 1946, si trovava in una situazione particolare. La seconda guerra mondiale era finita ma il futuro di quella zona era ancora incerto a causa degli scontri tra l’Italia fascista, che anni prima aveva “italianizzato” la zona, e la Jugoslavia, che rivendicava l’Istria come suo territorio. La città si trovava nella cosiddetta Zona A, separata dalla Zona B amministrata dagli jugoslavi, e rappresentava di fatto un’enclave italiana circondata da territori sotto controllo jugoslavo. Quel 18 agosto sulla spiaggia erano in programma le gare della Coppa Scarioni, organizzate dalla società dei canottieri Pietas Julia. La manifestazione, oltre alle connotazioni sportive, aveva anche un forte valore identitario per la comunità italiana di Pola. E per questo la spiaggia era gremita di bagnanti e spettatori, tra cui moltissimi bambini. Alle 14.15 un’esplosione devastante investì la folla provocando anche il crollo di un edificio. Le vittime, il cui numero certo è oggetto di una discussione storica, identificate ufficialmente furono 64-65, ma un’altra ricostruzione ha invece collegato i resti recuperati a un numero compreso tra 109 e 116 cadaveri e 211 feriti. La Corte militare d’inchiesta britannica, che controllava di fatto i territori dopo la guerra, escluse quindi l’ipotesi di una semplice fatalità e concluse che gli ordigni erano stati fatti esplodere deliberatamente da una o più persone. Ma l'indagine non riuscì a identificare i responsabili.
“Quello che è successo ottant’anni fa sulla spiaggia di Pola rappresenta ancora oggi un crimine impunito – ha spiegato Meloni -. Decine e decine di civili innocenti vennero uccisi”, secondo Meloni per “un macabro disegno”. “Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime e svelare quello che, ancora oggi, non sappiamo di questa pagina buia del Novecento”, ha aggiunto la Premier.
“Ciò che è certo è che l’eccidio di Vergarolla segnò uno dei momenti più drammatici di quella stagione di violenze, contribuendo in modo determinante alla decisione della maggior parte degli italiani di lasciare Pola e intraprendere la via dell’esodo”, ha proseguito per poi ricordare la figura di Geppino Micheletti, un “medico eroe” dell’ospedale di Pola che “continuò ad operare i feriti e i mutilati dell’esplosione anche dopo aver saputo che tra i morti c’erano anche suo fratello, sua cognata e i suoi due bambini, di 9 e 5 anni. Un esempio luminoso di umanità, coraggio e abnegazione, riconosciuto dal Presidente Mattarella con la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica”.
“Anche nel suo nome e in quello di tutte le vittime di Vergarolla il Governo italiano continuerà il proprio impegno a 360 gradi per custodire e tramandare il ricordo delle complesse vicende legate al confine orientale – ha concluso Meloni -. Pagine terribili e dolorose, per troppo tempo taciute ma che oggi appartengono alla memoria nazionale ed europea”. (aise)