Messaggero di SAnt’Antonio/ New York crocevia del mondo - di Nicoletta Masetto

PADOVA\ aise\ - “Le “Stanzeitaliane”, il Museo virtuale aperto non stop per continuare a viaggiare e scoprire l’Italia anche durante il lockdown, sono state tra i luoghi più visitati durante la pandemia. Ma, non appena è stato possibile promuovere iniziative finalmente in presenza, l’Istituto Italiano di Cultura di New York non si è fatto attendere, rendendosi protagonista di uno degli eventi simbolo della rinascita: il grande concerto Rebirth in Central Park. Un nuovo corso, quello che vede protagonista uno dei più prestigiosi IIC al mondo fondato nel 1961, voluto dal professor Fabio Finotti che lo dirige dall’inizio di quest’anno”. Ad intervistarlo è stata Nicoletta Masetto per il “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero”.
“Padovano, laurea alla Normale di Pisa, docente all’Università di Trieste e alla Penn (Pennsylvania) University di Philadelphia, Finotti è stato membro del Comitato per la Lingua Italiana nel mondo del Ministero degli esteri e presidente dell’Associazione internazionale per gli studi di lingua e letteratura italiana, diventando simbolicamente il portavoce di studiosi e docenti di lingua, cultura e civiltà italiana di tutto il mondo.
D. Professor Finotti, il Museo virtuale da lei voluto ha aperto le “Stanze” di casa dell’IIC a tutto il mondo. Oltre alle tante visualizzazioni, vincente è risultata la ricetta di superare la pandemia a suon di cultura.
R. “Stanza” nella nostra lingua è uno spazio architettonico, ma anche letterario e musicale: stanze sono le strofe di una poesia o di una canzone. In questa dimensione, articolata e accogliente come una casa, gli amanti della cultura italiana, nella Penisola e nel mondo, potranno continuare a trovare memoria e innovazione, dialoghi e approfondimenti in un intreccio tra passato e futuro, tra tecnica e bellezza. L’emergenza sanitaria ci ha messi di fronte a un bivio: o chiudere tutto o fare di necessità virtù. Noi abbiamo deciso di trasformare questo aspetto, con tutte le attività spostate sul web, in una possibilità, sfruttandola al meglio. Internet è un paesaggio che non dobbiamo utilizzare come un semplice magazzino o un deposito, ma come uno spazio da disegnare e arricchire con il gusto e lo stile italiani, costruendo edifici virtuali che abbiano la stessa eleganza e fruibilità di quelli reali.
D. Tra le “Stanze” più visitate, quelle dantesche.
R. A 700 anni dalla morte del Sommo Poeta abbiamo proposto incontri virtuali con alcuni dei più grandi studiosi, italiani e americani. Preziosa la spilla realizzata per l’occasione dal grande artista Mimmo Paladino proprio per l’IIC. In omaggio a Dante abbiamo previsto nei prossimi mesi, in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia, un approfondimento inedito sulla dimensione fonica delle opere dantesche. D. Appena si è potuti ripartire, lo avete fatto con un evento simbolo della rinascita.
R. Il concerto Rebirth è stato il primo grande spettacolo dal vivo a New York dopo la pandemia. Si è tenuto open air nel magnifico scenario di Central Park. A dirigerlo il maestro Alvise Casellati. Uno spettacolo all’insegna della musica e della lingua italiana realizzato da IIC e Consolato italiano. Da Verdi a Puccini sono stati proposti brani noti della tradizione del melodramma italiano. L’Opera da sempre è il miglior biglietto da visita dell’Italia in tutto il mondo, non solo a New York. In ogni Paese del mondo si parla una lingua diversa, ma la musica è un linguaggio universale che unisce i popoli. Il concerto era dedicato a Enrico Caruso nel centenario della morte. È stato un bellissimo evento al quale hanno partecipato, seduti anche sul prato, giovani, famiglie, bambini. Ad ascoltare l’Opera in America non c’è una generazione antica, ma nuova ed entusiasta di questa ventata di musica italiana.
D. Qual è stato il suo primo intervento?
R. La ristrutturazione della sede, un edificio storico che gli americani considerano con grande attenzione perché è uno dei monumenti della città. L’Istituto è una vetrina dell’Italia: è inutile avere una Ferrari dentro un negozio che cade a pezzi, l’immagine del nostro Paese deve essere perfetta a partire dalla confezione, dall’involucro.
D. Cosa ha programmato per i prossimi mesi?
R. Eventi non occasionali o slegati tra loro, bensì pensati secondo precisi filoni di interesse. Il primo ambito è quello che si lega alla nuova politica europea e italiana del Recovery Fund su sostenibilità e biodiversità. Il primo evento è di cultura enogastronomica e non solo: un pranzo che in autunno porta in tavola tutti i migliori prodotti italiani. Sempre in collaborazione con il Consolato e l’Ice è in programma, alla fine di questo mese, la Giornata de “La Voce di New York”, il più importante giornale in italiano della città. Collaboreranno giornalisti corrispondenti di varie testate, tra loro economisti sia italiani che americani, sul tema dei rapporti tra sostenibilità ed economia. La grande novità della programmazione saranno le attività per i più piccoli con laboratori e iniziative anche grazie ad Associazione Pancrazio e Accademia della Cucina che hanno realizzato pubblicazioni a fumetti sul tema.
D. In calendario anche grande spazio all’arte.
R. In autunno sosteniamo due mostre. La prima, al Centro italiano di arte moderna di Laura Mattioli, sul tema del lavoro nelle opere degli artisti del Divisionismo, tra ‘800 e ‘900. La seconda, allestita nella nostra sede grazie a Magazzino Italian Art, vede esposte le opere del giovane artista Namsal Siedlecki, italiano non di nascita ma per scelta. Nella primavera del 2022, protagonisti dell’ampia mostra We love art, iniziativa di mecenatismo a favore di talenti emergenti promossa dal Ministero degli esteri, saranno dieci giovani artisti.
D. Tra le due mostre il periodo natalizio.
R. Avremo due presenze importanti: Helena Lehane, famosa designer di origini italiane, autrice delle tipiche decorazioni floreali natalizie a New York, e il presepe napoletano che porteremo in sede grazie alla Regione Campania.
D. Direttore, qual è oggi la sua priorità?
R. L’auspicio è che gli americani apprezzino sempre di più la nostra vitalità, e frequentino l’Istituto, realtà aperta agli italiani e a chiunque voglia conoscere la grande bellezza del nostro Paese”. (aise)