PLENARIA CGIE/ GIOVANI ED ELEZIONI DEI COMITES AL CENTRO DEL DIBATTITO

PLENARIA CGIE/ GIOVANI ED ELEZIONI DEI COMITES AL CENTRO DEL DIBATTITO

ROMA\ aise\ - La sessione pomeridiana della plenaria del CGIE, riunita oggi nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina, tra i tanti temi affrontati ha visto in prima linea le elezioni dei Comites previste per la primavera 2020 e il coinvolgimento dei giovani, soprattutto a seguito del seminario di Palermo.
Proprio con questo tema ha esordito Silvia Alciati, che con Maria Chiara Prodi e tutta la VII Commissione si è resa artefice della riuscita del seminario: "A seguito del seminario di Palermo, moltissimi dei 115 giovani che hanno partecipato, hanno espresso la volontà di prendersi delle responsabilità. Sta a noi metterli nelle condizioni di farlo". Sempre a proposito di giovani, Alciati ha anche ricordato l’invito rivolto dalla VII Commissione all’ente CONGI (coordinamento nazionale nuove generazioni italiane) affinché partecipi attivamente nelle attività della commissione. "Il CONGI", ha spiegato Alciati, "è una realtà che riguarda i nuovi italiani, coloro che acquisiscono la cittadinanza italiana dopo un percorso lungo e non sempre facile, soprattutto dei loro genitori. Il CONGI, in poche parole, raccoglie i figli e le figlie di prima o seconda generazione di chi un tempo è stato immigrato. Loro si trovano ad affrontare gli stessi problemi che avvertono i nostri giovani di prima o seconda generazione all’estero. Con la differenza che loro si sono organizzati, noi invece", si chiede Alciati, "cosa facciamo per i nostri giovani nel mondo? Abbiamo un ente simile? Che referente abbiamo?". "Forse", ha concluso Alciati, "è il momento di pensare a un ente analogo".
Fabio Ghia, intervenuto subito dopo, ha invece espresso la necessità di tenere la politica al di fuori dei Comites: "è importantissimo che i Comites possano svolgere il loro ruolo nel migliore dei modi, astenendosi dal dibattito politico e concentrandosi sulla rappresentanza degli italiani nel mondo. L’indirizzo politico dei Comites", ha aggiunto Ghia, "deturpa quello che è il loro significato".
Un esordio polemico quello di Paolo Da Costa, che ha chiesto ai colleghi, dopo cinque anni di attività, di fare un bilancio serio sul lavoro svolto dal 2014. "Un consiglio serio", ha detto, "dovrebbe avere delle priorità da discutere. E invece, fin ora, non ho ancora capito di cosa stiamo parlando. La nostra è una voce importante, riconosciuta a livello politico. Ma dobbiamo farci sentire, ragionare su temi circoscritti e portare a casa risultati concreti. A questo servirebbe la plenaria del Cgie".
È tornato sul tema dei giovani e del seminario di Palermo il consigliere Luigi Papais, che nel grande evento organizzato dalla VII Commissione ha visto "un percorso che le istituzioni devono fare se vogliono seriamente intercettare l’attenzione delle nuove generazioni". "Noi rappresentanti dell’associazionismo di emigrazione", ha sostenuto Papais, "parliamo necessariamente un linguaggio diverso rispetto a quello de giovani, ma abbiamo il pregio di una continuità di presenza che è un valore innegabile e prezioso. Per questo non possiamo ridurci a fare da sportello terminale per pratiche ISEE o pensionistiche. Dobbiamo capire che per non ridurci ai minimi termini, per non morire, dobbiamo metterci in rete". FAIM e UNAIE, ha concluso Papais, "sono esempi di associazioni che fanno rete e che forniscono certezza di presenza a sostegno dei nuovi migranti. Dobbiamo uniformarci tutti allo stesso modo. E concludo dicendo che è giusto che i giovani facciano nuove associazioni, magari virtuali, purché si raccordino con quelle storiche".
Sul voto all’estero si è concentrato l’intervento di Tony Mazzaro: "Le recenti elezioni europee hanno visto grosse lacune. Romania e Austria, in particolare, sono state messe in grossa difficoltà. In Romania, l’unica sede dove si poteva votare era Bucarest. Dunque gli 86 mila italiani sparsi nel Paese si sono dovuti spostare, quando ne hanno avuto la buona volontà, di parecchie centinaia di chilometri". "Stessa situazione", ha aggiunto Mazzaro, "in Austria, con la differenza che in questo Paese gli italiani sono 126 mila. Essendo l’unico seggio a Vienna, chi abita a Innsbruck si è dovuto spostare di 500 chilometri o recarsi in Vipiteno. Questo cosa ci insegna? Che bisogna ridisegnare la presenza dei servizi consolari". "La prenotazione online", ha concluso il consigliere Mazzaro, "non può essere un diktat o l’unica possibilità. Gli anziani non sono in grado di usare il pc o lo smartphone, quindi devono rivolgersi ai patronati per votare".
Vittorio Pessina, nel suo intervento, ha riferito della necessità di intercettare tutti gli italiani nel mondo non iscritti all’AIRE, affinché un tale potenziale non vada disperso: "Più la nostra massa critica aumenta, più il nostro peso nel mondo viene considerato. Dobbiamo recuperare, magari obbligare a registrarsi questo fantomatico milione di presenze".
Intervento critico anche quello di Gianfranco Sangalli: "A volte ho la sensazione di trovarmi nel giorno della marmotta. Ogni volta si parla delle stesse cose, ma quando qualcuno cerca di apportare delle cose nuove, per dare risposte e soluzioni, poi queste soluzioni vengono accantonate e tutto resta uguale, come se nulla fosse".
Della necessità di unificare l’azione dei consolati italiani nel mondo – o quantomeno nei singoli Paesi – ha parlato Vincenzo Mancuso, riferendosi alla sua esperienza personale in Germania: "Capita che per la richiesta di certificati il consolato di Monaco di Baviera agisca diversamente da quello di Francoforte o di Colonia. Il nostro obiettivo dev’essere la normalizzazione e la de-burocratizzazione". "A parità di organico", ha proseguito Mancuso nella sua disamina, "i consolati lavorano in modo diverso e questo crea non pochi problemi. Una soluzione, forse, sarebbe quella di convocare i consoli di tutto il mondo e fare in modo che si organizzino".
Tornando alla necessità di un ricambio nell’organico dei Comites, Riccardo Pinna ha parlato di "continui errori commessi dalla politica". "Cosa fanno i partiti?", si è chiesto il consigliere, "i giovani li abbiamo già traditi nel 2015", ha detto riferendosi alle ultime elezioni dei Comites, considerate sostanzialmente un flop, "se non andiamo a elezioni nel 2020, li tradiremo una seconda volta. Parliamo di inserirli in ruoli di gestione e responsabilità. Ma a quali condizioni? Cosa stiamo lasciando alle future generazioni?".
Sostanziale condivisione di quanto sostenuto negli interventi precedenti è stata espressa dall’onorevole Fucsia Nissoli, che nel suo breve intervento ha ricordato la sua opposizione al taglio dei parlamentari: "Se la riforma dovesse andare in porto, allora sarebbe meglio tagliare i rappresentati all’estero e potenziare Comites e Cgie".
Dello stesso avviso anche l’onorevole Nicola Carè: "Non capisco perché in questo momento storico ci stiamo guardando l’ombelico, pensando di tagliare la rappresentanza all’estero. Gli italiani nel mondo entrano spesso nell’establishment dei paesi ospitanti, il nostro Paese è stato in passato il promotore del commercio, un polo di cultura e di economia. Perché tagliare questo ponte? Perché privarci di una rappresentanza che garantisce il contatto principale tra gli italiani nel mondo e l’Italia?".
Anche Nello Gargiulo ha espresso un giudizio critico sull’attività di governo verso gli italiani all’estero: "Ho l’impressione che il contratto di questo governo non funzioni per gli italiani nel mondo. Non abbiamo risposte, siamo snobbati, quasi si trattasse di cittadini di Serie B". "E questo", ha chiosato Gargiulo, "per mancanza di volontà. Perché basterebbe davvero molto poco. Se le cose si vogliono fare, si fanno".
Giuseppe Stabile ha chiesto di sapere in quale modo il comitato di presidenza del Cgie prenda in considerazione le proposte dei diversi consiglieri, se c’è, per esempio, un criterio di preferenza sulla decisione di prendere in esame l’una o l’altra proposta avanzata dai diversi consiglieri. Gli ha risposto il segretario generale Michele Schiavone, spiegando che tutte le proposte vengono analizzate attentamente dal comitato di presidenza. Schiavone ha poi chiuso la sessione pomeridiana dicendo che "c’è bisogno di maggiore determinazione nel lavoro che facciamo. In questi 4 anni abbiamo svolto un compito enorme, ma non dobbiamo fermarci. Dobbiamo continuare a incalzare il governo, chiedere di essere presi in maggiore considerazione, di avere un peso maggiore". (gianluca zanella\aise)


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