"CHE PECCATO É PECCATO": LA COMICITÀ DI BIAGIO IZZO FA IL TUTTO ESAURITO ANCHE IN GERMANIA – DI ANGELA SAIEVA

"CHE PECCATO É PECCATO": LA COMICITÀ DI BIAGIO IZZO FA IL TUTTO ESAURITO ANCHE IN GERMANIA – di Angela Saieva

STOCCARDA\ aise\ - A Stoccarda la grande attesa non delude il pubblico. Umile e semplice, giá da appena pochi minuti dopo essere arrivato in albergo, l’attore napoletano Biagio Izzo fa il tutto esaurito con lo spettacolo "Che peccato è peccato" e, intanto, si racconta ai nostri microfoni.
"D. Artista comico televisivo e cinematografico. Ma tornando indietro nel tempo chi è Biagio Izzo?
R. È una persona nata in una famiglia di nove fratelli. Sono nato con la passione per l’esibizione, per il teatro, per l’amore della televisione e di quello che è l’arte in genere. Tanto forte è stato il mio desiderio fin da piccolissimo che già all’età di cinque/sei anni partecipavo a delle rappresentazioni. Ho coltivato questa mia passione... e pensare a quanti non possono intraprendere questa strada! Io mi sento davvero fortunato di averlo fatto da professionista e cioè di poter vivere solo di questo pane dall’età di sedici anni.
D. Quanto è importante l’arte della recitazione per i giovani che desiderano intraprendere questa strada oggi?
R. La tua domanda è giá una risposta. Nel senso che è quasi una richiesta di comicitá. In questo momento storico, difficile e preoccupante che stiamo vivendo, la gente vuole distrarsi, staccare la spina, rilassarsi un pó, farsi due risate e magari ridere di sè stessa. Va bene. Fa molto bene. L’importante è ridere, perché ridere fa buon sangue.
D. È possibile o, meglio, è vero che le storie che lei racconta sono piú realtá che finzione?
R. Sono solo realtá. Nonostante non mi definisca ancora un attore comico, mi sento di dire che io sono forse uno dei pochi comici che si rifá nella quotidianitá e alla vita che mi circonda. Io attingo da tutto quello che mi circonda. I miei testi sono sprazzi di vita quotidiana. Un po’ esasperati, peró, come detto, mi piace la gente ride per ciò che racconto, perché vi si riconosce, riconosce i propri cari. E questo mi fa ridere.
D. Avendo intrapreso cosí giovane la sua carriera, c’è mai stato un momento in cui ha detto "basta, fermate il mondo, voglio scendere"?
R. Sto iniziando adesso: dsammi il tempo di dire basta, sono appena all’inizio. Lasciamelo godere un pó.
D. Quanto è importante il suo pubblico e soprattutto: riesce a fare una differenza tra quello che vive in Italia e quello emigrato in Germania?
R. Il pubblico è pubblico e va sempre rispettato, ovunque tu vada, qualunque sia la categoria, la classe sociale di appartenenza. Ci sono differenze sostanziali minime, magari, sul fatto che in Italia gli spettatoti hanno piú opportunitá e possibilitá di vedermi. Io con la mia compagnia teatrale ad esempio giro l’Italia e ora sono in scena con "L’amico del cuore" di Vincenzo Salemme e con la regia dello stesso Salemme. Diversamente l’italiano emigrato deve a volte accontentarsi di vedere un film o andare su youtube. Quello che io ho notato quando arrivo all’estero é la sete, la fame di quello che diciamo, dei personaggi che portiamo in scena. Ti fanno sentire in famiglia, un amico. Ti stringono, ti abbracciano. Ad esempio ieri sera eravamo a Leverkusen: neanche al mio matrimonio ho fatto tante fotografie. Una cosa pazzesca ma l’ho fatto con il cuore! Anche perché io sono cosí. Mi piace stare in mezzo alla gente, amo socializzare perché ti arricchisce. Noto molti artisti che non lo fanno ed, anzi, allontanano i fan, quindi mi chiedo: noi facciamo questo mestiere, che è anche difficile, e cerchiamo in tutti i modi e con tutte le nostre forze, anche condizionando la nostra stessa vita, di ottenere un pó di popolaritá e nel momento in cui tu l’hai ottenuta… tu che cosa fai? Allontani la gente?!? Ma allora tu non hai capito niente!
D. Biagio Izzo ieri, oggi o domani.
R. No, io dico Biagio Izzo. Spero di vivere a lungo. Ieri, oggi e domani fa comunque parte di un’unica parabola che é vivere. E speriamo di vivere quanto piú a lungo possibile continuando a fare anche questo mestiere.
D. Concludendo, il pubblico seguirá la nostra intervista, vuole dirgli qualcosa in proposito?
R. Io voglio ringraziarvi. È stato un onore per me venire in questi posti perché è chiaro che sono stato chiamato da voi. Vi voglio bene davvero con il cuore e spero nel mio piccolo di riuscire a portarvi un pó di sorriso, un pó di ilaritá, che vi faccia per un momento staccare la spina. Ringrazio Giuseppe Fascina e tutta la sua squadra per avermi portato per il secondo anno qui in Germania. Un bacio a tutti quanti, vi voglio bene".
In sala le luci si spengono, di colpo cala il silenzio, un mega schermo proietta spezzoni di alcuni dei suoi film, fioccano risate. Il pubblico lo acclama e lui non si fa attendere. Decide cosí, inaspettatamente, di scendere le scale attraversando il bagno di folla tra urla, applausi, strette di mano e interminabili flash che immortalano l’attimo. Un gesto, il suo, inteso come a volerli abbracciare e ringraziare uno ad uno per essere venuti al suo spettacolo perché "voi siete uno spettacolo", grida.
Entrati nel vivo, Biagio Izzo ha regalato due ore di sane risate, anche se sempre troppo poche per chi vive la crisi, l’indifferenza, l’ineguaglianza, la nostalgia, il dramma della quotidianitá. L’artista comico napoletano, con il suo modo sagace, irriverente e divertente di raccontare, ha parlato di cose che riguardano la vita di tutti, almeno dal suo punto di vista. Ha trascinato il pubblico in un confronto con la veritá. Ha cercato di creare disordine dove c’è un ordine precostituito. Ha parlato di peccati che prima si fanno, dei quali poi ci si pente e di quelli invece di cui è un peccato pentirsi. Ha parlato di quegli strani e indecifrabili atteggiamenti essenzialmente riconducibili ai vizi capitali, perché ci sono certi vizi che è davvero peccato considerare tali, come il gusto del mangiare o il piacere dell’amore. E che dire dello sfizio di non osservare le regole scritte per una convivenza civile e ordinate, come anche quello di non fare niente?
Lo spettacolo è stato insomma un invito a sorridere, ma anche a riflettere su certi comportamenti e atteggiamenti adottati dell’essere umano. Parlando, senza freni inibitori, ha fatto passare la verità per bugie, ha mentito spudoratamente su verità assolute: le bugie sono l’espressione più alta della creatività umana, dice Biagio Izzo, "quando sgorgano poi dalla mente sublime di una donna, sono geniali capolavori!". Peccato sarebbe non usarle. E allora é li che esplode Izzo: "Che peccato è peccato, eh ccà nun se po’ fa’… se ogni sfizio è nu vizio manca l’aria per respira’!". (angela saieva\aise) 

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