CAPORETTO: L’AMBASCIATORE TRICHILO ALLA COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

CAPORETTO: L’AMBASCIATORE TRICHILO ALLA COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

LUBIANA\ aise\ - L'Ambasciatore d'Italia in Slovenia, Paolo Trichilo, ha partecipato sabato scorso, 28 ottobre, 100° anniversario della 12a battaglia dell'Isonzo (24 ottobre 1917), alla Cerimonia in memoria di tutte le vittime della Prima Guerra Mondiale, presso il Sacrario Militare italiano di Caporetto (odierna Kobarid).
La cerimonia è stata introdotta dall’indirizzo di saluto del Console Generale Iva Palmieri, per proseguire con il discorso dell'Ambasciatore Trichilo e del Segretario di Stato alla Difesa sloveno, Miloš Bizjak.
In Italia, ha detto Trichilo nel suo intervento, “Caporetto è stato ed è tuttora sinonimo, cito qui un noto vocabolario, di “grave scacco, pesante sconfitta, disfatta, capitolazione”. Molti hanno tuttavia correttamente notato che Caporetto è stato un episodio bellico, ancorché di grande rilievo, cui è seguita una riscossa morale e materiale dell’Italia che ha saputo successivamente riprendersi, sottolineando l’esigenza di valutare tale evento nel più ampio contesto storico”.
“Caporetto, e segnatamente il Sacrario dove ci troviamo ora, - ha sottolineato l’Ambasciatore – è anche un luogo in cui onorare e ricordare i tanti caduti da cui sorge un monito affinché l’esperienza di quegli eventi bellici non abbia a ripetersi. Caporetto, Kobarid, è oggi una località nella Repubblica di Slovenia dove gruppi di turisti, scolaresche, famiglie e singole persone vengono per visitare una regione che ha un posto rilevante nella storia, come testimoniato dal suo bel Museo, per conoscere il Sentiero della pace e più in generale per apprezzare la bellezza dei luoghi della natura circostante. Si tratta di un posto dove, oggi, dall’Italia si giunge attraversando un confine che ormai unisce e non divide grazie ai risultati straordinari ottenuti nel quadro dell’Unione Europea e dove oggi ci ritroviamo insieme nel nome dell’amicizia e della pacifica convivenza. Potrei concludere qui il mio intervento in cui i terribili eventi bellici di cento anni fa si contrappongono alla tranquillità che regna oggi in questo luogo”.
Ma, ha aggiunto, “se facessi così potrei ingenerare in taluni l’idea che la situazione odierna possa rappresentare una meta obbligata della storia e delle sue sorti magnifiche e progressive, come se l’umanità dovesse procedere necessariamente verso il meglio. Ma purtroppo non è così e, nell’onorare con il massimo rispetto i caduti delle guerre, dobbiamo sottolineare, con forza, che l’Unione Europea, la nostra casa comune, è stato il risultato della volontà condivisa e dell’impegno congiunto profuso negli anni. E aggiungo che non era stata sufficiente la prova della prima guerra mondiale per arrivarci, ma siamo dovuti passare attraverso l’ancor più terrificante esperienza della seconda guerra mondiale”.
“Credo – ha sottolineato Trichilo – che proprio in situazioni come queste occorra ripetere che la pace e la collaborazione tra stati, popoli e persone non sono un dono del cielo, eterno e immutabile. Occorre invece sempre adoperarsi perché queste realtà vengano mantenute e consolidate a fronte del sempre possibile risorgere di egoismi, estremismi e nazionalismi che metterebbero in pericolo quanto così faticosamente ottenuto. Sono lieto in tale contesto – ha concluso – di poter affermare con sicurezza che Italia e Slovenia stanno operando in maniera costruttiva per un’Europa democratica, prospera, sociale e solidale al suo interno e verso il mondo”. (aise) 

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