LA COREA DEL NORD DAL ROMANZO DI ZANON AL REPORTAGE DI GIULIANI

LA COREA DEL NORD DAL ROMANZO DI ZANON AL REPORTAGE DI GIULIANI

ROMA\ aise\ - Nei giorni in cui, grazie ai Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang, gli occhi del mondo sono stati puntati verso l’Asia - lungo la direttrice del 38° parallelo, che negli anni ’50 rappresentava la linea di confine tra la Corea del Nord e quella del Sud, dove la guerra che prese avvio nell’estate del 1950 fu uno degli esempi più eclatanti del periodo della guerra fredda e sancì, al suo termine, la netta divisione tra le due Coree – sono usciti in Italia due libri che cercano, ognuno attraverso la propria ottica, di raccontare qualcosa di più di un Paese, la Corea del Nord, tanto al centro dell’attenzione mediatica quanto inaccessibile e sconosciuto ai più.
Un fatto storico si è verificato durante la cerimonia di apertura dei XXIII Giochi Olimpici di Pyeongchang, in Corea del Sud, quando gli atleti delle due Coree hanno sfilato insieme sotto un'unica bandiera che rappresentava l'intera penisola. Il clima di disgelo è continuato con una stretta di mano fra il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in e Kim Yo-jong, la sorella più giovane del leader nordcoreano Kim Jong-un, che ha fatto il giro del mondo.
"Fuga dalla Corea del Nord", romanzo di Daniele Zanon appena uscito in libreria, nasce dalla testimonianza (anonima per questioni di sicurezza) di un’operatrice di un’organizzazione non governativa attiva nel campo della tutela dei diritti umani. In questo libro si racconta di una rocambolesca fuga di un gruppo di ragazzi in una comune di rieducazione, che s’intreccia con la deificazione della famiglia al potere, quella dei Kim, l’onnipotenza dei militari e con lo strano caso di una rara famiglia occidentale che risiede a Pyongyang. Con tratto lieve e deciso l’autore tratteggia gli aspetti più dolorosi di una dittatura sconosciuta ai più, definita dalle Nazioni Unite "un’unica grande prigione".
Al volume di Zanon, pubblicato da Infinito edizioni (pp.224, euro 13) con il patrocinio di Amnesty International e la prefazione di Alex Zanardi, fa da contraltare il reportage di un giovane fiorentino.
Qual è il vero volto della Corea del Nord? Quello di un Paese ridotto alla fame, schiacciato sotto il peso della dittatura che minaccia gli Stati Uniti e il mondo intero di una guerra nucleare? O quello della nazione in crescita, che guarda alla riunificazione con la Corea del Sud e che oggi affianca i propri atleti a quelli di Seoul, sotto un’unica bandiera, in occasione delle olimpiadi invernali? Ciò che emerge visitando il Paese è sempre più complesso di ciò che viene raccontato in tv: lo sa bene il giovane giornalista Federico Giuliani, che ha visitato la terra di Kim Jong-un nell’agosto dell’anno scorso. Il suo reportage è diventato un libro-verità, intitolato "Corea del Nord. Viaggio nel Paese-bunker" (Mauro Pagliai Editore, pp.128, euro 8), appena uscito nelle librerie italiane.
Quando parliamo dell’altra Corea, forse lo stato più temuto e meno conosciuto al mondo, è molto difficile avere notizie certe e ufficiali e, per capire davvero come si vive a Pyongyang e nei suoi dintorni, è necessario verificare di persona. Anche se difficilmente il visitatore è realmente libero di muoversi nei modi, nei tempi e nei luoghi che preferisce: tutto è controllato nei minimi dettagli e il governo offre un percorso prestabilito, con poche possibilità di deroga.
Sebbene accompagnato in ogni momento da due guide, Federico Giuliani ha avuto modo di vivere un’esperienza autentica: "nonostante i paletti incontrati sulla nostra strada", spiega nel suo diario, "ci è stato permesso di vivere a stretto contatto con il popolo nordcoreano. Abbiamo quindi registrato ogni comportamento, ci siamo immedesimati nel loro modo di pensare e siamo riusciti anche a conquistare la loro fiducia".
Dalle pagine del libro emerge il ritratto di un Paese che da cinquant’anni vive in uno stato di guerra permanente, tanto che la metropolitana che scorre sotto la capitale è stata concepita come un rifugio antiatomico. Il culto del leader è assoluto, la sua immagine considerata sacra come quella dei suoi predecessori e lo Stato controlla moltissimi aspetti della vita del cittadino. Eppure qualcosa negli ultimi anni è cambiato e lo specchio di questa evoluzione è proprio Pyongyang, dove ogni anno il traffico aumenta, i palazzoni grigi di stampo sovietico sono un lontano ricordo, interi quartieri lussuosi si alzano alla velocità della luce e sempre più cittadini lasciano alle spalle una vita umile per entrare a far parte nella nuova classe media nordcoreana. Rispetto al passato, il benessere sembra ormai diffuso: spopolano gli smartphone, circolano prodotti di lusso occidentali e i bambini sfoggiano cartelle con Topolino.
Ma quanto di questo è realtà e quanto è uno spettacolo creato ad arte gli occhi del turista straniero? "Se fosse allestito ad hoc", afferma Giuliani, "il governo sarebbe davvero da premiare con un Oscar alla regia". (aise) 

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