QUANTE LINGUE STRANIERE ALLE ELEMENTARI? – DI RINO SCARCELLI

QUANTE LINGUE STRANIERE ALLE ELEMENTARI? – di Rino Scarcelli

BERNA\ aise\ - “Il Canton Grigioni ha tre lingue ufficiali: tedesco, italiano e romancio. L'attuale modello di insegnamento prevede, per il grado primario di scuola (1 - 6 classe), lo studio di due lingue (oltre a quella locale). Il che consente a molti alunni germanofoni di imparare presto l'italiano. Un'iniziativa depositata nel 2013, adducendo sostanzialmente un sovraccarico degli scolari, chiede di ridurre l'obbligatorietà a una sola lingua straniera. Dal testo, si desume che nelle aree germanofone sarebbe l'inglese, per gli altri il tedesco. Con la riforma, l'italiano diventerebbe materia di scuola secondaria (fatta eccezione per i madrelingua), mentre gli alunni di area italofona e romancia si avvicinerebbero all'inglese con netto ritardo rispetto ai coetanei di lingua tedesca (a meno che non seguano corsi facoltativi)”. A scriverne, ad una settimana dal voto, è Rino Scarcelli su swissinfo.ch, quotidiano multilingue online, edito a Berna.
Tre anni per un voto
Prima che tra favorevoli e contrari, il confronto è stato sull'ammissibilità di tale iniziativa: nell'aprile del 2015, il Gran Consiglio (parlamento) grigionese l'aveva dichiarata nulla. Nel marzo 2016, il Tribunale amministrativo del cantone l'ha riabilitata accogliendo un ricorso.
Il nulla osta al voto popolare è arrivato infine dal Tribunale federale. La massima istanza ritiene che il testo non discrimini le minoranze né pregiudichi la parità di trattamento delle lingue (non viola le Costituzioni federale e cantonale) poiché non tocca l'insegnamento secondario (quindi gli allievi hanno la possibilità di acquisire le competenze linguistiche entro la scuola dell'obbligo) né esclude corsi facoltativi alle elementari.
Il Cantone, in caso di approvazione, prevede per l'appunto di correggere le disparità con dei corsi di lingua facoltativi.
Italiano relegato alle secondarie
L'iniziativa "discrimina sia l'italiano che il romancio, che in modo scorretto vengono definite lingua straniera", ci dice Diego Erba, coordinatore del Forum per l'italiano in Svizzera. L'approvazione dell'iniziativa "sarebbe un doppio passo indietro, perché avverrebbe addirittura in un luogo cui l'italiano, oltre che lingua nazionale, è lingua cantonale".
Quali altri spazi ha l'italiano, alle elementari in Svizzera, a parte Ticino e Grigioni? "In pratica non ha spazio. C'è ancora un piccolo rimasuglio nel canton Uri e per il resto niente. Tutto è lasciato al grado secondario, nell'ultimo anno (o nel penultimo e ultimo) a scelta dei cantoni. Come materia facoltativa da una a tre ore settimanali".
Ma è così grave posticiparne l'insegnamento dalla 3a alla 7a, mantenendolo peraltro come materia facoltativa? "L'iniziativa crea de facto a livello di scuola media due gruppi di allievi (chi ha già fatto italiano e chi non ne ha mai fatto) e li mette assieme. Oppure li separa e questo comporta dal profilo dell'organizzazione scolastica costi supplementari e suddivisione".
Al di là dei principi, c'è interesse per la nostra lingua? "Se va sul nostro sito vedrà che Basilea città ha dato un bell'esempio, mettendo l'italiano come una delle materie opzionali da poter scegliere e gli allievi son passati da 20 per tutto il cantone a 300. Non è poca cosa insomma".
Il modello 3/5
Fu la Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) a varare, nel 2004, il modello 3/5. Prevede che nelle scuole primarie, l'insegnamento di una seconda lingua nazionale e dell'inglese comincino alla terza e alla quinta classe. Lascia tuttavia libertà su quale delle due debba cominciare prima, e la maggioranza dei cantoni di lingua tedesca ha messo davanti l'inglese (fino agli anni Novanta, invece, il primo idioma non-locale insegnato in una scuola svizzera era sempre una lingua nazionale).
Il modello è stato incluso dalla CDPE nel concordato intercantonale chiamato HarmoS (che ha lo scopo armonizzare la scuola obbligatoria in Svizzera ed è entrato in vigore nel 2009) e dai relativi tre piani di studio, uno per regione linguistica. Nei Grigioni, si applica dall'anno scolastico 2012/13.
Non è il primo malumore
Non è la prima volta che il piano per la Svizzera germanofona (Lehrplan21) viene messo in discussione da una parte degli insegnanti e delle famiglie, che ritengono che il carico degli alunni sia eccessivo.
Il Comitato d'iniziativa grigionese, in particolare, ritiene che si faccia politica regionale e linguistica a spese degli alunni -anziché pensare a una formazione ottimale e al loro futuro professionale- e vorrebbe più ore per la madrelingua, la matematica, le materie artistiche.
Nel 2017, l'iniziativa "Sì a una buona scuola senza Lehrplan21" è stata bocciata a Soletta mentre i cittadini di Zurigo hanno respinto la proposta di posticipare l'insegnamento del francese. Quelli di Nidwaldo, nel 2015, avevano rifiutato un testo analogo. I cantoni di Uri e Appenzello Interno, invece, hanno portato il francese alla 7a classe.
Il Gran Consiglio grigionese, ora, invita i cittadini a respingerla per preservare il trilinguismo ("parte della cultura e dell'identità"), perché ritiene che il modello attuale si applica da troppi pochi anni per essere giudicato e per le conseguenze finanziarie (nuovi piani, nuovi mezzi didattici, formazione continua degli insegnanti)”. (aise) 

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