IL 2020 DELL’UE DALLA A ALLA Z – DI EMANUELE BONINI

Il 2020 dell’Ue dalla A alla Z – di Emanuele Bonini

BRUXELLES\ aise\ - “Economia, finanza, politica, cronaca. Tanti e tutti diversi gli avvenimenti del 2019 per l’Unione europea e i suoi Stati membri. Non è facile cercare di condensarli tutti insieme, né fare una selezione dei più significativi. Dodici mesi non sono pochi, e non c’è dubbio che quello che volge al termine sia stato un anno ricco di appuntamenti, avvenimenti e sorprese. Soprattutto negative. Comunque vada il 2020 sarà l’anno terribile del Coronavirus. Eunews continua nel suo ormai tradizione esercizio di selezione degli eventi che si ritengono significativi, sempre nel rispetto della formula di questo esercizio”. A farlo quest’anno è stato Emanuele Bonini che firma questo articolo per il quotidiano diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.
“Ecco, dunque, il 2020 dell’Ue dalla A alla Z secondo Eunews:
ALLARGAMENTO: il 2020 sembra l’anno buono. Alla fine di marzo, dopo tanti tentennamenti, l’UE avvia finalmente i negoziati di adesione con Albania e Macedonia del nord. Poi però tutto si inceppa. A novembre la Bulgaria mette un veto ai colloqui con Skopje. Sofia avvia rivendicazioni storico-culturali che spaziano dai padri fondatori delle due nazioni alla lingua in uso e tutto si blocca.
BIELORUSSIA: il 9 agosto si vota per eleggere il nuovo presidente bielorusso. Il leader uscente Alexander Lukashenko rivendica la vittoria, le opposizioni non riconoscono l’esito e denunciano brogli. La gente si riversa in piazza e per le strade per protestare contro il regime di Lukashenko, che risponde con repressione e arresti. L’UE è costretta a riunione d’emergenza in piena estate. Alla fine i governi europei scaricano Lukashenko e votano sanzioni. Il Parlamento europeo conferisce l’edizione 2020 del premio Sakharov per la libertà di pensiero all’opposizione democratica bielorussa rappresentata dal Consiglio di coordinamento, un’iniziativa composta da donne e figure della società politica e civile.
CORONAVIRUS / COVID: per tutti, ovunque, e non solo in Europa, il 2020 è stato e rimarrà l’anno della pandemia di Coronavirus. La diffusione e la propagazione del virus ha fermato (anche) il Vecchio continente. Da marzo, a partire dall’Italia, gli Stati membri dell’UE hanno iniziato ad adottare misure di confinamento. Chiuso tutto eccetto i negozi e i punti di vendita di beni essenziali, per mesi si fermano anche tutte le compagnie aree. Anche i confini nazionali si chiudono, con lo spazio Schengen che cessa di funzionare. I lavori delle istituzioni comunitari si sono spostati sulle piattaforme internet
DISPUTE COMMERCIALI TRANSATLANTICHE: il 2020 è l’anno in cui le tensioni commerciali tra UE e Stati Uniti raggiunge il livello più alto, complice anche le decisioni dell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) che, dopo aver condannato l’Europa per gli aiuti illegali a Airbus nella disputa con Boeing, riconosce anche gli aiuti statunitensi al produttore nazionale. A inizio novembre l’UE impone dazi sui prodotti a stelle e strisce, non avendo Washington rimossi i propri.
EUROZONA: il 30 aprile la Bulgaria presenta domanda per entrare nel meccanismo di cambio europeo (ERM 2), azione obbligatoria per i Paesi che desiderano adottare la moneta unica. Il 10 luglio la Banca centrale europea accetta la domanda, assieme a quella della Croazia, segnando la prima grande espansione dell’unione monetaria in mezzo decennio. Il 13 luglio l’irlandese Paschal Donohoe diventa presidente dell’Eurogruppo.
FUTURO DELL’EUROPA: a questa voce il più grande fallimento dell’UE. Era previsto per l’autunno del 2020 la conferenza sul futuro dell’Europa, per ragionare sull’avvenire del progetto comune dando voce ai cittadini. Ufficialmente l’organizzazione della conferenza è stata rallentata dalla pandemia di COVID-19, ma in verità i diretti interessati non sono stati capaci di mettersi d’accordo sui responsabili dell’evento. Alla fine tutto si risolve in scontri di palazzo per questioni di poltrone. Non una bella immagine per l’Europa, né per chi vorrebbe – almeno a parole – rilanciarla.
GRATIS: la parola d’ordine del Lussemburgo per il 2020. Alla fine di febbraio il granducato annuncia l’abolizione del biglietto per i mezzi di trasporto pubblico quale tentativo di affrontare la congestione stradale e l’inquinamento, oltre a sostenere le persone a basso reddito. Il Lussemburgo diventa così il primo Paese al mondo con mobilità pubblica gratuita.
HRVATSKA 2020: Anno da incorniciare per la Croazia, alla prima presidenza di turno del Consiglio dell’UE della sua giovane storia comunitaria. La repubblica è entrata a far parte della famiglia europea a luglio 2013, e dopo nemmeno sette anni ha assunto la cabina di regia dei lavori nell’istituzione degli Stati membri.
IMMIGRAZIONE: il tema resta in agenda per tutto l’anno. Le presidenze croata e tedesca del Consiglio dell’UE non riescono a far registrare progressi, e l’UE non riesce a superare le attuali regole stabilite dal trattato di Dublino. A settembre la Commissione europea presenta una proposta per un nuovo piano per immigrazione e politiche di asilo. Il dibattito è rimandato al 2021.
JOE BIDEN: il candidato democratico vince le elezioni presidenziali statunitensi, per la gioia dell’UE e dei suoi Stati membri che vedono nel prossimo inquilino della casa bianca la speranza di una normalizzazione delle relazioni transatlantiche dopo cinque anni di amministrazione Trump che ha rivisto, in negativo, i rapporti tra Stati Uniti e Unione europea.
KOSOVO: a giugno il Tribunale speciale dell’ONU per i crimini della guerra tra Serbia e Kosovo del 1998-1999 riconosce il presidente kosovaro Hashim Thaci colpevole di crimini di guerra per gli atti compiuti commessi dall’UCK (Esercito di liberazione del Kosovo) durante il conflitto. La condanna irrompe così nel dialogo in corso tra Bruxelles e Pristina, con l’Europa che vede cambiare radicalmente la figura di riferimento del processo di stabilizzazione Serbia-Kosovo e del percorso di avvicinamento del Kosovo all’Unione. Thaci si dimette a inizio novembre.
LIBIA: il paese resta invischiato nella guerra civile, con l’UE che si vede confrontata alla Russia. A gennaio Mosca invia aiuti al generale Haftar. Ufficialmente l’intervento russo non c’è. Mosca manda avanti contractor con l’obiettivo di assicurarsi il controllo dei pozzi petroliferi. Gli scontri continuano. Il governo di accordo nazionale della Libia guidato dal Fayez al-Serraj, sostenuto dall’UE, assume il pieno controllo della capitale Tripoli solo a inizio giugno dopo mesi di combattimento. L’1 settembre vengono arrestati 18 pescatori (otto tunisini, sei italiani, due indonesiani e due senegalesi), e le nave poste sotto sequestro. Gli italiano vengono liberati il 17 dicembre.
MEDITERRANEO ORIENTALE: il 2020 è l’anno delle tensioni nel Mediterraneo orientale. Qui la Turchia testa l’Unione europea e la sua capacità di risposta creando tensioni su territori contesi a Cipro e Grecia. Atene e Ankara spostano le navi, rinfacciandosi ingerenze e incursioni illegittime nel tratto di mare al largo di Cipro, il cui sottosuolo è ricco di idrocarburi. A ottobre la Turchia invia navi da esplorazioni in acque greche, al largo delle coste dell’isola di Kastellorizo, alimentando tensioni a livello UE e NATO. In precedenza, a settembre, per esercitazioni militari la Turchia sposta circa quaranta carri armati dal confine siriano al confine greco. L’UE condanna e tenta una mediazione, ma Ankara continua nella sua politica di provocazione.
NUOVO COMMISSARIO: l’esecutivo comunitario obbligato al rimpasto dopo che il responsabile per il Commercio, l’irlandese Phil Hogan, è costretto alle dimissioni per il mancato rispetto delle norme anti-COVID in patria. Hogan lascia l’incarico a fine agosto. Il suo portafoglio viene affidato a Valdis Dombrovskis, già responsabile per un’Economia al servizio delle persone. Il 12 ottobre, dopo le audizioni e le procedure di rito, l’irlandese Mairead McGuinness diventa commissaria per i Servizi finanziari, la stabilità finanziaria e l’unione del mercato dei capitali.
ONORIFICENZE FRANCESI: a dicembre il presidente francese conferisce la “legion d’onore” al presidente egiziano Abdel al-Sisi. La decisione provoca grande scalpore soprattutto in Italia, che dall’Egitto pretende ancora chiarimenti circa l’uccisione di Giulio Regeni. Scoppia la polemica. L’UE sceglie il silenzio. Un avvenimento non felice per l’Europa, divisa ancora una volta in politica estera.
PIBE DE ORO: il 25 novembre muore a Tigre, in Argentina, Diego Armando Maradona, “el pibe de oro” considerato da molti come “il più grande di tutti”. Campione del mondo nel 1986 e finalista a Italia ‘90, campione d’Italia per due volte con la maglia del Napoli, l’uomo simbolo del calcio si spegne a 60 anni a causa di un’insufficienza cardiaca. L’Argentina proclama tre giorni di lutto nazionale, in tutta Europa si osserva un minuto di silenzio su ogni campo da gioco. Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, è tra i primi a esprimere le condoglianze e ricordare il grande campione.
QUESTIONE ARABO-ISRAELIANA: il 15 settembre vengono siglati alla Casa Bianca gli “accordi di Abramo”, tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein. Si tratta di accordi volti a sancire un’alleanza in chiave anti-iraniana, con le parti che stabiliscono nuove relazioni politico-diplomatico-economiche. L’UE saluta gli accordi, considerato come fattore stabilizzante nella regione del Medio Oriente. Ma gli accordi non fanno alcun riferimento alla Palestina e ai palestinesi, che li condannano. La nota del presidente palestinese Abu Mazen è chiara: “Tutto ciò non porterà la pace nella regione, fintanto che gli Stati Uniti e Israele come entità di occupazione non riconosceranno i diritti del popolo palestinese di stabilire il proprio Stato entro i confini del 1967”. Forse il Medio Oriente è più stabile, ma ancora alla ricerca di pace vera e duratura.
RIPRESA e RECOVERY FUND: le due parole vanno a braccetto, ma non sono parole. Sono l’obiettivo politico dell’Unione europea e della sua area euro, e lo strumento con cui centrarlo. Al termine di trattative difficili a luglio i capi di Stato e di governo decidono di varare un strumento da 750 miliardi di euro da affiancare al bilancio pluriennale dell’UE per aiutare le economie nazionali colpite dalla crisi innescata dalla pandemia di Coronavirus. Nello strumento da 750 miliardi di euro si colloca il fondo per la ripresa, o recovery fund, che per la prima volta prevede la possibilità di erogare risorse sotto forma di garanzie attraverso la creazione di debito comune.
STATO DI DIRITTO: rispetto dei valori fondamentali dell’UE e dei principi alla base della democrazia. Qui si scontrano Ungheria e Polonia da una parte, e resto dell’Unione dall’altra. Il Consiglio e il Parlamento UE si dicono d’accordo a nuove condizioni che leghino erogazione e utilizzo dei fondi europei al rispetto dello Stato di diritto. Ungheria e Polonia non ci stanno, e mettono il veto sul progetto di bilancio a lungo termine, bloccando anche il recovery fund necessario per arginare la nuova crisi prodotta dalla pandemia.
TERRORISMO: l’Europa continua a dover fare con il terrorismo. Il 2 novembre è Vienna a essere sconvolta da quello che si considera il più grave attentato dal 1985. Il centro della capitale austriaca è teatro di una serie di sparatorie che provocano cinque vittime (tra cui l’attentatore) e 23 feriti. Gli agguati, rivendicati successivamente dall’ISIS, hanno avuto luogo per le strade e nei locali della movida viennese.
UE A 28: il 2020 è l’anno dell’uscita del Regno Unito dall’UE. È la prima volta nella storia che un Paese esce dall’Unione europea. Il 31 gennaio Londra smette di essere uno Stato membro, con l’UE che cessa di essere a 28, ma grazie agli accordi raggiunti tra le due parti fino al 31 dicembre 2020 i rapporti con il continente continuano a essere regolati dalle norme comuni dell’UE. È quello definito “periodo di transizione”, voluto per evitare strappi prima di ridefinire le relazioni bilaterali. Con la fine del periodo di transizione, si consuma la Brexit in tutto e per tutto.
VALERY GISCARD D’ESTAING: il 2 dicembre muore a 94 anni Valery Giscard d’Estang. Presidente della Francia dal 1974 al 1981, è riconosciuto da molti come “architetto” del progetto di integrazione europeo che in quegli anni stava gettando le basi per la futura Unione. Contribuì a stabilire un solido asse franco-tedesco, grazie al rapporto stretto con l’ex cancelliere della Germania occidentale Helmut Schmidt. Insieme hanno gettato le basi per la moneta unica euro, istituendo il Sistema monetario europeo (SME) che entrò in vigore nel 1979 e per la formazione del Consiglio europeo, il vertice che riunisce capi di Stato e Governo, riunitosi per la prima volta nel 1974. In politica interna introduce forti cambiamenti sociali: la maggiore età è abbassata da 21 a 18, il divorzio diventa possibile, viene depenalizzato l’adulterio e viene legalizzato l’aborto. È tuttavia sotto il suo mandato che hanno luogo le ultime esecuzioni capitali in Francia e, di conseguenza nella Comunità economica europea.
W L’EUROPA: in Moldavia il popolo sceglie l’Europa. Alle elezioni presidenziali di novembre la spunta la secondo turno Maia Sandu, candidata filo-europeista, che ha la meglio sullo sfidante filo-russo Igor Dodon. Sandu è la prima donna alla presidenza della repubblica, nonché primo esponente del Partito d’azione e solidarietà (PAS) a ottenere l’incarico. Il PAS è affiliato al Partito popolare europeo, anche se ancora in veste di osservatore. Lotta alla corruzione e riforma della giustizia, soprattutto in ambito penale, sono tra le priorità del suo mandato. Due azioni chiave per l’avvicinamento e l’allineamento agli standard dell’UE.
XAVIER BETTEL: il primo ministro lussemburghese ingaggia una battaglia personale per la difesa della comunità LGBT in Polonia, andando all’attacco del governo di Varsavia. Andrzej Duda, presidente della repubblica polacca, definisce la rivendicazione dei diritti LGBT “una ideologia più pericolosa del comunismo”. Bettel, omosessuale dichiarato e sposato con il suo partner è andato all’attacco. “Sono rimasto piuttosto sorpreso da ciò che ha detto il signor Duda. A quanto pare a volte si dicono cose che non si dovrebbero dire durante le campagne elettorali”. Un episodio che ha accesso una volta di più i riflettori sul deterioramento della situazione in Polonia.
YOUTH INITIATIVE: una delle priorità dell’UE restano le politiche a sostegno della gioventù, e il Parlamento europeo non tradisce le attese per la “youth initiative”. Nei negoziati con il Consiglio per il nuovo bilancio pluriennale (MFF 2021-2027) l’Eurocamera riesce a strappare 2,2 miliardi di euro in più per il programma Erasmus+. Vuol dire che si potranno spendere più di 26 miliardi di euro in formazione e istruzione per le fasce più giovani della popolazione UE. Potrebbero essere usati anche per mobilità e scambi all’estero, COVID permettendo.
ZAR DI TUTTE LE RUSSIE: col referendum di fine giugno la Russia approva la modifica della Costituzione che spalanca a Vladimir Putin le porte alla carica praticamente perpetua di presidente delle Federazione. Con le nuove regole si potrà correre per due mandati consecutivi di sei anni ciascuno. Quando nel 2024 scadrà l’attuale mandato presidenziale di Putin, questi avrà l’opportunità di continuare a stare in sella al Paese fino al 2036”. (aise) 

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