SE LA SQUADRA È UNITA SI PUÒ VINCERE: L’EDITORIALE DI DINO BRIDDA PER “BELLUNESI NEL MONDO”

SE LA SQUADRA È UNITA SI PUÒ VINCERE: L’EDITORIALE DI DINO BRIDDA PER “BELLUNESI NEL MONDO”

BELLUNO\ aise\ - “Se la squadra è unita si può vincere”. Questo il titolo dell’editoriale con cui il direttore responsabile Dino Bridda apre il numero di luglio della rivista “Bellunesi nel mondo”, mensile dell’omonima associazione.
Ne riportiamo di seguito la versione integrale.
“C’è un vecchio dilemma che pende sul nostro territorio provinciale: quale sviluppo economico è sostenibile al fine di garantire la salvaguardia ambientale al pari del benessere della gente?
La domanda rispunta quando si accende il dibattito attorno ad un nuovo progetto. È il caso del collegamento sciistico Comelico-Pusteria che ha mandato in piazza centinaia di comelicesi sostenuti dagli enti locali e dalle categorie produttive e avversato da Soprintendenza, Mountain Wilderness e Sos Dolomites.
Le ragioni di entrambe le parti sembrano egualmente accettabili di primo acchito, ma un approfondimento rimanda al solito concetto di sviluppo compatibile. Qui cade l’asino perché non si capisce come mai non vi siano condizioni oggettive che mettano tutti d’accordo per sempre. È possibile fissare i giusti parametri e le norme oltre cui non si può andare, pena un’ulteriore offesa al territorio? Ciascuno ha le sue ricette e così il dibattito ristagna in battaglie dialettiche che rimandano la soluzione all’infinito.
Quante volte, soprattutto in questi ultimi vent’anni, è salita alla ribalta una proposta interessante per togliere il territorio provinciale dal suo isolamento e proiettarlo su uno scenario maggiormente ampio dove infrastrutture più moderne possono finalmente fare la differenza? Quante volte, di contro, tutto si è spento pian piano nel ginepraio di deleterie contrapposizioni che hanno finito per lasciare tutto come prima deludendo le popolazioni interessate?
Così, mentre si discute su che cosa sia meglio fare, il territorio langue, le attività produttive chiudono, la montagna s’impoverisce, i giovani se ne vanno, le zone limitrofe magari prosperano ancora di più. Pare di capire che sul terreno della disputa si fronteggino troppo spesso posizioni fortemente ideologiche che sono un deterrente allo sviluppo. Tutto ciò si è ripresentato più volte, ad esempio, in tema di viabilità, il nostro tallone d’Achille: dai mondiali di sci all’Olimpiade di Cortina, dalla prosecuzione dell’A27 alla Ferrovia delle Dolomiti, dal rilancio del Nevegàl a vari collegamenti viari poi arenatisi nelle sabbie mobili di sterili polemiche.
Con il dubbio: c’era del buono oppure era tutto da scartare? Mah! Tornando alla questione del giorno, quella comelicese sembra una sorta di ultima chiamata e molti lassù si chiedono e ci chiedono: “Quali intenzioni avete per questa nostra montagna dimenticata? Volete lasciarla morire e immolare sull’altare dell’immobilismo? Oppure tutti assieme riusciamo a trovare la soluzione per invertire la rotta prima che sia troppo tardi?”.
Sinceramente, come dare loro torto? Questo è il grido di dolore di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi, ma nemmeno di adottare soluzioni suicide per la montagna. È il grido di dolore di chi ama davvero la montagna e vuole che sia luogo dove si possa vivere e produrre con sano profitto senza “spendere” altro paesaggio. Ovviamente dobbiamo rifiutare l’immagine stereotipata della cartolina luccicante dove la montagna è rappresentata come un museo recintato, con gli abitanti in costume valligiano a fare da comparse mute e rassegnate: nulla di tutto ciò, ci mancherebbe! Questa immagine, che nelle grandi città italiane trova spesso credito, va combattuta con tutte le nostre forze contro ogni idea di colonizzazione culturale.
Ed è impensabile che gli ostacoli allo sviluppo siano decisi a tavolino a centinaia di chilometri di distanza dalle nostre valli: non conta il nostro parere? Conta di più quello di chi non vive e non opera sul territorio? Ma quando mai!
Siamo convinti che per vincere ci voglia una squadra unita. Un esempio: il 22 giugno i comelicesi sono scesi in piazza a Belluno portando le loro istanze accanto a quelle per il rilancio del Nevegàl. Diversi ma comuni interessi hanno unito due zone della Provincia assai distanti tra loro, ma legate da una sola preoccupazione: il futuro della montagna bellunese e delle nuove generazioni.
Un secondo esempio. Mentre stiamo per andare in macchina a Losanna s’è deciso: l’Olimpiade invernale 2026 viaggerà sull’asse Cortina-Milano e non a Stoccolma. La squadra messa in campo è stata efficace, anche se le polemiche interne si sono sprecate. Nel 2021 Cortina farà le prove generali con i Mondiali di sci e cinque anni dopo potrà rivivere i fasti del 1956 quando ospitò la sua prima e memorabile Olimpiade.
Riusciremo a non “spendere” altro territorio e a chiudere con un territorio in crescita a giochi chiusi? Speriamo di sì…”. (aise) 

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