“TANO”: UNO SPETTACOLO TEATRALE ONLINE SULL’EMIGRAZIONE ABRUZZESE

“Tano”: uno spettacolo teatrale online sull’emigrazione abruzzese

PESCARA\ aise\ - È andato online ieri, 4 marzo, lo spettacolo “Tano”, che racconta dell’emigrazione abruzzese. Uno spettacolo in streaming e anche su Rete8, promosso sulla loro pagina Facebook dal Consiglio Regionale Abruzzese nel Mondo.
Lo spettacolo, di e con Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini, è stato dunque portato in teatro, precisamente al teatro Tosti di Ortona, da dove sono partite le riprese di Rete 8, che lo ha trasmesso ieri e lo rifarà domenica prossima, 7 marzo.
Con grande ironia e semplicità si racconta degli italiani emigrati in Argentina nel 1950.
Domenico e Rosa, giovani sposi, in famiglia sentono scoppiettare l’idioma abruzzese, idioma che tra i componenti del “clan” rappresenta il mito dell’origine, il rifugio salvifico, l’identità riaffermata, mentre per loro, senza lavoro nel 1950 e pieni di ambizioni, significa solo emarginazione e disprezzo. Inizia così l’avventura di una coppia che costruisce su di sé una visione dell’estero, dell’Argentina come terra da conquistare. Conquistare il successo, un buon lavoro, costruirsi una casa… e farla finita con l’Abruzzo! Da quel momento Domenico con la sua famiglia in Argentina vive tutte le fasi della sua vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica, in una specie di lunga crisi d’identità, indeciso tra la spinta all’integrazione piena (cioè verso la piena conquista di una dimensione “nuova”) e la difesa della propria radice autentica, rappresentata dal patrimonio di tradizioni dei genitori, di norma antiquati e fatalmente antagonisti rispetto alle ambizioni dei figli.
Tanos è il racconto di un continuo sogno ad occhi aperti, e del sogno questo spettacolo conserva la struttura ambigua e sfuggente.
Tanos è un lavoro teatrale “alimentato” anche dalla scrittura di John Fante: una comicità trafelata e plateale, l’inquietudine visionaria e ispirata, l’attenzione profonda, eppure mai compiaciuta, al mondo degli ultimi- degli immigrati- e chiaramente la scoppiettante presenza dell’ambiente domestico, cioè etnico, come sempre nei romanzi di Fante descritto nel momento della sua implosione, del suo scardinamento a causa delle forze contrapposte che lo abitano, generazionali e culturali. (aise) 

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