CASO GIACCHETTA: LETTERA APERTA DEI COMITES DI ZURIGO E BASILEA AL SEGRETARIO GENERALE CGIL LANDINI

CASO GIACCHETTA: LETTERA APERTA DEI COMITES DI ZURIGO E BASILEA AL SEGRETARIO GENERALE CGIL LANDINI

ZURIGO\ aise\ - Il “caso Giacchetta” torna agli onori della cronaca con una lettera aperta che i presidenti dei Comites di Zurigo e di Basilea, rispettivamente Luciano Alban e Nella Sempio, hanno indirizzato al segretario generale della CGIL Nazionale, Maurizio Landini, in seguito al ricorso dell'INCA CGIL, condannata dal tribunale di Roma.
“Lei sarà certamente a conoscenza della maxi truffa, avvenuta a Zurigo, ai danni di lavoratori italiani, commessa dall’allora direttore del Patronato INCA-CGIL, Antonio Giacchetta. Lavoratori italiani che si erano rivolti all’INCA di Zurigo per avere assistenza”, esordsce la lettera dei due Comites. “Con falsificazione di documenti”, ricordano i presidenti Alban e Sempio, “Giacchetta ha sottratto loro, in modo subdolo, l’intera Cassa Pensione. I casi accertati, su denuncia alla Magistratura Svizzera, sono stati 76, per un totale di oltre 11 milioni di CHF. Se si tiene conto dei documenti falsificati e delle denunce non fatte il numero può considerarsi triplicato”.
“Nel 2013”, si rammenta nella lettera aperta, “il tribunale di Zurigo ha condannato l’INCA CGIL a risarcire i truffati e a seguito di ciò ha dovuto dichiarare fallimento. La Magistratura svizzera ha quindi fatto chiudere tutte le sedi del Patronato INCA-CGIL della Svizzera, mettendo in strada anche le 21 persone impiegate”. Lo stesso tribunale due anni più tardi, nel 2015, “ha condannato Antonio Giacchetta a nove anni di carcere, ridotti poi nel 2017 a 7 anni e tre mesi di detenzione. Al termine della pena Antonio Giacchetta dovrà lasciare la Svizzera”.
“L’INCA-CGIl italiana ha sempre sostenuto di non dover rimborsare i truffati, ritenendosi non responsabile dell’accaduto, in quanto la sede svizzera avrebbe avuto un proprio Statuto autonomo”, scrivono ancora Alban e Sempio, che precisano: “Non è nostro compito entrare nel merito giuridico della questione, sarà compito della Magistratura. Dal punto di vista etico e morale”, però, per i due presidenti “è doveroso sottolineare che l’INCA-CGIL in Svizzera è nella sostanza una “filiale” dall’INCA CGIL italiana che viene sovvenzionata, attraverso l’INPS, dal Ministero del Lavoro italiano. Questo comportamento del Patronato del più importante sindacato italiano è per noi inspiegabile”, olter che, osservano, essere stato “disapprovato da tutte le forze politiche operanti in Svizzera”.
I presidenti dei due Comites evidenziano inoltre che “Di recente un tribunale di Roma ha ritenuto l’INCA-CGIL italiana responsabile dell’accaduto, ordinando che la stessa debba risarcire il signor Cosimo Colvello, uno dei truffati di Zurigo, del danno subito. In seguito l’INCA CGIL italiana ha inoltrato ricorso su questa sentenza!”.
Ed ancora: “Lo scorso venerdì, 9 ottobre 2020, c’è stato un incontro con le 12 famiglie dei truffati che intendono andare avanti per ottenere giustizia. Sono le persone che hanno subito il danno maggiore. Complessivamente la somma da rimborsare per i casi non andati in prescrizione ammonta a circa 2,5 milioni di Franchi svizzeri. Nell’incontro con le famiglie è scaturita anche la possibilità di vedere se si può trovare una soluzione extragiudiziaria a questa incresciosa faccenda”.
I due Comites della Svizzera, “chiamati a sostenere le famiglie truffate”, con la lettera aperta a Landini chiedono di “valutare una soluzione in tal senso”.
Rivolgendosi poi direttamente al segretario generale dell'INCA CGIL, i due presidenti scrivono: “lei ha fama di strenuo difensore dei diritti dei lavoratori. I truffati da un direttore dell’INCA CGIL sono tutti lavoratori italiani emigrati in Svizzera per lavoro, che sono stati depredati dell’intera pensione integrativa, obbligatoria in Svizzera, per poter vivere senza ricorrere al sociale. Alcuni di loro sono nel frattempo deceduti anche per l’amarezza e il dispiacere. È nell’interesse di tutti”, conclude la lettera aperta, “togliere questa macchia nera dalla storia dell’INCA CGIL. Confidiamo vivamente in un suo personale interessamento”. (aise)


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