Plenaria Cgie/ Il contributo delle Commissioni VII e VIII al dibattito sulle nuove mobilità

ROMA\ aise\ - “Nuove Migrazioni e Generazioni Nuove” e “Digitalizzazione, Innovazione, Ricerca, Studi e Università”: sono le due Commissioni, la VII e l’VIII, che più di tutte si occupano delle nuove mobilità, tema al centro dell’ultima giornata di lavori della plenaria del Cgie.
Accolto oggi nella prestigiosa sede del Cnel, alla presenza del vice presidente Claudio Risso e, in collegamento video, del responsabile del progetto Giovaniexpat.it Luca Paolazzi, il Cgie ha portato il proprio contributo al dibattito in un clima disteso e collaborativo.
Matteo Bracciali ha introdotto la relazione della Commissione VII, rivendicando il ruolo di “partner importante” della Commissione stessa per il Cnel, con il quale condivide – oltre all’accordo che di recente ne ha sancito la collaborazione – un assunto, quello della “circolarità”. Al di là dei numeri importanti della nostra emigrazione recente, ciò che più conta è “essere un Paese attrattivo”, invece attualmente il saldo tra gli italiani che partono e gli stranieri che arrivano è negativo e si attesta attorno alle 400mila unità. Le ragioni per cui i giovani scelgono di trasferirsi all’estero ormai sono note: dalle migliori condizioni di vita agli stipendi più alti, dagli ambienti meritocratici alla voglia di affrontare nuove sfide. Quando però pensano di rientrare in Italia, si scontrano con un Paese ancora incapace di “costruire politiche di rientro”. È questa “la grande questione nazionale” per Bracciali, che non si limita alla “questione fiscale” bensì coinvolge i più diversi settori dello Stato, a partire dalle università e sino al welfare. Per il consigliere Cgie, dunque, “dobbiamo ragionare in modo olistico”, programmando gli incentivi “in termini di Sistema Paese”. In tal senso non si possono dimenticare “i nuovi italiani”, che si sentono oggi “frustrati” e “disorientati” rispetto alle modifiche alla cittadinanza imposte dalla Legge 74 del 2025. Occorre allora “interrogarsi su come rafforzare il legame tra il nostro Paese e i giovani all’estero”, magari, ha suggerito Bracciali, puntando su lingua, cultura e partecipazione “per non disperdere quel patrimonio”.
“Dobbiamo stare dietro ai giovani e al passo con i tempi”, ha confermato Silvia Alciati, vice presidente della VII Commissione, sottolineando che le occasioni di dialogo tra giovani e istituzioni organizzate nei mesi scorsi hanno ottenuto “ampia partecipazione” ed “elevata qualità degli interventi”. Dopo il successo del primo webinar, nel prossimo semestre la Commissione prevede di realizzarne altri due “per approfondire in maniera più strutturata” l’argomento, coinvolgere sempre di più i giovani, creando “occasioni permanenti di confronto”, e raccogliere “elementi utili a formulare proposte future”.
“La mobilità internazionale è opportunità di crescita personale e professionale. Non possiamo disincentivare i nostri giovani” dall’approfittarne, ha detto Alciati, ma possiamo accettare questa “sfida” e capire come “gestirla”, partendo da “l’ascolto diretto” delle loro esperienze. Ecco perché è importante il progetto Giovani Expat del Cnel: consentirà di raccogliere “dati più concreti”. Alciati ha perciò invitato i colleghi consiglieri a “diffondere il questionario” tra i giovani e a segnalare chi di loro “voglia mettersi in gioco”, partecipando alle video interviste del portale.
La collaborazione tra Cgie e Cnel potrebbe andare oltre: Alciati ha infatti proposto l’istituzione di un premio in riconoscimento dei “progetti portati a buon fine da questi giovani per le comunità locali”, allo scopo di “dare visibilità” alle buone pratiche, “incentivare percorsi di partecipazione attiva” e “rafforzare il legame dei giovani con le istituzioni”.
Per dialogare e favorire il coinvolgimento delle nuove generazioni, “fondamentale” è “l’uso di strumenti comunicati moderni e dinamici”. La Commissione ha perciò proposto di aprire anche un canale YouTube tramite il quale diffondere i contenuti dei propri webinar. Il Cgie dovrebbe dotarsi in tal senso di “una figura professionale che si occupi della realizzazione e della gestione dei contenuti digitali e video”.
Di ciò sembra ormai consapevole anche il Ministero degli Affari Esteri, che con la sua riforma ha puntato alla digitalizzazione e all’uso degli strumenti digitali. Una scelta apprezzata dalla VIII Commissione Digitalizzazione, Innovazione, Ricerca, Studi e Università del Cgie, l’ultima nata, grazie alla “lungimiranza” di Michele Schiavone, tra le Commissioni tematiche. È intervenuto a illustrarne i lavori il presidente Massimiliano Picciani, punto per punto.
Picciani è partito dai servizi e dalla loro digitalizzazione, perché, ha spiegato, “non possiamo parlare di innovazione e ricerca se non ci sono servizi che funzionino”. “Molto positiva”, dunque, l’interlocuzione avuta martedì con il Maeci che ha illustrato alla Commissione il “cambio nella strutturazione dei servizi informatici” grazie al quale si andrà verso il superamento del servizio Prenotami, la sequenzializzazione delle prenotazioni e la condivisione dei dati tra i Consolati.
C’è poi il tema degli accordi tra le università, che, alla luce della nuova legge sulla cittadinanza, potrebbero aiutare gli italodiscendenti, consentendo loro di studiare in Italia.
Ricerca e innovazione: si parla qui di “competenze italiane all’estero” che rappresentano un “danno” di 160 miliardi per il Paese; eppure possono contribuire allo sviluppo del Paese. Occorre però conoscerle. Quello che manca è invece proprio una “mappatura quantitativa e qualitativa dei ricercatori italiani all’estero”, una rete che il Cgie, il Maeci e il Mur dovrebbero “mettere a sistema” tramite politiche mirate. “Il rilancio economico attraverso l’innovazione è ancora più importante”, come importante è “colmare il gap con le altre nazioni avanzate”. Anche qui occorre partire dalla conoscenza, capire quanti e quali start up o fondi di venture capital siano presenti all’estero, comunicare con loro e metterle a sistema.
La tech diplomacy è il quarto tema affrontato dalla Commissione, che a breve, ha annunciato Picciani, organizzerà un webinar ad hoc.
Dai lavori della Commissione sono nati due ordini del giorno, che il presidente Picciani ha presentato alla plenaria.
Il primo riguarda la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, che si è “progressivamente trasformata in un momento di presentazioni eccellenti” e invece dovrebbe tornare a essere un “momento di aggregazione dei ricercatori” presso le Ambasciate e i Consolati, durante il quale confrontarsi, scambiarsi competenze e conoscenze e, laddove possibile, sostenersi.
Il secondo ordine del giorno riguarda l’innovazione. A fronte dell’esistenza di molti programmi di sostegno all’internazionalizzazione dell’innovazione finanziati dal Maeci, tramite Simest e Agenzia Ice, ciò che manca è “un meccanismo che accompagni gli operatori dell’innovazione all’estero al rientro sul mercato italiano”.
La Commissione ha chiesto alla Farnesina di lavorare a favore di questi due ordini del giorno, che l’assemblea plenaria ha approvato all’unanimità.
Come all’unanimità sono stati approvati anche gli altri 12 odg, presentati velocemente dalla segretaria generale Prodi su: la delega al CdP per la convocazione di una seconda plenaria; l’innalzamento a Consolato Generale della Cancelleria Consolare a Montevideo avanzata formalmente al Maeci; la proposta per uno stesso iter a Basilea; la condanna della guerra e il Cgie parte attiva nel cercare un percorso di pace; la partecipazione alle commemorazione della Giornata in ricordo delle vittime sul lavoro, l’8 agosto; la tutela di un altro sito dedicato ai lavoratori del siderurgico in Belgio; il rinnovo delle Cie anche nelle sedi distaccate dei Consolati, come avviene per i passaporti; il rischio che il Perù - 2 milioni di italodiscendenti, ma pochi iscritti Aire - perda la propria rappresentanza in seno al Cgie; transfrontalieri.
In quest’ultimo caso si è trattato di quattro ordini de giorno, illustrati dal consigliere Pancrazio Raimondo, che interessano 115mila cittadini per 5 miliardi di retribuzioni. Gli odg chiedono un intervento del intervento Cgie e del Maeci per: l’abrogazione della norma finanziaria che introduce la tassa sulla salute in Italia, che va contro l’accordo con la Svizzera sulle doppie imposizioni fiscali; l’innalzamento dell’indennità di disoccupazione prevista da una legge che non è applicata; San Marino, dove pure c’è un regime di doppia imposizione fiscale della pensione e con cui il governo italiano deve aprire un confronto urgente; infine vi sono i lavoratori frontalieri che vengono in Italia da altri Croazia e Slovenia, Paesi nelle cui convenzioni bilateriali non è presente la definizione di lavoratore frontaliero, perciò la scelta è spesso quella del lavoro nero per non essere tassati due volte.
Si è aperto dunque il dibattito, tanto su tutti i temi sollevati nel corso della mattina; e la prima a prendere la parola è stata Maria Chiara Prodi che, di fronte al timore della perdita di rappresentanza in Perù, già sollevata mercoledì nel confronto in Sala Conferenze Internazionali, ha ribadito: “la tabella è fondamentale” e i consiglieri del Cgie dovrebbero tornare ad essere 94, se non di più. A maggior ragione, ha aggiunto dal canto suo il vice segretario per il Sud America Mariano Gazzola, perché ad oggi ci sono già Paesi senza più rappresentanza.
Il consigliere Vincenzo Arcobelli (Usa) è tornato sull’intervento del collega Picciani e sull’importanza di fare rete tra i ricercatori. Per questo, ha ricordato Arcobelli, il 18 giugno a Roma si terrà la XX edizione della Conferenza dei Ricercatori Italiani nel mondo. Ad organizzarla però sono i ricercatori stessi, in particolare la Texas Scientific Italian Community con la Sapienza, e non la Farnesina. “Noi facciamo networking”, ha detto Arcobelli, il Maeci con la Giornata della Ricerca “fa un evento”. Proprio dalla Conferenza dei ricercatori è nata una prima anagrafe dei ricercatori italiani all’estero, mentre presso il Maeci esiste Innovitalia, che, ha spiegato il consigliere, tramite la rete diplomatico-consolare sollecita associazioni e gruppi di ricercatori a iscriversi al Dipartimento. Da qui, “da ciò che abbiamo”, si potrebbe partire per creare una vera “banca dati” dei ricercatori italiani nel mondo.
“L’anagrafe è un punto sul quale bisogna battere il chiodo”, ha confermato Picciani, secondo il quale “il vulnus di Innovitalia sta nel fatto che l’iscrizione è volontaria”, quindi non può essere considerata una banca dati “rappresentativa”, ma potrebbe diventare un “forum di aggregazione” e un “luogo di promozione” delle varie iniziative per dare maggiore “visibilità” ai ricercatori all’estero anche in Italia.
Che si tratti di ricercatori o di giovani “il Cgie si può porre come animatore di comunità, cosa che per la Farnesina è strutturalmente più difficile”, ha sottolineato Prodi, per la quale l’accordo inter-istituzionale con il Cnel può essere utile a rendere “strutturali e solide” iniziative come queste.
Se si parla di giovani all’estero e politiche di rientro, per Aldo Lamorte (Uruguay) si deve poter fornire loro una informazione “pratica”. Allo stato attuale invece Cgie e Consolati non sono in grado di farlo. Sollecitato dal consigliere Cgie, il vice presidente del Cnel ha convenuto sulla possibilità di fornire uno schema di base per aiutare chi si interfaccia con i giovani intenzionati a rientrare.
Per qualcuno non basta “crederci”, come ha detto il consigliere Antonio Iachini (Venezuela). “La risposta che un italiano intenzionato a rientrare vuole sentire non è questa”, ha affermato Gianluca Errico (Germania), 37 anni all’anagrafe, dunque da considerarsi campione rappresentativo.
Per Alessandro Boccaletti (Lega) il problema è relativo, perché chi all’estero mette su famiglia e “diventa stazionario” difficilmente rientrerà in Italia.
Più ad ampio raggio l’intervento di Gianluca Lodetti (Cisl). Bisogna “avere consapevolezza del fatto che tutti i pezzi sui cui stiamo ragionando sono parti di un unico grande discorso”, sono “parte di un insieme strategico” per definire in una “visione complessiva” delle “soluzioni” che non siano basate solo sugli incentivi, ma anche sul lungo termine. “Il Sistema Paese deve andare tutto in un’unica direzione” e capire che “l’emigrazione, da problema da contenere, può diventare una realtà da governare”. In tal senso la Conferenza Stato-Regione-Province autonome-Cgie fu una scelta “lungimirante” e, ha concluso Lodetti, “andrebbe rilanciata”.
Antonio Morello (Argentina) ha parlato dell’importanza dell’informazione da diffondere “attraverso vie concrete”, come Ambasciate, Consolati e associazioni.
Tommaso Conte (Germania) ha chiesto alla plenaria perché mai un giovane che vive all’estero in condizioni sociali ed economiche migliori dovrebbe mai voler rientrare in Italia. La sua era una domanda retorica, ma “gli italiani all’estero vivono in realtà completamente diverse”, dunque varrebbe la pena dedicare più tempo a questo argomento nella prossima plenaria.
Massimiliano Picciani (Francia) ha ammesso che il problema della differenza di salario tra l’Italia e gli altri Paesi europei è reale. Servirebbe la “volontà politica”, prima ancora che i fondi, per riformare il Paese.
D’accordo anche Vincenzo Zaccarini (FdI), che ha chiuso il dibattito ringraziando Maria Chiara Prodi ”per il suo ottimo lavoro”. Il clima all’interno del Cgie sembra essersi disteso, rispetto all’ultima plenaria. Sembra. (r.aronica\aise)