PLENARIA CGIE/ LA RELAZIONE DELLA III COMMISSIONE TEMATICA

PLENARIA CGIE/ LA RELAZIONE DELLA III COMMISSIONE TEMATICA

ROMA\ aise\ - Dopo la ricostituzione degli organi interni, con l’elezione del nuovo presidente e del nuovo segretario, la Commissione Diritti Civili, Politici e Partecipazione del Consiglio generale degli italiani all’estero ha indirizzato i suoi lavori soprattutto sul fronte cittadinanza. Ne ha parlato ieri in plenaria il neo presidente Fabrizio Benvignati, che oggi ha letto la relazione della sua Commissione in chiusura della tre-giorni di assemblea del Cgie.
La Commissione, in particolare, ha esaminato gli effetti del Decreto sicurezza, che ha previsto importanti novità in materia di cittadinanza. In particolare è stata esaminata l’applicazione della norma nel caso di richiesta di cittadinanza da parte del coniuge straniero di cittadino italiano. La Commissione ha effettuato una valutazione comparata, riscontrando che il requisito di conoscenza, almeno media, della lingua nazionale in caso di richiesta di cittadinanza da parte del coniuge è la normalità nei propri paesi di residenza. Dunque, tale requisito non deve essere vissuto come un ostacolo, ma come un presupposto base per esercitare effettivamente i propri diritti di cittadino, oltre che un requisito fondamentale per l’integrazione.
Obiezioni, invece, sono state sollevate sulla procedura di certificazione del grado della conoscenza richiesta della lingua italiana, che la legge restringe a pochi enti, tanto da rendere molto difficile, soprattutto negli Stati più vasti, conseguire la certificazione.
La terza Commissione ha quindi chiesto che tutto il Cgie solleciti Governo e Parlamento affinchè si impegnino a trovare una soluzione adeguata, aumentando il numero dei soggetti certificatori.
La Commissione ha poi esaminato l’aspetto della cittadinanza italiana e del blocco della procedura di riconoscimento della stessa da parte di alcuni consolati ad alcune tipologie di richiedenti, come i discendenti in linea retta di avi che avevano acquisito la cittadinanza straniera per applicazione dello ius soli da parte dei paesi di emigrazione, in particolare qualora l’avo fosse figlio di padre che aveva acquisito (anche) la cittadinanza straniera tra il 1865 e il 1912.
La Commissione ha richiesto la presenza di un funzionario dell’Ufficio Giuridico competente del MAECI al fine di conoscere le ragioni a sostegno di un’interpretazione così restrittiva; anche in questo caso, è stato sollecitato un intervento del Cgie tutto, affinché gli uffici della Farnesina determinino la non ostatività al riconoscimento della cittadinanza italiana al discendente per il fatto che l’avo si era visto attribuire anche la cittadinanza straniera per l’applicazione dello ius soli nel succitato periodo antecedente al 1912, prima dell’emanazione dell’articolo 7 della legge 555/1912, che consentiva al cittadino italiano di conservare la cittadinanza italiana anche qualora fosse ritenuto proprio cittadino dallo stato straniero per nascita. La III Commissione propone anche che il Cgie solleciti un intervento legislativo consentendo ai discendenti il diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana in questi casi.
La Commissione, infine, ha ritenuto che l’avvicinarsi della fine della Consiliatura rendesse opportuno raccogliere e “fare tesoro” dell’esperienza vissuta dai consiglieri delle procedure interne del Cgie. Per questo motivo ha ritenuto utile proporre un adeguamento del regolamento interno del Consiglio generale. Di ciò ha informato il Segretario generale Schiavone, che ha invitato la Commissione a procedere nei lavori.
La Commissione ha dunque iniziato a elaborare una bozza di testo base della revisione del regolamento interno, che offrirà a breve agli organi del Cgie (segretario generale, comitato di presidenza, assemblea plenaria) per procedere alla discussione della sua revisione e la sua approvazione entro la 44^ assemblea plenaria. (aise)


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