SERVIZI E RAPPRESENTANZA: CGIE ED ELETTI A CONFRONTO

SERVIZI E RAPPRESENTANZA: CGIE ED ELETTI A CONFRONTO

ROMA\ aise\ - La rappresentanza degli italiani all’estero alla luce del referendum; il futuro dei servizi consolari, pandemia o meno, il voto, la previdenza, il sistema delle scuole e della stampa all’estero. Tanti gli spunti alla base del nuovo incontro online promosso dal Consiglio generale degli italiani all’estero convocato in plenaria in videoconferenza. Ospiti del Cgie, in diversi momenti dei lavori, i parlamentari eletti all’estero e la Direzione generale per gli italiani nel mondo della Farnesina. Obiettivo quello di “recuperare l’organicità della rappresentanza” per discutere non solo le priorità politiche in questo periodo di crisi, ma anche le prospettive di rilancio per il futuro. Così il segretario generale del Cgie Michele Schiavone che ha aperto i lavori, cui hanno preso parte i senatori Giacobbe e Garavini, i deputati Ungaro, Schirò e La Marca, Michele Stochino in rappresentanza della senatrice Alderisi, Luciano Vecchi del Pd Mondo, il direttore di Rai Italia Giudici, il Dg Luigi Vignali e il consigliere Giovanni De Vita (Dgit).
Assente il sottosegretario Merlo, convocato dalla Asl per un tampone di verifica, Schiavone ha annunciato un prossimo incontro, già venerdì 31, che vedrà protagonisti sia il sottosegretario eletto all’estero che il presidente della Commissione Esteri della Camera Fassino.
“Stiamo rivivendo situazioni drammatiche in tutto il mondo”, ha detto Schiavone. “In questa fase aumenta la richiesta di protezione”, di “maggiore sicurezza”, dunque è vietato “rimanere immobili di fronte all’emergenza”. Al contrario occorre pensare alle scelte politiche più adatte ad “affrontare i prossimi mesi”.
Ciò significa poter contare anche su un sistema “organico” di rappresentanza, che si faccia portavoce delle esigenze degli italiani all’estero. Un sistema che, alla luce del referendum, vedrà in parlamento 12 eletti all’estero invece di 18; un sistema che ancora non rinnova Comites e Cgie perché “il testo da noi approvato anni fa è ancora chiuso nei cassetti della Farnesina”; un sistema che “deve interrogarsi sul voto, sulla partecipazione e le sue modalità” e che deve confrontarsi con una rete consolare che “non può più sottrarsi a semplificazione e digitalizzazione”.
Di questo “sistema”, ha aggiunto Schiavone, fanno parte anche gli uffici di patronato “che continuano a svolgere il loro lavoro in presenza e a volte anche senza protezione”; i docenti inviati nelle scuole italiane all’estero, “insufficienti nel numero, così come lo è il personale consolare”, e i giornali italiani all’estero, cui il Cgie ha dedicato la videoconferenza tematica della scorsa settimana e di cui “occorre continuare a parlare perché si hanno notizie di nuove chiusure, come quella di gente d’Italia annunciata dal direttore Porpiglia dal prossimo novembre”.
Tanti i temi al centro di un dibattito che aveva nella quarta plenaria conferenza permanente Stato regioni Pa Cgie la sua sede naturale, ma, ahime, il covid ci ha messo lo zampino: “la rimandiamo ormai da anni, e ora dovremo svolgerla virtualmente”, ha detto in proposito Schiavone. “Siamo in contatto con il Ministero per le regioni e le autonomie per calendarizzarlo”. Sarà “un momento cruciale per promuovere e programmare le politiche per i prossimi anni”. Nel frattempo “non possiamo stare fermi, ma dobbiamo creare le condizioni affinchè la rappresentanza si riappropri di ruoli e responsabilità”.
“Stare fermi – ha concluso Schiavone – significa diventare custodi delle ceneri di una tradizione mentre oggi ci viene chiesto di riaccendere la fiamma di questi organismi per dare vigore e sostenere le politiche per gli italiani nel mondo”. (ma.cip.\aise) 

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