Stabile (Cgie): rappresentanza penalizzata dalla riduzione dei parlamentari non dalla legge elettorale

TENERIFE\ aise\ - “L'approvazione da parte della Camera dei deputati della riforma della legge elettorale per la Circoscrizione Estero ha acceso un dibattito intenso, nel quale il tema maggiormente discusso è senza dubbio quello della riduzione delle ripartizioni territoriali. Si tratta di un confronto legittimo e importante. Proprio per questo, tuttavia, ritengo che debba essere affrontato distinguendo con chiarezza i diversi piani della questione, affinché il giudizio sulla riforma sia fondato sui dati oggettivi e non sulla sovrapposizione di profili tra loro differenti”. Così scrive Giuseppe Stabile, vicesegretario per Europa e Nord Africa del Consiglio generale degli italiani all’estero, a commento della legge elettorale approvata dalla Camera questa mattina. Atteso ora dal Senato, il testo prevede la riduzione delle ripartizioni della circoscrizione estero: da 4 a 2 alla Camera; da 4 a 1 al Senato.
“Le considerazioni che seguono – scrive Stabile – riguardano esclusivamente questo specifico aspetto e non intendono esprimere una valutazione politica complessiva sul provvedimento. L'obiettivo è offrire una lettura tecnico-giuridica che possa contribuire a comprendere l'effettiva incidenza della modifica approvata e quali siano, invece, le cause strutturali che già da tempo condizionano la rappresentanza parlamentare degli italiani residenti all'estero.
La riduzione della rappresentatività territoriale non nasce con l'attuale proposta di legge: trova la propria origine nella revisione costituzionale che ha ridotto il numero complessivo dei parlamentari e, conseguentemente, anche quello degli eletti della Circoscrizione Estero. È stata quella scelta a comprimere il rapporto tra eletti, territori ed elettori, rendendo inevitabilmente più ampia l'area rappresentata da ciascun parlamentare.
L'intervento oggi all'esame del Parlamento modifica le modalità di ripartizione dei seggi, ma non il loro numero. Si tratta di due questioni concettualmente distinte. La geografia delle circoscrizioni può incidere sull'organizzazione della competizione elettorale e sulla distribuzione territoriale della rappresentanza, ma il dato strutturale continua a essere quello determinato dalla riduzione dei seggi, rimasta invariata.
Vi è, tuttavia, un ulteriore profilo che, a mio avviso, avrebbe meritato un'attenzione ben maggiore nel corso dell'esame parlamentare. Il dibattito, infatti, si è concentrato prevalentemente sulla ridefinizione delle ripartizioni territoriali, mentre è rimasto più in ombra il tema della sicurezza, della regolarità e dell'affidabilità del voto degli italiani all'estero. Eppure, la qualità della rappresentanza democratica non dipende soltanto da come vengono distribuiti i seggi o delimitate le circoscrizioni, ma anche dalla certezza che ogni voto sia espresso in condizioni di effettiva libertà, segretezza e autenticità. Rafforzare la fiducia dei cittadini nell'integrità delle procedure elettorali costituisce un obiettivo che dovrebbe accompagnare qualsiasi riforma del sistema di voto all'estero.
Sotto questo profilo, il dibattito pubblico sembra talvolta sovrapporre due concetti diversi: la rappresentanza territoriale e quella demografica. Se l'obiettivo fosse esclusivamente quello di assicurare una rappresentanza proporzionata alla consistenza dell'elettorato italiano residente all'estero, la questione centrale dovrebbe riguardare innanzitutto il rapporto tra il numero dei seggi disponibili e una platea elettorale AIRE in costante crescita, soprattutto dopo la riduzione del numero dei parlamentari. La configurazione delle ripartizioni costituisce certamente un elemento rilevante del sistema, ma interviene su un piano diverso rispetto alla consistenza numerica della rappresentanza parlamentare.
È altrettanto opportuno ricordare che la revisione costituzionale che ha portato al taglio del numero dei parlamentari fu approvata con un ampio consenso parlamentare trasversale e successivamente confermata dal referendum costituzionale del 2020. In quella fase, il tema della rappresentatività della Circoscrizione Estero non occupò il centro del confronto pubblico con l'intensità che caratterizza il dibattito odierno, nonostante fosse proprio quella riforma a incidere direttamente sul rapporto tra eletti ed elettori.
Vi è poi un ulteriore elemento di carattere tecnico. Anche il sistema vigente presenta significative differenze nel rapporto tra rappresentanti ed elettori delle diverse ripartizioni, dovute alla diversa consistenza demografica delle comunità italiane residenti nei vari continenti. Ciò dimostra che il principio di rappresentanza non è mai stato costruito esclusivamente sulla perfetta coincidenza tra territorio e popolazione e che la delimitazione delle circoscrizioni costituisce soltanto uno dei fattori che concorrono all'equilibrio complessivo del sistema.
Sotto il profilo costituzionale, inoltre, non sembra potersi affermare che la Carta garantisca la permanenza di un determinato numero di ripartizioni territoriali. Gli articoli 56 e 57 della Costituzione assicurano la rappresentanza parlamentare della Circoscrizione Estero, demandando al legislatore ordinario la disciplina delle modalità di ripartizione dei seggi. Ne consegue che la scelta di articolare la circoscrizione in quattro, due o un diverso numero di ripartizioni rientra nell'ambito della discrezionalità legislativa, purché sia rispettato il principio di ragionevolezza e non venga compromessa l'effettività del diritto di voto.
Se l'obiettivo è rafforzare il legame tra eletti e territori, la riflessione dovrebbe allora concentrarsi anche su un altro profilo, forse ancora più incisivo: il radicamento effettivo dei candidati nelle comunità che sono chiamati a rappresentare. La territorialità non dipende soltanto dalla delimitazione delle ripartizioni, ma anche dalle modalità con cui vengono selezionate le candidature. L'introduzione di un requisito di residenza continuativa nella ripartizione di candidatura per un congruo periodo antecedente alle elezioni costituirebbe un criterio oggettivo idoneo a rafforzare il legame tra rappresentante e comunità di riferimento, assicurando una conoscenza diretta delle realtà territoriali e delle esigenze delle collettività interessate.
In definitiva, il dibattito sulla riforma offre l'occasione per una riflessione più ampia. Il numero delle ripartizioni costituisce certamente un elemento del sistema elettorale, ma non è, di per sé, il principale fattore da cui dipende la qualità della rappresentanza democratica, che rappresenta il risultato dell'equilibrio tra il numero dei seggi disponibili, la consistenza dell'elettorato, i criteri di attribuzione dei seggi e la capacità delle forze politiche di individuare candidati realmente espressione delle comunità che sono chiamati a rappresentare.
Se il confronto pubblico riuscirà a spostarsi dalle contrapposizioni immediate all'analisi delle cause strutturali del problema, la riforma potrà almeno avere il merito di aver riportato al centro una domanda che riguarda il futuro della rappresentanza degli italiani nel mondo: non soltanto come distribuire i seggi, ma soprattutto quale rappresentanza e quali garanzie si intendano assicurare a una collettività che continua a crescere numericamente e che merita un sistema elettorale capace di coniugare rappresentatività, sicurezza del voto e autentico radicamento territoriale”. (aise)