Da Pozzo (Promos Italia): gli effetti della chiusura di Hormuz già visibili sui bilanci delle imprese italiane

ROMA\ aise\ - Gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz, al centro di una contesa iniziata dagli attacchi di USA-Israele sull’Iran, si riflettono sui conti delle imprese europee. Tra marzo e giugno, infatti, il maggior costo sostenuto per l’approvvigionamento di gasolio e jet fuel è stato stimato in circa 10 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo riconducibile all’Italia. A rivelarlo è stato Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia, secondo cui i dati “mostrano con chiarezza come una crisi geopolitica possa tradursi in tempi molto rapidi in un costo per il sistema industriale”.
“L’Italia arriva a questa fase con un export ancora in crescita, si prevede +2% nel 2026 e 675 miliardi di euro nel 2027, ma la previsione si basa su un graduale ritorno a condizioni pre-conflitto in Medio Oriente – ha aggiunto Da Pozzo -. Se Hormuz resta instabile, la vulnerabilità non riguarda solo chi commercia con il Golfo: riguarda tutte le PMI inserite in filiere globali, esposte a energia, componenti, logistica e pagamenti”.
“Le nostre imprese avrebbero bisogno di stabilità per programmare investimenti, consegne, forniture e presenza sui mercati esteri – ha concluso il Presidenti di Promoso Italia -. In uno scenario in cui gli stretti commerciali diventano strumenti di pressione geopolitica, la cura non può più essere solo la gestione dell’emergenza, la resilienza, deve necessariamente essere la deterrenza. E deterrenza economica significa ridurre le vulnerabilità, diversificare mercati, fornitori e rotte, rafforzare gli strumenti assicurativo-finanziari e costruire relazioni internazionali più solide. È diventata questa ormai la nuova sfida per il Made in Italy in questa fase storica.” (aise)