Prima riduzione dei dazi Usa sulla pasta italiana

ROMA\ aise\ - Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo, nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio ha reso noto alcune valutazioni in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani. È quanto riporta la Farnesina in una nota in cui spiega che l’analisi post-preliminare ridetermina in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati.
Il 4 settembre scorso il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti aveva pubblicato i risultati preliminari sui dazi da applicare ai prodotti stranieri. Tra questi prodotti risultavano 13 marchi di pasta italiana accusati di presunte pratiche commerciali di esportazione verso gli Stati Uniti a costi inferiori rispetto a quelli di mercato (“dumping”).
L’esito preliminare prevedeva l’imposizione di un’aliquota pari al 91.74%. In particolare, le autorità statunitensi avevano imputato a due aziende designate come “rispondenti obbligatori” (‘mandatory respondents’), La Molisana e Garofalo, una cooperazione con l’indagine svolta carente o comunque insufficiente, e di conseguenza avevano applicato alle due aziende in questione (e anche alle rimanenti 11, tra cui Barilla) il livello tariffario massimo previsto dalla procedura.
Le aziende coinvolte, in particolare Garofalo e La Molisana, hanno immediatamente contestato quanto addebitato loro, asserendo di aver offerto sempre collaborazione piena e senza riserva. Il Governo italiano ha fatto proprie queste argomentazioni, in una memoria difensiva “ad adiuvandum” depositata per il tramite dell’Ambasciata a Washington, a cui si è affiancata una analoga nota a sostegno depositata anche dalla Commissione Europea.
Successivamente le stesse aziende coinvolte nell’indagine hanno fornito al Department of Commerce documentazione supplementare, sulla base della quale le autorità USA hanno svolto ulteriori approfondimenti sulle risultanze che avevano condotto alle decisioni preliminari di inizio settembre. Nel frattempo, la sospensione provvisoria (per 45 giorni) dell’Amministrazione USA a causa del cosiddetto “shutdown” ha determinato uno slittamento dei termini per la conclusione dell’indagine, inizialmente prevista per i primi giorni del 2026.
Alla luce dell’attività svolta nei mesi precedenti, il 31 dicembre il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato le valutazioni favorevoli alle aziende italiane che ora hanno la facoltà, se lo ritengono, di presentare ulteriori osservazioni nei riguardi dei provvedimenti annunciati. L’efficacia delle misure in questione resta sospesa fino a quando l’indagine non sarà stata conclusa (l’11 marzo), come ricorda la Farnesina sottolineando che “la rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. È anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive”. (aise)